Shadow Of the Colossus – Recensione

Togliamoci il dente e partiamo subito a parlare del lavoro tecnico effettuato dai Bluepoint Games sul gioco di Fumito Ueda, un lavoro eccellente da quasi tutti i punti di vista, che vi permetterà di godervi il gioco con una grafica fantastica sia che scegliate la modalità perfomance sia quella cinema. La prima permette di giocare […]

Scritto il 09.02.2018
da Fabio Corsini

Togliamoci il dente e partiamo subito a parlare del lavoro
tecnico effettuato dai Bluepoint Games sul gioco di Fumito Ueda, un lavoro
eccellente da quasi tutti i punti di vista, che vi permetterà di godervi il gioco con una grafica fantastica sia che
scegliate la modalità perfomance sia quella cinema. La prima permette di
giocare con i tanti agognati 60 frame al secondo ma con dettagli minori, mentre
la seconda vi farà godere di paesaggi con particolari aggiuntivi ma il prezzo
da pagare sarà un framerate che viaggerà sui 30 frame(il gioco è stato testato
su PS4PRO). Alcuni vi potrebbero suggerire una modalità oppure l’altra, io vi
dico: dato che avrete la possibilità di scegliere, testatale coi vostri occhi e
decidete quale si addice maggiormente ai vostri gusti.

Allora, voi direte,  è
tutto perfetto in questo remake?

Purtroppo no, secondo me ci sono due fattori che non
rispecchiano fedelmente l’originale. Uno è il volto del protagonista,  che non rispecchia le stesse emozioni trasmesse
nella versione per Playstation 2:  questo
è un vero peccato, anche pensando a quanto la tecnologia si è evoluta nel campo
delle animazioni facciali grazie al motion capture. Il secondo fattore è
l’illuminazione diversa, oserei dire un po’ troppo “sparata”, che va a cambiare
leggermente il fascino delle ambientazioni primigenie che godevano di un
particolare verdolino che si associava subito al gioco. Badate bene, sono
piccolezze che non vanno a inficiare l’esperienza di gioco, ma magari avremmo
voluto una maggiore cura sotto questo punto di vista.

Una nota positiva invece sono le piccole correzioni fatte nei
controlli. Il gioco originale aveva come tasto preposto al salto il triangolo:
ora, poterlo assegnare al tasto x, grazie a una delle tre configurazioni
disponibili, è una specie di benedizione divina.

Altra aggiunta non di poco conto è il photo mode, particolarmente
adatto a questo gioco. Fra i colossi e lo spettacolo offerto dal mondo di gioco
potrete sbizzarrirvi in opere che probabilmente raggiungono come qualità quelle
ottenibili con Horizon Zero Dawn.

Ma tutto questo è veramente importante? Certo controlli e
grafica sono fondamentali in un gioco, ma Shadow of the Colossus per me va
oltre a queste cose…

 

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Una poesia in movimento?

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia
(Alda Merini)

Ci sono giochi che colpiscono per il gameplay certosino come
quelli Nintendo, altri che riescono a colpirti con la storia come The Last of
Us
, ma a mia modesta opinione solo il grande Maestro Fumito Ueda riesce a rendere il medium video-ludico una
poesia.

In Shadow of the Colossus ci troviamo ad impersonare un ragazzo,
di nome Wander che, a cavallo del suo inseparabile Agro, raggiunge la terra
proibita nel tentativo di riportare in vita una misteriosa fanciulla.
All’interno di un imponente tempio incontra i Dormin, entità soprannaturali che
affermano come non sia permesso  ai
mortali l’essere resuscitati.

Tuttavia i Dormin dopo aver notato la spada in possesso di
Wander, che permette di individuare tramite la luce i sedici colossi che sono
la personificazione delle statue presenti all’interno del tempio nel quale il
nostro protagonista  si è
avventurato,  gli promettono che
riporteranno in vita la ragazza in cambio di quella dei colossi. Ma quale sarà
il prezzo da pagare per il nostro protagonista? La sua perdizione?

Affrontando ogni colosso ci sarà una scoperta, un enigma
diverso per poterlo abbattere. I colossi però non sono semplici nemici da
uccidere per farmare come in Monster Hunter, in questo gioco vanno visti sotto
un’ottica diversa.

Sono delle  creature
viventi e, fin quando non le si disturba, pacifiche. Ogni uccisione sarà un
brivido, un passo verso la salvezza della ragazza ma, allo stesso tempo, una
perdita di un essere “vivente” che non potrà lasciarvi indifferenti, ed anche
un pezzo della nostra anima se ne andrà con loro.

Le emozioni che si provano in questo gioco sono variegate,
si passa dalla rabbia dello scontro dove aggrappati al colosso dovrete cercare
di colpire il suo punto debole che verrà evidenziato , correndo spesso il
rischio di cadere e dover ricominciare la scalata daccapo, fino quasi alle
lacrime alla morte del colosso.

Si crea così uno strano rapporto cacciatore-preda, dove la
morte di quest’ultima non ti porta sicuramente gioia, ma un profondo vuoto.

Altri due elementi di gioco importantissimi, che ti fanno
sentire la magia di questo gioco sono il cavallo Agro, con cui entrerete
praticamente in simbiosi , visto che è essenziale per completare l’avventura e
che vi farà vivere momenti epici, e poi c’è
il mondo di gioco.

Un mondo di gioco a cui forse i giocatori moderni non
saranno abituati:  voi, assieme ai
colossi, sarete la sola presenza. Potrebbe inizialmente sembrarvi freddo e
inutile rispetto ad altre produzioni con mille NPC con cui interagire, negozi
dove comprare armi (a proposito, avrete solo spada e arco…) ma poi, scoprendo
una cascata nascosta dietro un angolo, un laghetto o una foresta, diventerà il
luogo incantato dove vivere questa meravigliosa avventura.

 

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Tutte queste sensazioni sono aiutate  dal comparto sonoro che le amplifica e rende
unica l’atmosfera di gioco. Pensate che il bravissimo compositore Kow Otani ha
scelto di proposito un requiem come musica per la morte di ogni colosso:
pensate alla differenza con altri giochi dove all’uccisione di un nemico
corrispondono delle fanfare di vittoria, come ad esempio in Final Fantasy.

Lo stesso mondo di gioco che vi abbiamo descritto diventa
ancora più vivo col cinguettare di uccelli, il rumore delle cascate, del vento
forte che attraversa i capelli quando siete sopra un colosso. La musica vera e
propria come accennato prima arriva durante le sequenze di combattimento,
accompagnando i diversi momenti della sfida con tonalità che cambiano di
intensità, ma che sono tutte accomunate da una straordinaria realizzazione.
Immaginate la scena: dopo aver scoperto il punto debole del colosso e averlo
atterrato, questi giace lontano da voi, mentre la musica cambia facendo capire
che è il momento di attaccare senza ripensamenti. Ora partite al galoppo con il
fidato Agro, in una lotta contro il tempo prima che questo si rialzi. Arrivati in
sua prossimità è il momento di lanciarvi verso di lui, per farla finita. La
sensazione nel fare tutto questo? Impagabile, come poche volte accade.

Ecco, impagabile è proprio l’aggettivo più adatto che si può
usare per questo gioco. Io provo quasi invidia per chi lo giocherà per la prima
volta, pagherei di tasca mia per cancellare la mia memoria e scoprire
nuovamente come affrontare ognuno dei colossi. Purtroppo questo è impossibile.

Saranno ovviamente
due esperienze diverse,  ma anche
rivivere il passato per chi lo ha già giocato dovrebbe essere una cosa
imprescindibile in questo caso.

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Sedici Colossi per me posson bastare.

Parlando della longevità, il gioco non è lunghissimo potrete
portarlo a termine in circa sette forse otto ore , ma chi lo ha già completato
e ha una buona memoria di come affrontare le sfide proposte dai colossi
certamente impiegherà meno tempo a portarlo a termine.

Alcuni si sono lamentati del fatto di avere solo sedici
colossi e avrebbero voluto delle aggiunte, magari i famosi colossi scartati dal
gioco originale, ma a mia modesta opinione il tutto è perfetto così. Un maggior
numero di colossi probabilmente avrebbe portato a perdere l’unicità di ognuno
di essi, un fattore importante che contraddistingue questo gioco.

Come ciliegina sulla torta in questa versione per
Playstation 4 avrete da subito a disposizione le tre difficoltà che propone il
gioco, ovvero: facile, normale e difficile. Quando completerete il gioco in
una di queste modalità avrete a disposizione la modalità time attack, dove
l’obiettivo sarà quello di completare ogni colosso il più velocemente
possibile.

Certamente Shadow of the Colossus non è un gioco dalla
longevità elevata, ma questo piccolo problema è compensato dal fascino del
gioco. Vi capiterà spesso di voler tornare in questo mondo, magari a distanza
di qualche tempo, questo perché è un poco come tornare a casa.

 

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