Spyro Reignited Trilogy – Recensione

Spyro fa il suo ritorno con questo splendido remake

Scritto il 17.11.2018
da Ismaele "Isma92" Mosca
Spyro Reignited Trilogy - Recensione

Welcome back, purple Dragon

C’era una volta un piccolo draghetto viola che con le sue ardenti fiamme fece esplodere di passione migliaia di giocatori, oltre a surriscaldare molte PS1 dell’epoca. Grazie al suo carisma e ad un umorismo pungente, il platform di Insomniac Games riuscì ad imporsi nell’immaginario collettivo. Chi non conosce Spyro, diciamocelo! Dopo averne parlato un po’ nella prima parte dello speciale sull’omonima saga, oggi andiamo a recensire l’operazione nostalgia indotta da Activision. A seguito del successo stabilito dal ritorno di Crash Bandicoot grazie alla N. Sane Trilogy, il publisher statunitense non poteva certamente farsi sfuggire l’occasione di riportare in auge anche la trilogia storica del celebre rivale, visto che ne possiede i diritti. Ricordo ancora le guerre a suon di “meglio Spyro”, “no, meglio Crash” chiuse da “Fermi tutti, meglio Super Mario 64″, anche se questa è un’altra storia.

La trilogia di Insomniac, pur non reggendo il confronto con i capolavori del platform dell’ammiraglia Nintendo, rimane comunque una piccola perla di diamante del panorama videoludico. Non solo per alcune sue caratteristiche davvero peculiari, ma anche per la simpatia dei personaggi, dei dialoghi spassosi e di tutti quegli elementi che hanno reso celebre Spyro. Oggi, a distanza di un bel po’ di anni dalle ultime apparizioni piuttosto disastrose (non sviluppate da Insomniac), ecco che il draghetto fa il suo ritorno con un remake che riporta in auge i primi tre capitoli classici. E quando la nostalgia chiama, un rifacimento, specie se ben fatto, diventa una grande occasione per riscoprire le grandi opere del passato.

Spyro Reignited Trilogy Screenshot

Ritornando ai fasti di un tempo

Spesso ci si lamenta dei remake, così come delle remastered. Vengono viste semplicemente come bieche operazioni commerciali atte a coprir buchi e crisi creative o per giocare, appunto, sulle note della nostalgia. Tuttavia, quando arrivano rifacimenti come questi, non si può che esserne felici. Parliamo di prodotti usciti all’incirca vent’anni fa e che ancora oggi sanno farsi valere e Spyro Reignited Trilogy lo dimostra ampiamente. Sebbene vada precisato sin da subito: la trilogia di Spyro non è un capolavoro, nemmeno prendendo singolarmente ognuno dei tre capitoli. Si tratta però di tre platform deliziosi e che oggi più di allora hanno tanto da dire. Questo perché ormai il genere dei platform 3D è diventato sempre più di nicchia. Se non fosse per Nintendo con i suoi eccezionali Super Mario, gli unici platform 3D che avremmo visto in azione sarebbero stati indie come Yooka-Laylee, A Hat in Time o Super Lucky’s Tale ed ovviamente Ratchet & Clank (anch’esso remake-reboot, però). Infatti, è innegabile che questo genere sia passato ormai inevitabilmente in sordina, anche se sarebbe veramente bello rivedere un’esplosione di platform 3D così com’era un tempo, a suon di Super Mario, Croc, Spyro, Crash, Banjo-Kazooie, Gex, Bugs Bunny, 40 Winks, Tombi 2, Donkey Kong 64, Rayman 2, Glover, NiGHTS e chi più ne ha più ne metta.

Questo remake è stato realizzato dal team, Toys for Bob e mantiene invariati il feeling ed il gameplay tipico della trilogia di Spyro. Pur avendo rimodernato praticamente in tutto e per tutto il comparto tecnico e stilistico, la giocabilità è rimasta praticamente immutata, proprio per lasciare l’esperienza identica a quella di vent’anni fa. Ad esempio, per Crash Bandicoot, Vicarious Visions ha ben pensato di introdurre le prove a tempo anche nei primi due capitoli del celebre marsupiale ed ha totalmente rimodernato il primo episodio, il quale necessitava effettivamente di una svecchiata. Con Spyro, invece, non è stato necessario cambiare nulla alla formula di gioco (migliorata, giustamente, solo la gestione della telecamera), in quanto è uno dei pochi platform 3D a non sentire il peso degli anni, bisogna ammetterlo. Sebbene chi vi scrive ritenga Croc: Legend of the Gobbos superiore ai tre capitoli del draghetto viola, va fatto anche presente che il gioiello di Argonaut Software sia abbastanza invecchiato e, nel caso di un rifacimento, andrebbe necessariamente riveduto e corretto in alcune meccaniche. Ciò dimostra la qualità e la bravura di Insomniac Games già ai tempi.

Graficamente, Spyro Reignited Trilogy è veramente una gioia per gli occhi. Toys for Bob ha realizzato un lavoro davvero sontuoso, modificando leggermente nello stile tutte le ambientazioni dei tre capitoli. In questo modo, non si son limitati solamente a riportare ai giorni nostri le location e i livelli così come in passato, bensì hanno trasmesso anche parte del loro stile in questo remake. Alcuni effetti di illuminazione sono meravigliosi, ma dove il team ha svolto un notevole lavoro è sull’erba e sulla reazione della stessa alle fiamme che fuoriescono dalla bocca di Spyro. Stesso discorso dicasi per la realizzazione dei personaggi, quasi completamente stravolti (in positivo) rispetto al passato. Piccola critica va però mossa ai menu dei totali. In Spyro 2 e 3, essi risultavano molto più peculiari; infatti, nel secondo capitolo, Spyro riceve il Libro Guida (Guide Book) da Elora ed era realmente consultabile nell’originale per vedere l’elenco dei totali per il 100%. Nel remake hanno purtroppo avuto l’idea di ricreare un unico tipo di menu (efficace, ma poco accattivante) per tutti e tre gli Spyro, facendo così perdere parte del fascino caratteristico degli originali. In compenso, la mappa che ai tempi venne introdotta da Spyro 2 in poi, la troviamo ora disponibile anche nel primo episodio.

Dal punto di vista musicale, invece, sebbene tutti i brani siano stati riarrangiati, con tanto di supervisione del compositore storico, Stewart Copeland (batterista dei The Police), i brani originali restano una spanna sopra alle rivisitazioni. Solo in qualche rara occasione ritroviamo riarrangiamenti superiori alla controparte originale. Fortuna vuole che il team abbia pensato di introdurre la possibilità di scelta. Quindi, chi vuole ascoltare le musiche originali, può farlo tranquillamente, andando nel menu apposito. Tuttavia, questo sta proprio a confermare il fatto che la colonna sonora riarrangiata sia nel complesso più sottotono. Pertanto, il consiglio è quello di selezionare le musiche originali. I tre titoli sono stati completamente ridoppiati, correggendo anche la pronuncia di Spyro (dal vecchio “Spiro” al corretto “Spairo“). Il vecchio doppiaggio non era granché. Alcune voci erano proprio raccapriccianti. Il lavoro svolto da questo punto di vista è quindi molto buono (ma non eccelso), però la voce di Alessandro Ricci calzava a pennello nel personaggio di Riccone, introdotto in Spyro 2. Chi ha giocato gli originali, rimpiangerà sicuramente la voce di quel dannato orso avaro di gemme.

Arriviamo ora alla nota dolente per quanto riguarda la versione retail della Reignited Trilogy. A quanto pare, la scelta è stata quella di inserire nel disco solamente il primo mondo di Spyro the Dragon. Ripto’s Rage! e Year of the Dragon, nonché il resto del primo episodio, in download. Francamente, questa idea rimane una delle più stupide che si potessero mai concepire. Non ha senso mettere su un disco blu ray solamente 230 MB e i restanti 40 e passa GB da scaricare.

Spyro Reignited Trilogy Screenshot 2

Ripercorrendo i tre Spyro

Abbiamo appena parlato del lavoro svolto per il remake. Andiamo adesso a fare un veloce ripassino dell’intera trilogia presente in Spyro Reignited Trilogy.

Spyro the Dragon

In Spyro the Dragon, il malvagio Gnasty Gnorc (in italiano Nasty Norc) odia alla follia i draghi poiché lo avevano esiliato in un mondo lontano, ribattezzato dall’antagonista come Gnasty World. Desideroso di vendetta e acquisendo col passar degli anni sempre più poteri, Gnasty trasforma le gemme dei draghi nei suoi scagnozzi e “pietrifica” in cristalli tutti i draghi, mancando però Spyro. Quest’ultimo dovrà quindi viaggiare per i vari regni, liberare i draghi catturati e sconfiggere il suo nemico.

Il primo capitolo delle avventure di Spyro è senza alcun dubbio quello che ancora non dimostra appieno il talento e le potenzialità di Insomniac Games. Va però fatto presente che sebbene sia il meno complesso da un punto di vista esplorativo e di level design, al contempo è anche quello più difficile del trittico e che riesce a miscelare in maniera sapiente esplorazioni e puro platforming. Proprio qui vi è l’origine dei maledetti ladri di uova, entrati ormai nell’immaginario collettivo. Chi non li ha odiati durante gli inseguimenti per acciuffarli? Oltre a liberare i draghi e a trovare alcune uova, sparse per i livelli vi sono delle gemme da raccogliere che nel sequel riceveranno molta più importanza.

Spyro 2: Ripto’s Rage!

Con Spyro 2: Ripto’s Rage!, Insomniac Games alza totalmente l’asticella del suo beniamino. Le cutscene sono incrementate e risultano più divertenti ed anche i dialoghi dimostrano parte della maturità del team di sviluppo. Come se non bastasse, in questo capitolo viene introdotto il personaggio di Riccone, un lurido pezzo di m***a che ci chiederà gemme in continuazione per insegnarci mosse o aprirci dei percorsi. Oltre a lui, vi sono il professore, Elora e Hunter; quest’ultimo lo rivedremo anche in Spyro: Year of the Dragon.

Questo capitolo è ambientato subito dopo le avventure del primo Spyro. Il draghetto viola e Sparx vogliono godersi le meritate vacanze, ma quando accedono al portale che li dovrebbe portare alle Spiagge del Drago, finiscono ad Avalar. Qui fa la conoscenza del professore, Hunter ed Elora. Sono stati loro a compromettere il portale per far arrivare un drago nel loro regno. Il motivo? Fermare il cattivone di turno, Ripto, giunto ad Avalar per imporre una sorta di dittatura.

Spyro 2 introduce tante novità alla formula di gioco. Incrementa la qualità del level design, permette al draghetto di nuotare, potendo immergersi anche sott’acqua ed in più vengono aggiunte ulteriori abilità, da apprendere sempre nel corso dell’avventura. Non più draghi da salvare, ma livelli da portare a termine per ottenere il rispettivo talismano. Oltre a questo, sparsi per i vari mondi e stage vi sono anche delle sfere da scovare, alcune nascoste, altre ricevute in cambio di favori, in pieno stile platform collectathon, molto scuola Banjo-Kazooie, uscito proprio l’anno prima. Per ottenere sfere ci sono anche tanti minigiochi, alcuni dei quali davvero ben riusciti e molto divertenti. Inoltre c’è Zefiro, uno dei livelli più belli dell’intera trilogia. Non ci sono però i ladri di uova, che faranno il loro ritorno nel capitolo successivo.

Spyro: Year of the Dragon

Con il terzo capitolo, Insomniac doveva fare qualcosa in più per sbalordire. Non era facile, però. Il meglio era stato già fatto con il prequel. Cosa si poteva fare per arricchire ulteriormente la formula di gioco? Ecco che vengono quindi introdotti più personaggi giocabili oltre al draghetto viola.

L’idea risulta avvincente in parte. Purtroppo, inserire ulteriori personaggi comporta anche altrettanti moveset e abilità differenti. Spyro rimane un personaggio gradevole da controllare. Veloce. Scattante. Agile. Motivi che hanno fatto in modo che la trilogia non risultasse per nulla invecchiata nel corso degli anni. Non si può dire lo stesso degli altri personaggi. Sebbene le idee di fondo siano validissime, il gameplay scaturito dai compagni d’avventura di Spyro perde qualche colpo in più occasioni. Ad esempio, Sheila il canguro ci permette di spiccare salti altissimi, ma di base il personaggio è molto lento ed oggi come allora risulta talvolta noioso da controllare. E lo stesso vale un po’ per tutti i personaggi. Geniali alcune trovate che sfruttano le loro meccaniche, ma è anche vero che qualche sezione non sia particolarmente brillante per game design, peccando talvolta pure per scelte di programmazione non proprio eccezionali.

Per il resto, Spyro: Year of the Dragon rimane un titolo solido e che migliora ulteriormente la struttura dei livelli, il tasso di esplorazione e tutto ciò che ne consegue, vantando anche delle sezioni in skate davvero divertentissime. Inoltre, ritorna alle origini dal punto di vista dei collezionabili. Al posto dei draghi, vi sono le uova di drago, proprio come nel primo, ma ne sono molte di più. Una ci viene consegnata portando a termine un livello, proprio come per i talismani di Spyro 2. Tutte le altre sono nascoste o ci vengono date in cambio di attività secondarie (proprio come le sfere del prequel).

In quest’avventura, il draghetto viola dovrà recuperare per l’appunto le uova di drago rubate da Bianca, una coniglietta aspirante strega al servizio di una maga malvagia. Così, Spyro, Hunter e Sparx si avventurano nei Mondi Dimenticati, dimora della maga che vuole il potere dei draghi per ottenere l’immortalità.

Spyro Reignited Trilogy Screenshot 3

Tirando le somme

La trilogia di Spyro non è sicuramente tra i capolavori del platform, come dicevamo in precedenza, ma rimane senza dubbio da giocare. Si tratta di prodotti carismatici, divertenti e che pur prendendo qua e là da altri titoli dello stesso genere, vantano trovate originali, nonché un gameplay unico ed iconico.

Dire quale sia il migliore dei tre è effettivamente molto difficile. Di sicuro, come già accennato in precedenza, il primo è probabilmente il più impegnativo dal punto di vista della sfida. Il terzo, senz’altro il più ricco e completo, anche se nell’introdurre tanti elementi ludici, come ulteriori personaggi giocabili, paga lo scotto di avere qualche sezione di gioco meno ispirata. Quindi, è forse proprio Spyro 2: Ripto’s Rage! il migliore del trittico. Meno ricco del terzo, ma nel complesso più curato nella sua totalità.

Con la speranza che possa arrivare un capitolo inedito vero e proprio, godiamoci questo remake. Anche perché l’ultimo episodio davvero degno di nota, pur non essendo all’altezza della trilogia, è A Hero’s Tail, uscito nel 2004.

Spyro Reignited Trilogy Screenshot 4

Valutazione di TopGamer
Spyro Reignited Trilogy è un canto nostalgico ai fan del draghetto viola, ma anche un'ottima occasione per rivivere le avventure della trilogia classica realizzata da Insomniac Games. Oggi come allora, i tre capitoli di Spyro sono titoli avvincenti e caratterizzati da un umorismo pungente e da dialoghi spassosi. Intrisi dal pieno stile Insomniac (che raggiungerà la piena maturità anni dopo con Ratchet & Clank), Spyro Reignited Trilogy rimane un prodotto solido e sicuramente da avere che garantisce un'esperienza nel complesso molto piacevole, pur non raggiungendo i capolavori che hanno fatto la storia del genere. Un'operazione nostalgia che ci ricorda come, ancora oggi, i platform abbiano ancora tanto da dire.
PRO
  • Il ritorno di una grande trilogia
  • Restyling tecnico di gran spessore
  • Formula di gioco ancora oggi attuale
CONTRO
  • Scelta discutibile del formato retail
  • Colonna sonora riarrangiata non particolarmente ispirata
8/10
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