Sekiro: Shadows Die Twice – Recensione

Dopo aver messo a dura prova fermezza d'animo e determinazione, possiamo infine riposare. Eccovi il nostro agoniato verdetto sull'ultima fatica targata FromSoftware.

Scritto il 02.04.2019
da Gennaro Schiavelli
Sekiro: Shadows Die Twice - Recensione

Sekiro

Confucio una volta disse: “la vita è veramente molto semplice; ma noi insistiamo nel renderla complicata.” 

Devono essere queste le parole scolpite nella mente e nello spirito del timido e visionario Hidetaka Miyazaki, trasferite di riflesso ad ogni singolo membro facente parte di quella software house che risponde al nome di FromSoftware. Chi conosce i loro giochi sa a cosa vogliamo alludere. Che sia Otogi o Tenchu (non i primi due), Dark Souls o Bloodborne, quindi, quante volte, appena immersi nell’immaginario creato da questo talentuoso team, vi siete detti:

“Ma chi me lo ha fatto fare?”

“Perché buttarsi in questo ennesimo supplizio?”

“Non lo è già di suo questa vita?” 

Crediamo possiate essere in tanti, tantissimi.

Crediamo anche, però, che tra voi risiedano molti guerrieri caparbi, dotati di grande forza di volontà e di uno spirito tenace, in grado di risollevarsi dopo ogni caduta; proprio come uno Shinobi.

Proprio come Il Lupo (Okami).

Il Lupo con un braccio solo (Sekiro).

Sekiro: Shadows Die Twice - Lupo

Sengoku: Hirata vs Ashina

Vi ritrovate in piena epoca Sengoku. Il Giappone è stato diviso in tanti piccoli feudi costantemente in guerra tra loro. Un abile Shinobi, creduto morto dopo il rapimento del suo giovane signore (appartenente alla dinastia Hirata), e privato del proprio braccio sinistro da un samurai (appartenente al clan Ashina), viene a conoscenza del luogo in cui questi è tenuto prigioniero. Mosso dall’onore, dal rispetto e dalla fedeltà tipica di uno Shinobi, partirà quindi alla sua ricerca, muovendo passi silenziosi in mezzo ad una guerra che vede coinvolti questi due clan. Alcuni spettri del passato, faranno inoltre ritorno, spingendovi così ad assaporare quel sapore forte ed a tratti acre che potrebbe riservare un viaggio al limite dell’introspezione.

Il mondo di gioco sfoggerà, ancora una volta, tutto lo stile di cui FromSoftware è padrona. Sarà pregno di informazioni nascoste, personaggi secondari, missioni, oggetti e ambientazioni che vi parleranno e vi racconteranno storie di un’epoca, forse, tra le più affascinanti mai narrate, andando così ad arricchire la lore del titolo. Un vero e proprio cuore pulsante, nascosto sotto quella sua umida membrana che, a conti fatti, si rivelerà fortemente stratificata. In tal senso, un racconto ben narrato e meno ingarbugliato vi si proporrà sin dalle prime battute, facendovi capire all’istante quale sia il vostro scopo. Hidetaka Miyazaki, quindi, per questa sua ultima opera, ha deciso di mettere subito le cose in chiaro con i videogiocatori di tutto il mondo.

Sekiro: Shadows Die Twice - Boss del clan Ashina

La cosa più difficile? Essere se stessi

Non vi è cosa più sbagliata di approcciare a Sekiro come ad un qualsiasi Dark Souls. Non lo è. Sekiro, è soltanto Sekiro. Un titolo che focalizza la sua esperienza sulle uccisioni stealth e sui combattimenti con la katana, nonché sull’uso parsimonioso dell’arto prostetico. Vero, il lock-on sui nemici è simile ai souls, l’idolo dello Scultore ai falò o alle lanterne, lo stile tipico di un metroidvania e l’assenza di una mappa vi sono anche qui, ma si tratta più di analogie, che altro. Una base di partenza, se così la si vuol definire, da cui sviluppare poi qualcosa di completamente differente. Ed è proprio questo il caso.

Per prima cosa dite pure addio all’editor di creazione del personaggio. Il Lupo, sarà il vostro unico alter ego e non potrà essere modificato in base a tutti quei parametri tipici delle serie FromSoftware. Le uniche due voci presenti presso l’idolo dello Scultore, che saranno soggetto a modifiche, riguarderanno gli attributi fisici e la forza d’attacco. I primi, potranno essere modificati ogni qualvolta verranno raccolti quattro grani di rosario sparsi in giro per il mondo, o in possesso di qualche boss. I secondi, invece, saranno legati all’ottenimento dei ricordi, e si sbloccheranno solo dopo la sconfitta di alcuni boss (per lo più secondari).

Sempre presso l’idolo dello Scultore si potrà riposare (ciò comporterà però il respawn di tutti i nemici fino a quel momento uccisi, tranne i mid-boss); acquistare emblemi spiritici (necessari per utilizzare gli strumenti prostetici); viaggiare tra i vari scenari già sbloccati; guarire il Mal del Drago e acquisire abilità grazie ai punti esperienza guadagnati.

Proprio il Mal del Drago è strettamente legato ad una caratteristica molto importante presente nel titolo, ovvero la Resurrezione. A differenza dei souls, una volta che si viene sconfitti, vi verrà data l’opportunità di risorgere. Opportunità che, se sfruttata a dovere, permetterà di sovvertire più volte le sorti di un incontro, portando però con sé alcune limitazioni: sarà necessario infatti riempire gli appositi contatori kaisei (uccidendo nemici o sferrando colpi fatali), posti sopra la barra della vita, per far sì che possiate attivarla. Ad ogni morte effettiva, pertanto, se non avrete più a disposizione la Resurrezione, tornerete all’ultimo idolo presso cui avete pregato, con i punti esperienza e il denaro sin lì accumulati, dimezzati (i punti esperienza sono suddivisi in più barre e viene dimezzata solo una, non tutti nella loro interezza).

Infine, più risorgerete e morirete, più il mondo di gioco verrà contagiato da questa malattia chiamata, appunto, Mal del Drago. Una malattia che si diffonde a macchia d’olio tra i vari personaggi e che vi impedirà, qualora dovessero contrarla, di prendere parte ad alcune missioni secondarie. Grazie ad un oggetto particolare, accedendo all’idolo dello Scultore, potrete curare tutti e debellarla definitivamente, fino ad un eventuale prossima ondata. Una trovata piuttosto interessante, senza dubbio alcuno, ma che una volta capito il suo effettivo meccanismo, risulterà agli occhi dei giocatori, poco approfondita se paragonata a tutto il resto.

Sekiro - Rampino

Cruda veemenza

Finalmente sarà possibile accedere ad un menu non più in tempo reale. Da qui potrete impostare fino a cinque oggetti rapidi, decidere quali strumenti prostetici usare scegliendone al massimo tre, equipaggiare arti e ninjutsu, accedere alle opzioni e così via. Ovviamente, l’acquisizione delle varie abilità, per rendere il proseguo dell’avventura meno complicato, giocherà un ruolo di estrema importanza.

Tramite questa voce (presente sempre presso l’idolo) possiamo far apprendere al Lupo le diverse arti, suddivise a loro volta in arti attive o latenti. Le attive, potranno essere equipaggiate solo una per volta e vi permetteranno, tramite la pressione di LB/L1 più RB/R1, di sferrare colpi piuttosto potenti con cui sbilanciare gli avversari. Quelle latenti saranno invece volte ad aumentare la capienza degli oggetti trasportabili e il loro relativo potenziamento.

Pad alla mano scoprirete come Sekiro dimostrerà di avere un’identità propria e fortemente marcata grazie anche a tutte queste trovate. Spazza via completamente quella sensazione di trovarsi di fronte all’ennesimo souls-like e spiattella in faccia, con cruda veemenza, tutte le sue numerose differenze, inserendo inoltre alcune meccaniche da stealth game.

Meccaniche che in molti casi vi faciliteranno il lavoro sporco; vi permetteranno di ottenere informazioni, magari di aggirare il pericolo ma, che a conti fatti, non risulteranno mai il vero fulcro ludico di questa esperienza. Nonostante siano comunque dinamiche ben implementate e funzionali (seppur con alcune sbavature), il meglio di sé, Sekiro, lo esprime quindi nei duelli all’arma bianca e nel suo fantastico combat system.

Sparita infatti la barra della stamina, farà il suo ingresso in scena una completamente inedita, dedicata alla postura. Più questa si riempirà, più voi (o i vostri avversari), sarete esposti a colpi feroci o mortali. Tuttavia, se il tasto apposito verrà premuto col giusto tempismo, avrete l’opportunità di deviare i colpi in arrivo, riempiendo così, in modo molto più rapido, la barra in questione. Capirete solo giocando approfonditamente quanto la deviazione di questi si rivelerà essere efficace, molto più di un salto o di una schivata.

Sekiro - Finish

Arigatou, Bushido. Watashi ga ikimasu

Di aiuto, vi saranno anche le protesi per il braccio sinistro che riuscirete ad acquisire durante il vostro viaggio, anch’esse potenziabili, grazie alla mano sapiente dello Scultore (Bushido), che avrà il compito di montarvele. La zona in cui risiederà lo Scultore, perciò, fungerà da vero e proprio hub centrale, in cui poter far ritorno ogni qualvolta pensiate sia necessario. Le protesi saranno numerose, diverse e spesso utili per scovare quelle che sono le debolezze dei vari nemici. Usatele con sapienza poiché, come detto poco sopra, queste consumeranno emblemi spiritici limitandone quindi l’uso effettivo che potrete farne.

Un’altra caratteristica importante del titolo è quella legata all’uso del rampino, accessibile anch’esso, grazie al braccio prostetico. Inserendo questa particolarità, FromSoftware si è potuta sbizzarrire con il level design, che ora presenta ambientazioni dallo sviluppo verticale, maggiori che in passato. Inoltre, il Lupo, potrà nuotare ed immergersi nelle fredde acque del Giappone, saltare, accucciarsi, appiattirsi in prossimità di un muro ed effettuare balzi da parete a parete. Lo stile tipico da metroidvania farà ordunque ritorno, con passaggi segreti, cunicoli, caverne e abitazioni, connesse in un modo o nell’altro, tra loro.

Tutto, ma proprio tutto, gioca a favore dell’esplorazione, che mai come in Sekiro, risulta godibile, anche grazie allo splendido lavoro artistico svolto dagli sviluppatori. Come da prassi, il backtracking sarà presente ma al contempo godibile e mai forzato, proprio per via degli aspetti appena citati. Missioni secondarie saranno lì ad attendervi. Tra NPC, oggetti da scovare ed analizzare, boss e mini boss da sconfiggere, troverete sicuramente pane per i vostri denti.

Sekiro - Bushido

L’essenziale è invisibile agli occhi

Chi afferma che in un videogioco l’aspetto grafico non sia importante, mente, spudoratamente. La verità è che molte produzioni odierne ci hanno reso giocatori dal palato fine, specie i cosiddetti tripla A. Ne vogliamo sempre di più e, spesso, le software house, pur di renderci felici, dimenticano completamente ciò che rende un gioco tale, ovvero il gameplay. Fortunatamente, o sfortunatamente, fate voi, FromSoftware non si smentisce mai, sia da un lato, che dall’altro. Se è vero che le loro produzioni spingono forte sul gameplay, ricercando sempre di ambire a qualcosa di diverso, lo stesso non può dirsi dell’aspetto tecnico.

Seppur Sekiro, tecnicamente, compia un deciso passo avanti rispetto ai precedenti lavori della casa giapponese, non risolve completamente quei problemi noti ai giocatori più navigati. Ogni tanto la telecamera, specie con il lock-on sui nemici, va a canocchie; la fluidità viene meno in presenza di alcune fonti di luce o nelle fasi più concitate e alcune texture un po’ sottotono rispetto alla maggior parte delle restanti altre. Nulla che faccia gridare allo scandalo o che vada ad intaccare l’esperienza ma, ancora una volta, viene spontaneo chiedersi se, in casa FromSoftware, sappiano o meno, cosa voglia dire ottimizzare. Di tutt’altro spessore sono invece le animazioni, splendide, fluide e divinamente collegate tra loro sia per quanto concerne il protagonista, sia per tutti gli altri comprimari.

Un piccolo accenno, alla grandissima colonna sonora, ci sembrava invece d’obbligo. Respirare il Giappone, anche grazie alle note suonate con strumenti quali Koto e Shamisen, non è mai stato così travolgente. State pur certi che molte tracce resteranno impresse nella vostra memoria, catapultandovi con anima e corpo nell’immaginario creato da Miyazaki e soci, in men che non si dica. Gli effetti sonori come i colpi di katana, lo scroscio della pioggia o il fruscio del vento tra le foglie, sono di pregevole fattura. Il doppiaggio italiano, risulta invece buono e nulla più. Pertanto, il nostro consiglio, è quello di giocarlo in lingua originale (tra l’altro settata di default). Aumenterà inevitabilmente anche il senso di immersione.

Sekiro - Screenshot

Giunti a conclusione, vedremo chi avrà ragione, solamente oltre la fine

Siamo alla fine. Oltre cinquanta ore sono passate dai primi passi mossi in territorio nemico. Il tempo di riporre la katana nel fodero e posarla sul tatami che qualcosa sembra stia nuovamente andando storto. Quel viaggio, che credevamo aver portato a termine, non è ancora finito. Si vocifera nel sottobosco, dove alti bamboo filtrano i raggi, di una modalità New Game +, di quattro finali differenti e della possibilità di aumentare la difficoltà del gioco in qualche modo (non vi sveliamo quale). Come se non fosse stato abbastanza difficile arrivare sin qui. Sporchi di sangue e fanghiglia, alla ricerca di se stessi e del proprio signore, combattendo a più riprese contro l’oscurità della morte.

Sadico, il fato.

Che fa leva sulle debolezze ma comunque fortifica.

Adesso vedremo chi avrà ragione. Solamente oltre la fine…

 

Valutazione di TopGamer
Sekiro: Shadows Die Twice è un titolo unico nel suo genere. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non è Tenchu, non è Dark Souls, è solo e soltanto Sekiro. Un gioco che, a discapito di quanto fatto intendere, dà il meglio di sé nei duelli e non nelle meccaniche stealth, comunque ben implementate. Punitivo il giusto, poiché presa dimestichezza con il combat system, sarà comunque difficile, ma allo stesso tempo più abbordabile e appagante. Un titolo dallo spirito forte, rivolto a giocatori determinati, che non vedono l'ora di sviscerare ogni sua più intima nefandezza. Un cammino arduo, lacerante e straziante, da ferite nella carne. Solo per veri Shinobi.
PRO
  • Combat system grandioso
  • Mondo di gioco vasto, artisticamente ispirato e dotato di una lore meravigliosa
  • Ottima longevità ed elevata rigiocabilità
  • Stealth ben integrato e meno invasivo di quanto si potesse pensare...
  • Un titolo difficile ma appagante...
CONTRO
  • Resta qualche problema di natura tecnica, anche su console premium, tipico dei titoli FromSoftware
  • ... seppur con qualche lieve sbavatura (che non inficia comunque sulla bontà del titolo)
  • ... un titolo difficile e frustrante
9/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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