Resident Evil 2 – Recensione

Il RE è tornato!

Scritto il 28.01.2019
da Antonio Rodo

Orrore viscerale e travolgente

Sono passati ventun’anni dalla sua prima uscita. Ventuno lunghissimi anni, che ci separano da quel giorno destinato a rimanere nella memoria di chi l’ha vissuto. Quel giorno che cambiò per sempre il genere dei survival horror, di nuovo. Ebbene sì, poiché a farlo la prima volta ci pensò un giovanissimo Shinji Mikami, con il primissimo Resident Evil, ambientato nell’inquietante e spietata, tenuta Spencer. Sempre presente, ma non in veste di Director, Mikami e Hideki Kamiya (il papà di Devil May Cry) rilasciano Resident Evil 2, su PlayStation. Inutile dirvi che il gioco divenne, nel giro di poco tempo, una sorta di cult del videogioco; un progetto amato, venerato e mai dimenticato.

Perdonate l’introduzione, ma è un bene che voi sappiate l’importanza che ha avuto e continua ad avere questo prodotto, ritornato adesso sui nostri schermi, grazie ad un remake. Ed è proprio di questo che parleremo oggi.

Pur non essendo la prima volta che l’azienda nipponica si cimenti in un progetto del genere (sviluppò infatti un remake del primissimo capitolo della saga, e lo rilasciò inizialmente su GameCube. Più avanti, arrivò un po’ dappertutto, anche sulle attuali console), nell’aria c’era un po’ di preoccupazione. Il rischio di ammodernare troppo il titolo, di renderlo poco fedele all’originale o semplicemente di non rendergli giustizia, era molto elevato. C’è da dire, però, che la Capcom che ha sviluppato il remake di Resident Evil 2, è sensibilmente cambiata in meglio. Resident Evil 7, ne è la prova. Quindi in realtà era difficile aspettarsi un prodotto mediocre. Adesso, dopo averlo giocato per svariate ore, possiamo finalmente dirlo: questo remake, non è solamente la migliore operazione di questo tipo vista nell’intera storia del medium; è anche un titolo destinato ad essere l’episodio più amato della saga.

Resident Evil 2 - remake

Ritorno a Raccoon City

Resident Evil 2 è un prodotto estremamente fedele al materiale originale. Ciò non significa che sia rimasto tutto invariato. Le modifiche ci sono, ed alcuni potrebbero anche trovarle invasive, ma sono ciò che rendono questo titolo tutt’altro che un semplice remakeMolte scene sono state completamente re-interpretate, la planimetria delle aree ha subito notevoli modifiche (menzione d’onore per il NEST, ovvero i laboratori della Umbrella, completamente ripensati anche artisticamente), e i puzzle ambientali (tranne qualche rara eccezione) sono stati tutti ripensati da zero. Insomma, sarebbe forse più corretto chiamarlo Resident Evil 2 (versione 2019).

Una volta avviato, il gioco vi metterà davanti ad una scelta: dovrete decidere se iniziare a giocare nei panni di Claire Redfield o Leon Scott Kennedy. Non esiste un ordine specifico da seguire, né ci sono percorsi canonici comunicati dagli sviluppatori. Sentitevi liberi di iniziare con chi preferite; in ogni caso l’altra campagna va giocata, poiché è fondamentale per avere una visione completa e chiara degli eventi di trama, e per accedere al finale.

Indipendentemente dalla scelta effettuata, tutto ha inizio a Raccoon City, una cittadina fittizia completamente nelle mani del colosso farmaceutico, Umbrella. L’iconico filmato iniziale è stato cambiato. La scena è ora più interattiva, ospitando al suo interno, persino una fase di gameplay completamente inedita, nella quale saremo chiamati ad esplorare in piena notte, un distributore di benzina. Il nostro protagonista, non impiegherà molto a capire la gravità della situazione: le strade sono completamente deserte, ci sono dei civili feriti, e qualche zombie. Questa circostanza ha tutta l’aria di essere una terribile epidemia provocata da un virus, il G per l’esattezza. Nel giro di qualche minuto, la situazione precipita ed il nostro eroe viene aggredito da un infetto. Liberatosi di esso, Leon e Claire s’incontrano, e fuggono insieme a bordo di un auto della polizia. Quando il peggio sembra passato, arriva un camion, che spazza via l’auto nel quale si trovano i due giovani protagonisti. Ecco quindi che i due si separano, e si rifugiano entrambi alla stazione di polizia, luogo che ospiterà buona parte dell’esperienza di Resident Evil 2.

La narrazione di Resident Evil 2 è stata notevolmente ampliata: il racconto è più maturo, cupo e drammatico, e presenta moltissime cutscene, tutte ben girate e recitate da attori in carne ed ossa. Tuttavia, però, la storia in sé è molto semplice (rimane un B-Movie, solamente più serioso), e la sceneggiatura manca di dialoghi impattanti, scadendo il più delle volte in frasi banali, talvolta anche poco adatte e mal contestualizzate alla tragica situazione che i protagonisti stanno vivendo. Bisogna però capire che il titolo è nato ed è stato concepito negli anni novanta. In quel periodo erano veramente rari i giochi che si prendevano troppo sul serio da un punto di vista narrativo (Metal Gear Solid). Ci sarebbero tantissimi elementi da criticare se approcciassimo il titolo concependolo come un gioco “dalla trama realistica”. Persino i protagonisti sono “esagerati”: una recluta del dipartimento di polizia e una giovane studentessa universitaria, che si ritrovano al centro di una situazione più grande di loro, eppure ne escono indenni.

Certo, Capcom avrebbe potuto modificare parte del background dei protagonisti, in modo da adattarli meglio al contesto, ma non l’ha fatto. Perché come abbiamo detto poc’anzi, ci troviamo di fronte ad un’opera incredibilmente rispettosa nei confronti dell’originale. Le cose di cui vi abbiamo parlato, in altri contesti sarebbero dei difetti, qui rappresentano solamente una diretta conseguenza dell’operazione svolta. Inoltre, da sempre la serie di Resident Evil ha posto più l’accento sull’atmosfera piuttosto che la storia, salvo qualche capitolo come il settimo, decisamente scritto meglio degli altri. Ciò detto, non traete conclusioni affrettate del tipo “Ah ok, allora la storia è brutta”. I momenti riusciti non mancano, e a quelli già presenti nell’originale se ne aggiungono di altri. Soprattutto la campagna di Claire, rispetto al passato, è caratterizzata da toni decisamente più drammatici, ed il rapporto con la bambina Sherry è riuscitissimo.

Resident Evil 2 - Claire e Sherry

Dovendo scegliere tra le due, ammettiamo di aver apprezzato molto di più la storyline di Redfield, poiché è quella che ha subito delle modifiche che ne migliorano maggiormente la qualità complessiva. Diciamo che quella di Leon si concede meno cambiamenti: rimane una storia incentrata sul misterioso rapporto con Ada Wong, un personaggio criptico, affascinante e sensuale, che incarna alla perfezione tutto il discorso sulla voluta mancanza di realismo di cui parlavamo prima. È una femme fatale, una vamp, attratta da Leon e decisa inspiegabilmente (almeno all’inizio) ad aiutarlo.

I villain di Resident Evil 2 sono tutti rimasti invariati: ritroverete il buon vecchio Tyrant, la famiglia Birkin e tutti gli altri. L’unico appunto che ci sentiamo di fare riguarda il Tyrant. L’iconica scena nella quale veniva mostrato il suo arrivo è stata tagliata, non modificata o reinterpretata, proprio eliminata (originariamente arrivava sparato da un razzo. Una scena sicuramente buffa, quasi ridicola, eppure fondamentale per la contestualizzazione). È un peccato, perché pur trattandosi di una scena apparentemente insignificante, contestualizzava almeno il suo arrivo, adesso invece ve lo ritroverete direttamente dentro la centrale di polizia.

Un gameplay classico, lento e ragionato

Prendete il gameplay dell’originale Resident Evil 2 e cancellatelo dalla vostra mente. Questo remake ha radicalmente cambiato in meglio ogni singolo aspetto ludico, dal sistema di controllo del personaggio a quello di mira. Il risultato raggiunto è un crossover tra il quarto ed il settimo capitolo della saga. Se pensate che ciò sia sufficiente a snaturare l’opera, vi sbagliate di grosso. Capcom è stata incredibilmente attenta: da una parte ha reso il titolo godibile ai nuovi arrivati ed in generale al pubblico di massa; dall’altra lo ha reso per i fan, riconoscibile e fedele alla classica formula da Resident Evil vecchio stampo. Ritroverete infatti la macchina da scrivere per salvare i progressi (solo a difficoltà “estrema” necessiterete dei nastri per salvare la partita. Inoltre, in modalità “standard” e “assistita“, ci saranno i checkpoint), il baule per depositare gli oggetti, un inventario poco capiente da gestire (ma espandibile) e una velocità dei movimenti ridotta. Persino lo sprint, durante le fughe, non vi darà un netto vantaggio sui nemici. Un lavoro encomiabile, quasi impossibile. Ciononostante, ci sono riusciti.

La progressione dell’avventura è lenta. Bisognerà esplorare in maniera minuziosa ogni singolo anfratto delle aree di gioco. Un solo oggetto, magari non trovato a causa di una ricognizione svogliata, potrà impedirvi di proseguire. Tranquilli, non disperate, il gioco vi verrà incontro: la mappa di gioco segnerà tutti gli utensili non raccolti, le porte chiuse o aperte e i puzzle da risolvere. Per far sì che ciò avvenga, dovrete prima avere un contatto visivo con le porte e gli oggetti sopracitati. In aggiunta, le aree disegnate sulla comoda mappa consultabile (bisogna prima trovarla), saranno tinteggiate da un colore diverso a seconda del livello di completamento delle stesse. Se in una specifica zona c’è ancora qualcosa da raccogliere, o un indovinello da risolvere, sarà evidenziata in rosso; se invece avete raccolto tutto, e, nel caso ci fossero, risolto anche gli enigmi, sarà in azzurro.

Per quanto riguarda il sistema di mira e il gunplay, vi sono parecchie migliorie. La prima è la possibilità di muoversi in fase di puntamento. Attenzione, però, mentre siete in movimento, il mirino a schermo si ingigantirà talmente tanto da far disperdere il colpo qualora sparaste. Una scelta di game design, che “obbliga” il giocatore a fare fuoco da fermo. Così facendo consumerete anche meno proiettili, e trattandosi di un survival è una gran cosa. Bisognerà infatti, risparmiare quanti più colpi possibili, poiché basterà un boss o l’incontro con un nemico particolarmente ostico, per rimanere a secco, nonostante ci sia la possibilità di fabbricare delle munizioni servendosi della polvere da sparo (meccanica di gioco presa direttamente da Resident Evil 7, ma introdotta per la prima volta in Resident Evil 3).

Resident Evil 2 - Leon

Il danno inferto dalle armi da fuoco sui corpi nemici è localizzato e la reazione che hanno ad ogni colpo sparato risulta realistica. Prendere di mira un arto, come la gamba o il braccio, ha senso, poiché è stata inserita una fisicità corporea incredibile. Riempire di piombo una gamba, equivale a immobilizzare completamente un avversario, che incomincerà a strisciare. La parte più gettonata, rimane però la testa. Un colpo ben piazzato potrebbe far esplodere il cranio del malcapitato, eliminandolo definitivamente. Una meccanica, reiterata dai primissimi capitoli. Un’altra aggiunta classica, è la possibilità di utilizzare delle bombe o dei coltelli (le armi bianche si consumano) per liberarsi dalle prese nemiche. La varietà degli avversari si attesta su ottimi livelli; fatta eccezione per qualche mancanza, come per esempio i ragni (originariamente posizionati nelle fogne), in questo remake ritroverete tutti i nemici presenti nell’originale.

L’intelligenza artificiale è di buon livello, anche se tuttavia non fa di certo gridare al miracolo. C’è da dire però, che si tratta pur sempre di zombie, o comunque di esseri mutati da un virus, che ne ha alterato completamente le capacità riflessive; sono guidati dall’istinto, fiutano, sentono e aggrediscono, e non vengono nemmeno fermati dalle porte, sia in legno che di ferro. Particolarmente più temibili, sono invece i Licker: essi sono ciechi, ma dotati di un ottimo udito. Potrete quindi tentare di superarli passando inosservati. Occhio, però, basterà far scivolare leggermente in avanti il dito dall’analogico, e questi vi sentiranno. Non solo vi feriranno, vi infliggeranno anche “danno da veleno”. Se non utilizzerete una pianta Blu, morirete. A tal proposito, vi ricordiamo che, come sempre, le piante si potranno miscelare, per creare delle sostanze mediche più efficaci.

A perseguitarvi e a rendere la vostra gita a Raccoon City un vero inferno, ci pensa il Tyrant. Egli è dotato di un intelletto superiore rispetto alle altre creature, poiché è uno degli esperimenti meglio riusciti. Braccarlo, metterlo fuori combattimento o seminarlo, non sarà affatto facile. Spesso e volentieri avrà la meglio su di voi, e non si farà nessun problema a disturbarvi anche durante una sequenza puzzle: vi sono momenti nel quale, infatti, mentre pensate a come risolvere l’enigma, dovrete metterlo fuori combattimento (perlomeno, momentaneamente). Sono proprio questi i momenti che rendono Resident Evil 2 un titolo estremamente ansiogeno. Piuttosto che sul jumpscare, questa rinnovata versione, si preoccupa di creare contesti ansiogeni, macabri e inquietanti. Il lavoro svolto sull’atmosfera è, potremmo dire, miracolistico.

Già presenti nell’originale Resident Evil 2, ma ritornate in forma smagliante, le due sezioni di gameplay giocabili nei panni di Miss Wong e Sherry Birkin, sono state sensibilmente cambiate. Nei panni di Ada, dovremo inseguire Annette Birkin, in un’area molto claustrofobica e piena zeppa di nemici. Nel frattempo, occorrerà intuire la via da intraprendere, e risolvere anche degli enigmi, basati sull’elettricità, servendoci di un misterioso oggetto, del tutto inedito.

L’inframezzo dedicato a Sherry, è invece ambientato in una zona mai raccontata e mostrata dal titolo, ovvero l’orfanotrofio. Nei panni della piccola e spaventata bambina, bisognerà nascondersi ed evitare il folle tenente Irons. La sequenza, ricorda molto da vicino quella giocata nei panni di Mia, in Resident Evil 7. Del resto, potremmo infatti dire, che non si tratta dell’unico rimando al precedente lavoro di Capcom: il suono provocato dalle porte, il vento che urta le finestre, il grugnito dei nemici, e persino un’intera stanza, si rifanno esplicitamente al settimo capitolo.

Infine, l’unica pecca che abbiamo riscontrato nel gioco, riguarda l’incontro con i Boss. Sia chiaro, non lamentiamo il loro numero, non ne avremmo voluti di più. Quelli che ci sono bastano e avanzano, poiché l’esperienza non si focalizza troppo su queste fasi, sono più un contorno, i cui bordi però, non sono stati smussati a dovere. Ci spieghiamo meglio: gli scontri con i boss sono ripetitivi. Il più delle volte occorrerà semplicemente colpire, fino ad ammazzarli, il loro punto debole. Non che fossero particolarmente più elaborati nel capitolo principale, sia chiaro. Considerando che l’azienda era in vena di cambiamenti, e ha infatti stravolto molti aspetti della produzione, ci saremmo aspettati arene più complesse, o più fasi durante gli scontri. In Resident Evil 7, per esempio, le boss fight sono più accurate, e obbligano il giocatore a sfruttare persino l’ambiente circostante. Per quanto ci riguarda, questo è l’unico ed il solo aspetto veramente negativo della produzione, che ci ha spinti ad abbassare di qualche decimo il voto finale, che altrimenti sarebbe stato 10.

Resident Evil 2 - campagna di Claire Redfield

Contenuti bonus

  • Bozzetti

Avanzando nell’avventura principale sbloccherete numerosi concept art. Questi bozzetti sono dedicati ai personaggi, alle creature e agli ambienti. Vi permettono inoltre, di capire maggiormente la direzione artistica del prodotto, e di conseguenza di apprezzarla di più.

  • Modelli 3D dei personaggi

Come di consueto per la serie, anche Resident Evil 2 ci permette di visualizzare da un menu apposito, i modelli 3D dei personaggi. Ci sono Leon, Claire e tutte le mostruosità affrontate nella campagna. Molto carina la possibilità di cambiare la posa dei personaggi, o di fargli eseguire delle animazioni.

  • Speed run

Pur non essendo un contenuto esplicitamente dichiarato, non potevamo non citarle. Resident Evil, ma in particolare il secondo capitolo, ha stuzzicato i giocatori di tutto il mondo, incentivandoli a finire il gioco nel minor tempo possibile. Questa caratteristica, nel remake è stata mantenuta in toto. C’è persino un trofeo che vi richiede di completare il gioco effettuando solamente 14.000 passi.

  • Costumi

Se amate personalizzare il vostro avo, troverete pane per i vostri denti. Ci sono infatti numerosi costumi da sbloccare: alcuni sono un po’ esagerati, e rompono completamente l’immersione del titolo; altri invece sono molto carini, e personalizzano in alcuni casi, persino l’acconciatura dei protagonisti.

  • The 4th Survivor:

Nei panni dell’ormai iconico agente Hunk, saremo chiamati a percorrere a ritroso, quasi l’intero mondo di gioco, fatta eccezione solamente per i laboratori della Umbrella. La difficoltà è crescente, mano a mano che andrete avanti, i nemici diventeranno sempre più potenti, e se ne aggiungeranno anche di nuovi, come i Licker, il Tyrant e non solo. L’obiettivo è salvarsi la pellaccia: sfruttando a dovere gli oggetti in dotazione (non ne troverete in giro per la mappa), dovrete raggiungere il punto di estrazione. Spesso occorrerà improvvisare vie alternative, poiché le aree hanno subito per l’occasione delle variazioni. Alcune porte saranno quindi bloccate, e altri percorsi completamente inaccessibili, obbligandovi a esplorare e a trovare percorsi differenti.

  • The Tofu Survivor

In maniera pressoché identica a The 4th Survivor, in questa variante dedicata a Tofu, dovrete fare esattamente la stessa cosa. A cambiare sarà la mobilità del personaggio, e le sue armi in dotazione. Vincendo e ottenendo dei rank positivi, si sbloccheranno altre armi, come per esempio il lanciafiamme. Una scelta, che incentiva l’utente a rigiocare più volte lo stesso contenuto. Ciò avviene anche per le campagne, nei percorsi B di Leon e Claire, o nella modalità estrema.

Sound design, longevità e comparto tecnico

Ci troviamo, senza ombra di dubbio, dinanzi a uno dei migliori sound design che l’intero medium videoludico abbia mai visto. L’audio di gioco è incredibile, talmente curato da diventare una vera e propria meccanica ludica, da sfruttare per prevenire le imboscate nemiche. Inoltre è estremamente localizzato: grazie al sistema “audio binaurale“, l’effettistica ed il direzionamento dei suoni raggiungono vette inedite. Già con il settimo capitolo, Capcom aveva dimostrato di saperci fare, tuttavia non si è girata i pollici (e poteva farlo), e si è ulteriormente migliorata. Da lodare anche il lavoro svolto sulle musiche di gioco (se possedete la Deluxe Edition, potete impostare le musiche in “originale”, per godervi le meravigliose tracce della versione rilasciata nel 1998), che contribuiscono ad aumentare il senso di malessere e l’ansia che la produzione cerca di trasmettere. Unico appunto, il doppiaggio in italiano: le voci scelte sono piuttosto azzeccate, ma l’interpretazione lascia molto a desiderare. Non è un pessimo doppiaggio, vi sono infatti delle battute ben recitate. Nel complesso è però un lavoro altalenante, che ci ha spinti ad impostare il doppiaggio in lingua inglese. Anche quello giapponese non è male, anche se forse è un po’ caricaturale.

Il comparto tecnico di Resident Evil 2, si dimostra solido e fluido. Il gioco è ancora una volta mosso dal Re Engine, un motore grafico proprietario di Capcom, che abbiamo già visto all’opera su altri progetti, come Resident Evil 7, per esempio. Sui modelli poligonali dei personaggi ed in generale sull’ambiente di gioco, il risultato raggiunto è invidiabile. Anche le animazioni sono curate, un po’ meno quelle facciali, anche se si nota un decisivo balzo in avanti, e nel complesso regalano una buona espressività ai volti. Riuscitissimo il sistema di illuminazione, in grado di produrre anche ombre dinamiche. Peccato solamente per le superfici riflettenti, che mostrano in maniera evidente più di un artefatto visivo (si nota maggiormente nell’atrio della stazione di polizia e nei laboratori della Umbrella).

Abbiamo testato il gioco su PlayStation 4 Pro. Sulla console potenziata di Sony, il  il titolo è renderizzato a 2880x1620p checkerboard, ed il frame rate oscilla dai 60 ai 45.

Chiudiamo infine parlando della longevità. Per completare la campagna, sono necessarie circa 7 ore di gioco, che chiaramente potrebbero variare a seconda del tipo di giocatore che siete. A queste, bisogna però aggiungerne almeno altre 6, obbligatorie per finire lo “scenario B“. Nel caso non foste ancora sazi, ad attendervi c’è la difficoltà estrema, le modalità bonus di cui vi abbiamo parlato prima, ed i percorsi B di entrambe le storie. Una volta finito il gioco, sbloccherete infatti, il percorso complementare. Se per esempio avete iniziato con Leon (quindi “Leon A“), una volta giunti alla fine, avrete accesso a Claire e Leon B. Ricominciare nuovamente con Leon, non vi darà accesso al finale, dovrete necessariamente completare Claire B, in quanto è quella complementare.

Le differenze tra le campagne, pur non essendo estremamente marcate, garantiscono sequenze completamente inedite, nuovi eventi, incontri con nemici, e nuove armi. Un po’ di ridondanza la si avverte nella fase iniziale, nella quale dovremo ottenere i tre medaglioni. La parte centrale, è già quasi del tutto esclusiva, fatta eccezione chiaramente per i boss e i nemici, anche se non mancano le sorprese. Per esempio, lo scontro finale della campagna B, indipendentemente dal personaggio scelto, sarà diverso. Inoltre, ripetizioni a parte, giocare con entrambi i personaggi è fondamentale per avere una visione chiara della storia, e per accedere al vero finale di Resident Evil 2.

VideoRecensione

Avete già completato Resident Evil 2? Qual è il vostro parere a riguardo? Fatecelo sapere nei commenti.

Valutazione di TopGamer
Resident Evil 2 è il miglior remake di sempre. L'azienda nipponica, dopo un periodo piuttosto acerbo, ha ritrovato la retta via, e ha riportato in auge una serie che nel tempo si era spenta. A portarla in attivo, ci ha pensato Resident Evil 7, ad innalzarla completamente invece, questo remake. Resident Evil, è insomma finalmente ritornato ad essere il miglior survival horror sulla piazza.

Il futuro di questo brand ci incuriosisce veramente molto. Siamo curiosi di sapere, se decideranno di proseguire in prima o in terza persona. Qualunque sia la decisione che prenderanno, se l'impegno produttivo rimane paragonabile a questo remake, poco importa.

Se avessero strutturato in maniera più accurata le boss fight, il voto sulle nostre pagine sarebbe stato un 10 pieno. In ogni caso, seppur con qualche piccola lacuna, il titolo è validissimo e si adatta in maniera egregia, sia ai nostalgici che ai neofiti.
PRO
  • Atmosfera
  • Sound design
  • Comparto tecnico
  • Gameplay ed equilibrio di gioco
  • Longevità
CONTRO
  • I combattimenti con i Boss
  • Doppiaggio italiano altalenante
9.5/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
4,00/5
1 voti
Vota tu
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5
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