Recensione – Prey

Dopo l’attenta analisi del percorso che Prey doveva intraprendere, un reebot si presenta pronto per stravolgere tutto e ricominciare. Tale decisione, quanto azzardata potrebbe sembrare, è stata geniale, poiché ha dato vita ad una perla pronta a competere tra i migliori giochi che il 2017 ci proporrà. “Per far la cosa giusta… qualcuno deve morire” […]

Scritto il 13.05.2017
da 6@dmin

Dopo l’attenta
analisi del percorso che Prey doveva intraprendere, un
reebot si presenta pronto per stravolgere tutto e ricominciare. Tale
decisione, quanto azzardata potrebbe sembrare, è stata geniale, poiché ha dato
vita ad una perla pronta a competere tra i migliori giochi che il 2017 ci proporrà.

“Per far la cosa giusta… qualcuno deve
morire”

Strilla la sveglia, è il 15 marzo 2032 e
Morgan Yu è pronto a mettere piede sulla vita; inondato dalla luce
sovrastante della mattina, riceve una chiamata da
Alex Yu, suo fratello. Lo
invita a svegliarsi e a salire sull’elicottero pronto, in cima all’edificio. Il
personaggio deve raggiungere la sede della
Transtar
Corporation poi, tramite uno
Shuttle, arrivare su
Talos I, famosa Stazione Spaziale.

Oltre ad una presentazione d’onore, l’appartamento
di Morgan riferisce quanto gli sviluppatori siano geniali nell’utilizzare un
design povero, ma ricco di oggetti da vivere. Sin da subito potremo mettere
mani nell’amato
loot, tanto da
comprendere che un grandioso sistema di
crafting
ci aspetterà successivamente. Inizia la ricerca di oggetti, che possono tornarci
utili. L’interruzione della ricerca di questi viveri avviene quando ci si
presenta il primo fumetto fantascientifico, poi un altro, sino ad affrontare un
vero trattato di natura scientifica. Inutile perder tempo, Morgan è indaffarato
e una tuta della Transtar ci aspetta dinanzi alla porta, nell’indossarla
possiamo notare, i fantastici intarsi dei guanti, dettaglio che stupisce, poiché
il motore grafico non sembra presentare tale potenza.

Raggiunto l’elicottero,
inizia la presentazione del titolo… tra i grattacieli è facile notare il nome
dei partecipanti alla creazione di Prey, il tutto accerchiato da una canzone coinvolgente
e eccitante…


Prey è questo, nient’altro. Spietato, naturale
e malleabile.
Arkane Studios presenta un game design degno di nota, guidando il giocatore in un viaggio nel
subconscio, accompagnando Morgan per tutta la durata del viaggio, non
abbandonandolo mai, se pur in costante solitudine.

Per la prima ora di gioco, giocabile
tramite la demo gratuita, sarete nei panni di una semplice preda, ignara della
caccia alla sopravvivenza che incombe sulla stazione spaziale Talos I. Una
razza aliena, i
Typhon, ha invaso la
stazione di ricerca, mietendo vittime e riproducendosi a vista d’occhio.

La trama si presenta, inizialmente,
vaga, ma non appena i nodi raggiungono il pettine, l’obbiettivo sarà soltanto
uno.


Out
of the frying pan into the fire


Oltre a una trama che trasporta oltre il surreale
il giocatore, si presenteranno molti altri problemi e missioni da svolgere
nei meandri più nascosti della stazione. Queste
Side Quest sono
semplici quanto ingarbugliate, costringendo, con alettante piacere, il
giocatore a ricercare il possibile per sopravvivere.

Nell’esplorazione di Talos I, non incontrerete i Typhon che fanno da
vedetta alla zona o che seguono una ronda di guardia classica, ma sarete
terrorizzati, almeno inizialmente causa scarso arsenale, da mimetizzazioni
fantastiche. I Typhon, infatti, si mimetizzeranno nell’ambiente con una accuratezza
sbalorditiva, facendovi sobbalzare ogni qual volta vorranno attaccarvi.

Grande, inoltre, è la varietà di nemici che potrebbero presentarsi al
nostro cospetto. In forma umanoide, simile a dei ragni o persino fluttuanti in
grado di monopolizzare la mente dei pochi umani vivi, presenti nella stazione
spaziale.


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Rimanere impassibili
ai continui attacchi è impossibile e anche se il gameplay ci propone la possibilità
di affrontare le situazioni più ardue in stealth, potremo imbracciare una varia
gamma di armi per difenderci. Queste variano dalle più tradizionali a quelle
più adatte al contesto del 2032.
Le armi
potranno essere potenziate tramite
kit balistici, facilmente
ricercabili in giro o, tramite materiali appositi, create. Qui entra in gioco
il crafting, meravigliosamente semplificato e multiforme. Tramite due macchine
specializzate potremo riciclare materiali e crearne dei nuovi tramite progetti.
Grazie a questa meccanica potremo sopravvivere all’incombente e frequente
mancanza di munizioni.

I neuromod
presentati sin dalle prime fasi del gioco, rappresentano i classici punti
abilità. Le branchie che possiamo potenziare sono varie e differisco nell’evolvere
le abilità umane a quelle aliene. In quest’ultime il sistema di evoluzione è rivoluzionario,
poiché per apprendere e attivare, in seguito, le abilità dovremo scansionare i
nemici tramite il
Psicoscopio, una sorta di scanner.


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There’s
no smoke without a fire


Arkane
Studios presenta un titolo che ossequia
Bioshock e System Shock,
la grande introduzione alle armi con la famosa, quanto classica, chiave inglese
riporta ai fasti dei titoli appena citati, ma Prey non accomuna niente da loro,
anzi crea un’anima diversa.
Con un gameplay frenetico, quanto basta, coinvolge il giocatore per fargli
strada tra un level design fantastico, degno di Arkane Studios. La mappa di
gioco è sviluppata con una verticalità incredibile trasferendo al giocatore un
senso di claustrofobia continua, ma allo stesso tempo, se si esce da Talos I si
ha la “verà libertà” a portata di mano.


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Pronto a sfidare i migliori horror sci-fi, Prey si piazza tra i
videogiochi indimenticabili a livello artistico. 
  

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