Shadow of the Tomb Raider – Recensione

Scritto il 14.09.2018
da Antonio Rodo
Shadow of the Tomb Raider - Recensione

L’epopea di Lara giunge al termine

Shadow of the Tomb Raider è l’ultimo capitolo della trilogia iniziata nel 2013, con il reboot di Tomb Raider. A detta degli sviluppatori, in quest’ultimo capitolo assisteremo alla definitiva evoluzione di Lara, che la porterà a diventare l’eroina che tutti amavamo.

Prima di lasciarvi con la recensione del gioco, vi ricordo che sulle nostre pagine trovate un articolo di approfondimento che ripercorre tutto il percorso della “nuova” Lara Croft. Potete leggerlo a questo indirizzo.

Become the Tomb Raider

Shadow of the Tomb Raider ambientazione

Mettiamo subito le cose in chiaro: il racconto in Shadow of the Tomb Raider è assai deludente. Non è solamente una storia mal scritta, ma pecca anche sulla realizzazione e sulla messa in scena. Se cercate un titolo dal forte impatto emotivo e con dei personaggi ben scritti, il gioco vi deluderà molto. Se invece cercate un adventure in grado di trasmettere l’emozione della scoperta, Shadow of the Tomb Raider vi renderà molto felici, regalandovi sensazioni uniche, facendovi sentire dei veri e propri avventurieri.

Cinque anni fa, Crystal Dynamics diede vita ad una nuova Lara croft. Un personaggio che si distacca molto dalla super donna dei tardi anni novanta. Questa nuova eroina è infatti una giovane ragazza inesperta con una grande forza interiore che la spinge ad esplorare luoghi esotici, alla ricerca di tesori e civiltà perdute, nei luoghi più nascosti e misteriosi del globo. La ragazza vuole principalmente onorare la memoria del padre Richard, portando al termine le sue scoperte, rimaste in sospeso a causa della sua morte. Ed è proprio da questo particolare che si apre la narrazione di Shadow of the Tomb Raider. Lo scorso capitolo si concluse in un modo piuttosto “aperto”, lasciando intendere che avremmo vissuto una terza avventura. Durante l’ultima sezione di gioco, infatti, Lara scopre che in realtà suo padre non si è mai tolto la vita di sua spontanea volontà, è stato assassinato dalla trinità, perché d’intralcio alle scoperte di questa mega corporazione militare. Una volta appresa questa rivelazione, Lara si reca a Cozumel, in Messico, per tentare di sconfiggere definitivamente l’antico ordine cavalleresco, ma soprattutto per impedire che quest’ultimo recuperi un potentissimo pugnale Maya, in grado di scatenare dei cataclismi che, tra tsunami e terremoti, distruggeranno di volta in volta il mondo. Lara, a causa della rivelazione di cui vi parlavo poc’anzi, non è più un’archeologa lucida: annebbiata dall’odio e stanca, commette l’imperdonabile errore di recuperare il pugnale da un antico tempio Maya, dando così vita ad un potentissimo tsunami, che da lì a poco spazzerà via tutta l’isola messicana di Cozumel. Questo è solamente l’incipit della storia; le vicende avanzeranno in Perù per circa otto ore di gioco.

La narrazione in Tomb Raider non ha mai raggiunto vette importanti, a causa di un racconto in linea con gli esponenti del genere e di plot twist dannatamente telefonati. Ci tengo a precisare che le avventure dell’amata eroina non sono le sole a non brillare da un punto di vista strettamente narrativo. La trilogia di Uncharted rilasciata su Playstation 3, per esempio, propone dei racconti banalissimi, ma come vi raccontavo nello speciale dedicato al reboot, la serie perlomeno ha sempre avuto dei personaggi molto riusciti, in grado di vivacizzare la storia e di instaurare un bel rapporto tra il player e gli eroi a schermo.

Dopo il potenziale narrativo inespresso del primo capitolo e il disastro (solo per la trama) di Rise of the Tomb Raider, per quest’ultima avventura ci si aspettava un racconto quantomeno superiore ai precedenti. Immaginate la delusione, giunti ai titoli di coda, di avere la sensazione di aver vissuto la peggior storia d’avventura degli ultimi anni. L’impianto narrativo non è solamente privo di personaggi di spessore, ma è anche scritto con leggerezza, da una mano che sembra conoscere poco il personaggio di Lara. Ed è proprio su quest’ultimo punto che vorrei soffermarmi: Shadow of the Tomb Raider è a tutti gli effetti il sequel diretto di Rise. Tuttavia, gli sviluppatori (probabilmente per la volontà di permettere a tutti di giocarlo) hanno scritto la protagonista in modo che non apparisse come una donna segnata dalle esperienze passate. Questa scelta, oltre a non dare continuità, va a cozzare sul percorso di crescita e maturazione che il team di Crystal Dynamics aveva ideato. Infatti, al di là dell’odio che nutre verso la trinità, che la rende appunto poco lucida, a volte inspiegabilmente appare più sprovveduta della ragazzina spaurita che era un tempo, nonostante lo slogan del titolo reciti: become the Tomb Raider. La maggior parte dei problemi citati, secondo me, sono dovuti dal fatto che Crystal Dynamics (il team che ha sviluppato i precedenti) abbia concesso molta libertà ai ragazzi di Eidos Montréal, che conoscono poco il nuovo corso dell’eroina. A questo punto, sarebbe stato meglio che la storia l’avesse scritta il team precedente, anche se la probabilità di trovarsi davanti un altro Rise sarebbe stata molto alta.

In ogni caso, in fondo al tunnel c’è uno spiraglio di luce: l’avventura infatti, non è priva di bei momenti. Vi sono delle scene davvero spettacolari e qualche situazione dal forte carico emotivo, ma l’impianto narrativo riamane l’aspetto meno riuscito del prodotto, che in altri settori è invece in grado di raggiungere l’eccellenza.

Un gameplay smussato quasi in ogni aspetto

Shadow of the Tomb Raider stealth

Shadow of the Tomb Raider è un gioco che osa poco. Gli sviluppatori sanno che la componente shooter rappresenta la parte più debole del gameplay (a causa del solito sistema di mira farraginoso e a uno scarso dinamismo degli scontri), infatti hanno fatto di tutto per limitarla. Le sparatorie non mancano, ma quelle in cui si è obbligati sono davvero poche. La maggior parte delle scene permette di scegliere l’approccio allo scontro, dato che le meccaniche stealth sono state notevolmente migliorate. La vostra scelta ricadrà sempre in questo approccio, perché basteranno davvero pochi colpi per tirarvi giù, anche a difficoltà normale.

Lo stealth offre molte possibilità: una delle aggiunte più rilevanti è la possibilità di mimetizzarsi col fogliame, estesa anche alle pareti ricche di vegetazione. Purtroppo gli sviluppatori non si sono preoccupati molto del bilanciamento, infatti mentre si è mimetizzati sarà possibile compiere delle vere e proprie stragi, a causa anche di un IA tutt’altro che intelligente. In pratica una volta ucciso un nemico da un muro di fogliame, il compagno si recherà immediatamente sul corpo del soldato appena ucciso, fin qui tutto nella norma. Peccato che si tratti di una falla dell’IA nemica, questo sistema vi permetterà di ripulire intere aeree, poiché i nemici piuttosto che disperdersi per cercare Lara, si limitano a raggiungere il corpo del compagno, permettendovi di eliminarli uno ad uno. Anche i gadget sono piuttosto esagerati: vi sono diverse tipologie di frecce, che spaziano dalle normali a quelle del furore, in grado di alterare lo stato psicologico del nemico, che inizierà ad aprire il fuoco sugli alleati. C’è da dire che impostando il titolo a difficoltà “tutt’uno con la giungla” i gadget sono molto più limitati e la barra di individuazione dei nemici impiegherà meno tempo a riempirsi, quindi il mio consiglio è quello di partire subito a difficoltà massima. Rimane il fatto che i problemi legati al bilanciamento possono rovinare in certi frangenti la godibilità del titolo.

L’esplorazione è l’elemento più accattivante della produzione, ciò appare chiaro fin dai primi istanti di gioco. Grazie a delle aree ricche di dettaglio, un level design eccelso e a dei puzzle ambientali finalmente più curati, questa componente spicca letteralmente il volo, com’è giusto che sia in un titolo adventure. Partiamo dalle scalate dinamiche che con l’aggiunta della corda, vantano adesso un dinamismo invidiabile: quando il titolo fonde in un’unica sezione platform tutti i suoi elementi, dalla piccozza alla neo introdotta corda, la quale permette di oscillare sulle pareti o di calarsi giù da esse, questa raggiunge vette inedite per la serie, superando quasi quelle viste in Uncharted, perlomeno per quanto riguarda la varietà.

Gli enigmi ambientali, soprattutto nelle tombe, in termini di varietà e complessità si posizionano in cima ad una classifica che al suo interno include titoli come Uncharted 4. Sotto questo aspetto Eidos Montréal si è davvero superata, mai in un titolo adventure mi sono sentito così coinvolto e ammaliato da una fase puzzle. La varietà scenica e degli enigmi è elevata, nelle circa dodici tombe presenti al momento (sette sono già state annunciate come DLC incluso nel season pass), vi sono poche ripetizioni, forse a peccare è l’assenza di numerose trappole, che si limitano quasi sempre a dei cavi che se calpestati faranno uscire degli spuntoni, che vi uccideranno all’istante. Stavolta il giocatore dovrà preoccuparsi anche di trovare l’ingresso della tomba. Nei capitoli precedenti le tombe erano situate in bella vista, permettendo ai giocatori di entrare senza alcun problema. In Shadow of the Tomb Raider, sono sempre nascoste. Prima di giungere a destinazione dovrete percorrere lunghe distese subacquee, scalare delle pareti rocciose, tuffarvi da altezze elevate e infine sfruttare la corda per dondolarvi e lanciarvi.

Ritorna in questo capitolo, l’albero delle abilità insieme ad un sistema di progressione legato alle armi e alle armature. Le abilità si dividono in tre rami: esploratrice, guerriera e saccheggiatrice. Ogni ramo include diverse abilità, che di base oltre a progredire e sviluppare le capacità di Lara, rendono il titolo abbastanza semplice. Un consiglio è sicuramente quello di limitare i potenziamenti, soprattutto se giocate a difficoltà facile o normale.

I costumi stavolta, a differenza di Rise, includono dei bonus più marcati, che spaziano dai classici danni ridotti ad un potenziamento dell’istinto di sopravvivenza, che permette di individuare con estrema facilità, gli oggetti importanti e le leve o i contrappesi da far crollare durante le tombe. Sono presenti anche numerose chicche, come i costumi dei vecchi Tomb Raider. Inoltre ,se avete giocato tutta la serie reboot con lo stesso account Square-Enix collegato, riceverete i costumi dei rispettivi giochi.

Photo Mode e attività secondarie

Shadow of the Tomb Raider relitto

In Shadow of the Tomb Raider, oltre ad un numero smisurato di attività secondarie, è presente il photo mode, un’aggiunta davvero immancabile, data la bellezza degli ambienti del titolo. Esso funziona in modo piuttosto classico, come già abbiamo apprezzato e visto in produzioni quali: Uncharted, God of War, Horizon Zero Dawn e Marvel’s Spider-Man (del quale vi rimandiamo alla nostra recensione), avremo modo di regolare i parametri dell’immagine, come la nitidezza il contrasto e la luminosità, insieme a filtri, cornici e alle espressioni facciali di Lara.

Le attività secondarie, disseminate sull’enorme mappa di gioco, che garantisce una buona varietà di ambienti, spaziando dalla giungla Peruviana a delle antiche rovine, includono la ricerca dei classici collezionabili, come reliquie e documenti (tutti visualizzabili dal menu di gioco), delle missioni secondarie dalla qualità leggermente superiore a Rise (non aspettatevi side-quest elaborate) e infine tombe e cripte, quest’ultime sono delle tombe in miniatura che includono al loro interno piccole sezioni platform e garantiscono un buon impatto scenico.

Comparto tecnico

Abbiamo testato il titolo su una Xbox One X, collegata ad un pannello 4K. Il titolo sotto questo aspetto si dimostra davvero eccezionale, a partire dalla definizione delle texture, sempre elevatissima, un sistema di illuminazione che negli interni a tratti sfiora il fotorealismo e una risoluzione inchiodata sui 2160p (4K nativo). È presente qualche sbavatura, come una modellazione dei personaggi non sempre eccelsa, soprattutto quella dei personaggi secondari; i primari, invece, sono di ottima fattura.

Su Xbox One X e Playstation 4 Pro, il titolo offre 2 modalità di rendering: “alta risoluzione” e “Frame Rate elevato”. La prima su One X raggiunge i 4K nativi e un massimo di 30 fps, con qualche calo sui 27, impercettibile per un titolo in terza persona. Su PS4 Pro invece, raggiunge un massimo di 1872p e un frame rate che ha come target i 30 fps. Nel caso sceglieste di impostare il gioco su “alte prestazione”, avrete un massimo di 40/50 fps su PS4 Pro e 60 fps quasi granitici su One X, ma la risoluzione scenderà in entrambi i casi a 1920x1080p.

Menzione d’onore per il comparto audio del titolo. La colonna sonora è meravigliosa, include dei brani in grado di dare il giusto tono alle scene. Ancor più eccezionale è il lavoro fatto sul sound ambientale: il titolo supporta l’audio 3D, se avete delle cuffie di buona fattura o delle casse in grado di riprodurre la spazialità dei suoni, vi godrete appieno uno dei comparti audio più riusciti di questa generazione di console.

Il doppiaggio in italiano risulta a volte di bassa qualità, anche quello dei personaggi primari. Senza contare che sia afflitto da un problema legato alla sincronia del labiale che sparisce quasi del tutto in lingua originale. Pessimo invece il lavoro svolto sul missaggio: spesso, se non avete i sottotitoli attivi, vi perderete numerose linee di dialogo.

Concludo infine citando le impostazioni legate alla difficoltà, che garantiscono una buona accessibilità ai giocatori meno esperti e un ottimo livello di sfida ai più audaci e pazienti. Dalla sezione “difficoltà” è possibile gestire in maniera indipendente il livello di sfida relativo a: combattimenti, esplorazione ed enigmi. Nel primo caso all’aumentare della difficoltà i nemici infliggeranno più danni, per quanto riguarda l’esplorazione sparirà la vernice bianca dalle pareti, rendendo più difficile capire quali appigli sono scalabili, infine ultimo caso, i puzzle saranno privi di aiuti, grazie alla rimozione dell’istinto di sopravvivenza. Aumenteranno in alcuni casi anche le trappole.

Video Recensione

Valutazione di TopGamer
Shadow of the Tomb Raider è un titolo che dividerà il mercato: da una parte, gli appassionati di adventure game lo ameranno; dall'altra, coloro che in un titolo cercano una bella storia, rimarranno molto delusi. Purtroppo, il titolo non è riuscito in questo aspetto. Se la componente narrativa fosse stata ottima, staremo tutti gridando al capolavoro. Così non è; bisogna accettarlo. Di una cosa però sono più che certo: alcune ambientazioni e delle specifiche sezioni di gioco ve le porterete "dentro" per molto tempo.
PRO
  • Comparto tecnico
  • Stealth migliorato
  • Varietà degli ambienti
  • Ottima la gestione della difficoltà
  • Puzzle ambientali e sezioni platform
CONTRO
  • Comparto narrativo deludente
  • Personaggi sottotono
  • IA nemica
  • Missaggio audio
  • Sezioni Shooter
8/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
2,50/5
4 voti
Vota tu
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars
Loading...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi