Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

Resident Evil 7 rappresenta il perfetto ibrido tra mantenere fede al proprio brand e adattare le meccaniche ai tempi moderni. Se fate parte di coloro che “eh ma è uguale ad Outlast” non avete giocato a questo titolo perché, esattamente come nei vecchi capitoli, siamo armati e possiamo difenderci; ora qualcuno penserà “beh, come nel […]

Scritto il 25.01.2017
da Francesco Generali

Resident Evil 7 rappresenta il perfetto ibrido tra mantenere
fede al proprio brand e adattare le meccaniche ai tempi moderni. Se fate parte
di coloro che “eh ma è uguale ad Outlast” non avete giocato a questo titolo
perché, esattamente come nei vecchi capitoli, siamo armati e possiamo
difenderci; ora qualcuno penserà “beh, come nel 5 e nel 6”, sbagliato, perché
vi basterà un attimo di panico per finire le munizioni: questo capitolo è tutto
fuorché action, le fasi di shooting vanno ben pensate ed ogni colpo vale un
intero caricatore degli ultimi due capitoli, ma andiamo con ordine.

Questo è il primo capitolo del brand scritto da un
occidentale: Richard Pearsey, principalmente conosciuto per le sceneggiature di
F.E.A.R” e “Spec Ops: The Line”. Semplicemente ha svolto un lavoro magistrale,
la trama di RE7 vi coinvolgerà. Oltre a non essere mai banale, funziona sia
come stand-alone, sia come inserimento nell’universo di RE, ovviamente non vi
dirò assolutamente nulla, tranne due parole spese sul protagonista: Ethan è
nuovo nell’universo di RE, e trattandosi di un gioco in prima persona, è stato
caratterizzato in modo molto intelligente a mio avviso; non ci troviamo di
fronte né a un personaggio sempre muto, né a un chiacchierone che avrebbe
rovinato l’atmosfera; insomma Ethan ci da la possibilità di immedesimarci a
pieno (cosa fondamentale in particolare per il VR!) però allo stesso tempo non
smettiamo mai essere consapevoli che sia lui il protagonista della vicenda. Alla
direzione del progetto invece troviamo Koshi Nakanishi, già direttore di RE:
Revelations e di RE: Mercenaries 3D.

Sul gameplay ho già accennato qualcosa ad inizio recensione
e non vorrei andare troppo oltre, appunto per non rovinarvi piacevoli sorprese.
Semplicemente aggiungo che all’interno della casa potrete trovare molti
“collezionabili”, dai molteplici scopi, ad esempio le monete antiche serviranno
ad acquistare nuove armi o potenziamenti. L’esplorazione in RE7 è tutto, oltre
ai collezzionabili infatti dovrete cercare munizioni, le celebri erbe etc..
insomma tutti gli oggetti necessari per la sopravvivenza; esiste anche una
componente di crafting, nulla di eccessivamente complicato fortunatamente,
molto utile perché potrete decidere il destino degli oggetti da combinare in
base a cosa vi sarà più necessario in quel momento. Infine, l’ambientazione è semplicemente perfetta: varia, buia e macabra; magari leggermente poco interattiva (non ci sono molte animazioni di Ethan con l’ambiente).

Per quanto riguarda la longevità, siamo intorno alle
quindici ore (ovviamente sapete bene quanto sia soggettiva questa componente),
tuttavia molti saranno invogliati a rigiocare grazie alla difficoltà
“manicomio” che sbloccherete al termine della vostra prima run (a difficoltà
facile o normale che sia).

Come immaginate non esistono tracce musicali costantemente
in sottofondo, rovinerebbero l’atmosfera di tensione; però ho trovato particolarmente
azzeccate quelle presenti durante le boss-fight, ed in generale il comparto
sonoro è molto positivo.

Gli unici piccoli difetti presenti in questo capolavoro li
troviamo nel comparto grafico. Precisiamo fin da subito che è stato utilizzato
un nuovo motore grafico, creato apposta per questo gioco (RE Engine). Considerando
questo, i tempi di sviluppo non sono stati mastodontici: 3 anni. Quindi le
imperfezioni che ho riscontrato sicuramente sono dovute, come sempre, alla
necessità di rilasciare il titolo per la data prefissata. In generale, il colpo
d’occhio è meraviglioso, tuttavia il LOD in alcune sezioni non è stato
calibrato ottimamente: in parole povere, per chi non conosce questi termini,
quando ci allontaniamo da un oggetto il dettaglio grafico diminuisce (questo
per non appesantire l’engine e consentire una stabilità di frame-rate, cosa che
RE ha), però nel nostro caso quando torniamo verso quell’oggetto capita che le
texture ad alta definizione non si carichino in tempo. Altro lato del comparto
grafico non eccellente sicuramente è la vegetazione, non sempre, ma spesso,
bidimensionale.

Tuttavia, dato il voto che mi appresto a dare a questo
gioco, non posso che concludere con un elogio: il VR. Capcom ha avuto il
coraggio di investire tempo, per uno dei suoi titoli di punta, per l’implementazione
della funzionalità VR. Questo atteggiamento è stato premiato, perché RE7 è
entrato di diritto nella storia dei videogiochi, essendo il primo tripla A da
giocare in VR, e svolgendo il suo ruolo maledettamente bene. Ovvio, non è per
tutti, data l’abitudine che bisogna prendere con il visore, ma sicuramente
rappresenta un’esperienza del tutto nuova che, dovesse decollare, esattamente
come in quel lontano 22 marzo 1996, troveremo un titolo della saga “Resident
Evil” a rappresentare.

Valutazione di TopGamer
Ho deciso di premiare Resident Evil VII con il massimo possibile perché non si tratta solo di un eccellenza del genere horror, ma di un gioco storico per la periferica VR e per una nuova era del brand.
PRO
  • Feeling dei capitoli storici
  • Primo Tripla A a puntare sul VR
CONTRO
  • Qualche incertezza grafica
10/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
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1 voti
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