Terminator: Resistance – Recensione

Il ritorno ai tie-in di bassa qualità

Scritto il 07.12.2019
da Enrico Vanni
Terminator Resistance - Recensione

Dopo una serie di tie-in di spessore proposti da Rocksteady e Insomniac per Batman e Spider-Man speravamo che il mercato videoludico non dovesse rivivere i tempi in cui titoli tratti da fumetti o film avrebbero messo alla prova la pazienza del giocatore o del fan della suddetta. Purtroppo ci siamo dovuti ricredere dopo l’uscita di Terminator: Resistance, uno sparatutto in prima persona che offre al giocatore la possibilità di lanciarsi in battaglia vent’anni anni dopo la rivolta di Skynet e del giorno del giudizio.

In questo FPS ispirato all’universo narrativo di Terminator, impersoneremo un membro sopravvissuto della resistenza contro le macchine; scampato alla mattanza del suo plotone ha trovato rifugio nei pressi di Pasadena, per mettere in guardia il resto dei soldati dalla presenza di macchine camuffate da esseri umani. Le vicende si svolgono vent’anni dopo il fatidico giorno del giudizio e Skynet ha già devastato tutti gli stati uniti alla ricerca degli ultimi esseri umani per sterminarli dal pianeta.

Il gioco ci mette in condizioni di poter dialogare con buona parte dei personaggi principali che incontreremo sul nostro cammino, con risposte a scelta multipla. Queste avranno un impatto su tutti i personaggi e modificheranno la loro fiducia nei nostri confronti.

Terminator

Superficialità videoludica

Il problema di questo titolo è la superficialità del gameplay che va a incidere sull’intera esperienza. Partiamo dal fatto che si tratta di un gioco davvero troppo semplice, anche se giocato a livelli di difficoltà più alti, con nemici che si muovono con pattern e schemi fin troppo prevedibili, e la possibilità di sconfiggerli senza troppi sforzi. Questa cosa fa si che la possibilità di giocarlo in stealth vada a farsi benedire in quanto allertare i nemici non crea nessun problema al giocatore. Anche i nemici più potenti come i T-800, passate le prime fasi, risulteranno poco aggressivi e facili da abbattere.

Nel gioco sarà inoltre possibile recuperare munizioni e medikit in giro per la mappa, ma anche questa cosa è stata tarata male, poiché ce ne sono veramente troppi; essendo presente un sistema di crafting, quest’ultimo diventa subito obsoleto visto che il gioco ci pensa già da solo a riempirvi l’inventario di munizioni e oggetti di supporto. L’unica limitazione che l’inventario ci fornisce è lo spazio: il peso degli oggetti non intaccherà i vostri movimenti.

Gran parte dei nemici sarà possibile abbatterli con le normali armi a munizioni standard disponibili sin da subito, mentre i T-800 ne saranno immuni. Al primo incontro saremo infatti costretti a effettuare manovre stealth per non farci notare, ma non appena riusciremo a mettere mano sulle armi al plasma – facilmente reperibili anche queste – buttar giù i temibili T-800 sarà come bere un bicchiere d’acqua, mandando a farsi benedire anche quel minimo di sfida che essi donavano. Questo aspetto dovrebbe far infuriare soprattutto i fan della saga che sanno quanto può essere letale un terminator.

In Terminator: Resistance è presente anche l’albero delle abilità, facilmente incrementabile, ed offrirà al giocatore la capacità di portare più oggetti nell’inventario, sbloccare le serrature più complicate, hackerare i terminali di Skynet e così via. Purtroppo anche questi minigiochi non portano a niente di concreto, poiché dietro la maggior parte delle porte saranno presenti munizioni e armi che vanno ad aggiungersi alle numerose trovate in giro per la mappa, senza fornire un vero e premio concreto. Insomma, la quantità di cose secondarie presenti nel titolo non servono praticamente a niente; gli oggetti sono già abbondanti all’interno della mappa. Ciò non giova quindi né al giocatore né all’esperienza videoludica offerta. Sarebbe stato necessario mettere meno oggetti e concentrare quelli più significativi all’interno delle porte chiuse o delle casse disseminate per la mappa. Inutile cercare di scassinare una serratura per recuperare medikit e armamenti se gli stessi si possono trovare liberamente nel mondo di gioco. Lo stesso pensiero si può applicare al sistema di crafting per gli oggetti.

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Scarso comparto tecnico

Parlando del comparto grafico, Terminator: Resistance non spicca affatto, mostrando un uso approssimativo dell’Unreal Engine e di filtri per mascherare tutti i difetti visivi. La versione da noi provata è quella per Xbox One; a differenza della versione per PC, quella console ha problemi di ottimizzazione troppo evidenti. Partiamo dal frame decisamente ballerino che rimane costante per la maggior parte del tempo, mostrando segni di fluidità solo in brevi tratti della mappa dove i poligoni da elaborare sono minimi. I cali di frame rate sono presenti troppe volte nonostante non vadano oltre i 30 fotogrammi al secondo; risultano così frequenti che il motore grafico non riesce a raggiungere nemmeno la soglia garantita. Un altro difetto che abbiamo notato è la qualità troppo bassa delle texture applicate a diversi oggetti. Ad esempio, siamo entrati in un livello dove erano presenti soldati della resistenza con dei cani e questi ultimi sembravano spelacchiati da quanto fosse pessima la qualità del modello e delle texture.

Torniamo adesso sui controlli del gioco: non esageriamo quando affermiamo che i comandi sono legnosi e mal calibrati. Nel momento in cui dirigiamo in una direzione lo sguardo del nostro personaggio, possiamo notare un’accelerazione della telecamera in modo innaturale, come se l’input venisse preso in ritardo. Oltre a questo è il sistema di mira stesso che viene estremamente penalizzato da questo difetto della telecamera.

Nonostante il videogioco di Rambo per PS3, Xbox 360 e PC sia il livello più basso toccato da un tie-in in ambito videoludico, Terminator: Resistance sicuramente lo segue a ruota, dimostrando come non vada sviluppata un opera tratta da un film se i risultati devono essere questi. Se i fan della saga Terminator possono (forse) chiudere un occhio, lo stesso non si può dire dei restanti giocatori, pur considerando che l’idea alla base del titolo fosse in realtà molto valida, ma uno sviluppo grossolano ne ha segnato in totale fallimento.

Valutazione di TopGamer
Terminator: Resistance è un chiaro esempio di come NON debba essere un tie-in. C'erano tutti i presupposti per un buon titolo ispirato a Terminator, ma uno sviluppo grossolano ne ha intaccato totalmente l'esperienza videoludica.
PRO
  • Nulla da segnalare
CONTRO
  • Troppo semplice
  • IA troppo prevedibile
  • Sistema di crafting inutile
  • Comandi legnosi
  • Comparto grafico scadente
4/10
VOTAZIONE
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5,00/5
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