The Evil Within 2 – Recensione

Quando Shinji Mikami annunciò che sarebbe tornato a lavorare nel panorama videoludico tutti rimanemmo a bocca aperta. Mikami era riuscito a tagliarsi una fetta di pubblico molto importante grazie alle sue opere tra cui il noto franchise di Resident Evil. The Evil Within è stato il suo trampolino di lancio in collaborazione con Bethesda, peccato […]

Scritto il 17.10.2017
da Davide Pulizzi

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Quando Shinji Mikami annunciò che sarebbe tornato a lavorare nel panorama videoludico tutti rimanemmo a bocca aperta. Mikami era riuscito a tagliarsi una fetta di pubblico molto importante grazie alle sue opere tra cui il noto franchise di Resident Evil. The Evil Within è stato il suo trampolino di lancio in collaborazione con Bethesda, peccato che però il prodotto non abbia soddisfatto a pieno i palati di molti videogiocatori. Tra l’altro, qualche giorno fa ne abbiamo parlato sulle pagine di Topgamer.it con un’editoriale a riguardo in attesa della recensione di oggi. 

Sarà riuscito The Evil Within 2 a stupirci ed a battezzarsi come il miglior survival horror dell’attuale generazione?

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Sono passati ben tre anni dagli avvenimenti accaduti al Beacon Mental Hospital, eppure Sebastian Castellanos non ha ancora trovato tutte le risposte alle sue domande. La morte di sua figlia Lily è stata inscenata da parte della Mobius, un’organizzazione antagonista e creatrice dello STEM. Ma che cos’è esattamente lo STEM? Si tratta semplicemente di un sistema che permette di unire e connettere più menti alla volta per dare vita ad un mondo irreale. Questa volta, però, Lily è veramente in pericolo e solo suo padre Sebastian potrà salvarla e riportare ordine nel caos.

LA MENTE GIOCA BRUTTI SCHERZI
In questo seguido abbiamo un cambio di direzione piuttosto importante, riuscendo, in termini di comparto narrativo, dove il primo capitolo aveva peccato. Rispetto al suo predecessore, The Evil Within 2 mette subito in chiaro le cose come stanno, dimostrando la buona qualità del lavoro certosino svolto dagli sviluppatori nella sua realizzazione. Il giocatore conoscerà meglio il personaggio di Sebastian Castellanos, con anche la possibilità di affezionarsi alla sua figura.
Il gioco è ambientato a Union, una “città” creata tramite lo STEM e contenente molte chicche in serbo per noi. Nel corso della campagna, della durata simile a quella del precedente capitolo, si avrà la possibilità di scoprire informazioni riguardanti la famiglia di Sebastian, la Mobius ed i suoi dipendenti rimasti intrappolati all’interno dello STEM;  vi saranno anche presenti numerose missioni secondarie, riuscendo così a spezzare un po’ il ritmo del gioco.

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Con l’ausilio di una ricetrasmittente, avremo il compito di intercettare diverse frequenze che evidenzieranno nuovi punti sulla mappa e, qui, potremo raccogliere un po’ di scorte o aiutare dei membri intrappolati nello STEM. Questo nuovo prodotto  targato Tango Gameworks si è rivelato davvero solido rispetto al capostipite: il gameplay del gioco è stato reso accessibile ad un target di pubblico più ampio. La difficolta non mancherà di certo! Soprattutto per i giocatori più “completisti”, in quanto vi è la possibilità di sbloccare (a gioco finito) il New Game Plus, che vi permetterà di ricominciare il gioco senza nessun salvataggio automatico, nessun tipo di potenziamento e molto altro ancora. Tornando al discorso del gameplay, in The Evil Within 2 risulta ancora legnoso sotto certi aspetti, rendendo Sebastian impacciato e un po’ goffo nelle sue movenze, a volte nei momenti meno opportuni.

Da notare una certa crescita nella componente stealth del gioco, dove il più delle volte sarà una delle tattiche migliori per poter proseguire l’avventura, in quanto il numero delle munizioni si rivelerà quasi sempre basso e con questo si può arrivare a dire che il timbro survival è molto più marcato e appagante. Lo sviluppo del personaggio ed il miglioramento delle armi risultano anch’essi punti forti di questa produzione. Potremo man mano raccogliere materiali o oggetti di qualsiasi tipo per utilizzarli nella fabbricazione di munizioni o nel potenziamento di armi.  Il punto di salvataggio in The Evil Within 2 si raggiunge tramite degli specchi, attraverso i quali si giungerà nel vecchio ufficio del detective Sebastian, dove potremo salvare manualmente i dati della partita e dove si troverà anche una sedia a rotelle da cui si potrà usare il gel verde raccolto dai mostri uccisi per migliorare le categorie: salute, furtivi e combattimento. Questo per dare la possibilità al giocatore di decidere il proprio stile di gioco e con cui si darà forma a Sebastian. 

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Non tutti i nemici in The Evil Within 2 sono uguali. Certo, principalmente ci sono i classici mostri che abbiamo visto già in passato, ma bisognerà anche trovare un diverso approccio strategico con gli altri. Il giocatore dovrà ponderare bene le scelte da prendere, soprattutto per coloro che decideranno di giocare questo titolo in modalità più impegnativa. Bisogna ammettere che le bossfight non sono molte, anzi, ma quelle poche presenti risultano ben congegnate e s’incastonano bene con tutta la produzione. The Evil Within 2 è riuscito a metterci in seria difficoltà in determinati momenti di gioco con scene cruenti e situazioni paranormali che riescono a mettere in subbuglio chi sta giocando. Da applaudire l’ottimo sonoro utilizzato che riesce a dare il meglio di sé in qualsiasi situazione, risultando molto efficace: dal semplice rumore di un violino ai suoni ovattati e via dicendo. 

Le uniche pecche da segnalare riguardano il frame rate poco stabile nei primi secondi in cui viene ricaricata una partita, per il resto The Evil Within 2 riesce a difendersi egregiamente. Il motore grafico, STEM Engine, derivato dall’id Tech 5, è sicuramente un buon prodotto, ma che spesso e volentieri risulta ballerino, con qualche incertezza di troppo nelle fasi di caricamento. Tolte queste piccole discrepanze, The Evil Within 2 rappresenta senza ombra di dubbio uno dei picchi più alti del genere survival/horror, per lo meno di questa generazione al quanto povera. Un’avventura che invitiamo a chiunque di provare e di assaporare, possibilmente a luci spente e volume al massimo.
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