The Girl and the Robot: Recensione

Versione testata: PlayStation 4 Data di uscita: 20 / 06 / 2017 Nel corso di poco meno di un decennio, il mercato indipendente ci ha coccolati con estrema cura e attenzione, proponendoci anche delle perle di realizzazione artistica non indifferenti. Tutti si ricordano di Braid, The Stanley Parable e ToThe Moon, giochi che, proprio per […]

Scritto il 20.10.2017
da antonino.wolf@gmail.com

Versione testata: PlayStation 4

Data di uscita: 20 / 06 / 2017


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Nel corso di poco meno di un decennio, il mercato indipendente ci ha coccolati con estrema cura e attenzione, proponendoci anche delle perle di realizzazione artistica non indifferenti. Tutti si ricordano di Braid, The Stanley Parable e ToThe Moon, giochi che, proprio per il loro concept e per il loro approccio al videogioco, hanno fatto la storia degli albori del mercato indipendente. Insieme a tanti altri, ovviamente.

Col tempo, molti giocatori hanno imparato ad apprezzare le sperimentazioni e gli splendidi giochetti di stile proposti da alcuni sviluppatori. Il nostro palato veniva stuzzicato dalle loro idee, che si rivelavano sempre più originali e interessanti, sempre più divertenti e ispirate.

Almeno, nella maggiorparte dei casi. Un titolo come The Girl and The Robot, purtroppo, è l’esatto risvolto della medaglia: qualche idea effettivamente originale che si erge in un mare di riciclo, meccaniche di gioco poco ispirate e scelte di game-design tutt’altro che condivisibili.

Non diciamo che The Girl And The Robot sia il gioco più brutto mai creato, anzi: come potete vedere dalla tabella qui sopra, ha anche degli elementi che abbiamo particolarmente apprezzato. E si potrebbe persino dire che abbia una sua filosofia di fondo, un’idea poetica che ha ispirato il tutto; il problema è quello che le gira intorno.

The Girl and the Robot è ora disponibile su Steam e su console al prezzo di €9,99.


La [bambina] e il robot

La storia è molto semplice: una bambina è rinchiusa all’interno di una torre per un motivo non precisato, e viene liberata da un tenero vecchietto dopo essersi presa cura del suo uccellino. Suona molto ambigua e disturbante, ma vi assicuriamo che il volatile era blu e aveva le piume.

Fuggita dalla sua prigione, la bambina trova un medaglione con un grosso rubino incastonato all’interno, e diventa immediatamente portatrice del suo straordinario potere: la capacità di controllare un robot dorato in remoto, che, da quel momento, sarà la sua guardia del corpo personale.

Un rapporto tra due personaggi che, per certi aspetti, ricorda un po’ quello tra Ico e Yorda, tra il ragazzino e Trico. È evidente, quindi, che il Team Ico è stato una forte ispirazione per i ragazzi di Flying Carpets Games; purtroppo, noi non siamo qui per lodare gli intenti.

Il rapporto tra la ragazzina e il robot, infatti, sembra incapace di suscitare empatia per fin troppi motivi; primo fra tutti, il fatto che la loro “amicizia” somigli più a un rapporto tra padrone e schiavo, e questa sensazione non viene mai approfondita né smentita fino in fondo (se non che il robot era rinchiuso in una gabbia, e la ragazzina lo ha liberato). Le cutscene sono quasi assenti, fatta eccezione per pochissime sequenze filmate nei momenti chiave dell’avventura, che ci metteranno di fronte ai protagonisti o alla temibile regina / imperatrice / usurpatrice che governa il piccolo borgo medievale. Non a caso, un altro riferimento alla storia di Ico.

Per tutto il resto della storia, che ha un asprissimo retrogusto di già visto e di cliché, la ragazzina e il robot si ritroveranno a risolvere semplicemente un enigma dopo l’altro, affrontando di tanto in tanto dei pericolosi avversari che tenteranno di rapire la nostra protagonista. Il comparto narrativo, dunque, risulta già scialbo e poco originale di per sé, senza particolari colpi di scena dall’inizio alla fine e incapace di coinvolgere realmente il giocatore più di tanto.

Il problema, a nostro avviso, è da ricercare nella fase di progettazione: il titolo da noi recensito, seppur venduto a €9,99 su Steam, non è che un “Atto I” di un’avventura che doveva essere inizialmente più lunga e completa, e che per qualche motivo ignoto ha richiesto circa 5 anni per essere realizzata. E i risultati, sfortunatamente, si vedono fin troppo.


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In ritardo di qualche lustro

The Girl And The Robot è un gioco antiquato, dal gusto quasi “invecchiato”, ma non abbastanza ben fatto da poter esser definito “vintage”. Spostandosi sul comparto tecnico-artistico, il level-design è spoglio e poco ispirato, spesso progettato per costringere il giocatore a passare continuamente da un personaggio all’altro per portare avanti uno scenario. Il lato tecnico soffre di cali di frame consistenti più di una volta, sebbene il motore grafico dia qualche soddisfazione occasionale nei dettagli dorati del robot o (raramente) nel modo in cui alcuni scenari sono stati costruiti. Ma ci sono problemi ben più gravi: il sistema di controllo sembra derivato dallo schema WASD anche su console, e si potrebbe facilmente descrivere come una sorta di modello “tank” in 3D. Muovere la telecamera fa “pattinare” i personaggi sul pavimento, ruotando semplicemente il loro modello poligonale senza alcuna animazione; la conseguenza è un sistema di controlli meccanico, legnoso e poco intuitivo, che risulta inutile quando si utilizza una levetta analogica principalmente perché non c’è modo di far muovere fluidamente il personaggio in tutte le direzioni cardinali.

Spesso, inoltre, ci capiterà di dover affrontare altri robot, che tenteranno di uccidere il nostro o di rapire la protagonista (di nuovo, “Team Ico-Style”; ma senza la possibilità di sfuggire ai nemici se questi afferrano la bambina). In quei casi, dovremo anzitutto controllare il robot (che non è immediato come potrebbe sembrare), imbracciare il nostro arco (con frecce infinite e un sistema di puntamento imbarazzante) o la nostra spada, e ogni scontro si ridurrà semplicemente a dare qualche colpo ai nemici (tre al massimo per ogni combo), parare il loro attacco e contrattaccare. Nei momenti peggiori, però, il nostro robot si stordirà così facilmente che sarà impossibile sfuggire alla furia dei nemici, che ci attaccheranno uno dopo l’altro a ripetizione finché non soccomberemo sotto i loro colpi.

E non spenderemo neanche una parola sull’intelligenza artificiale: è così assente che definirla “intelligenza” sarebbe un insulto ai programmatori di tutto il mondo.

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Diluito, buggato, noioso

Si potrebbe anche
passare sopra la storia mal raccontata. Si potrebbe passare sopra persino il
sistema di combattimento: in fondo, The Girl and the Robot è più un
puzzle-game esplorativo che un vero gioco di azione
. Gli enigmi ambientali
sono innumerevoli, e costituiscono il vero fulcro del gioco; ma sono in grado
di salvare l’intera opera, da soli?

Se fossero stati
creati con criterio, probabilmente, il voto che avete visto a inizio recensione
sarebbe stato almeno sopra la sufficienza. Purtroppo, a parte pochissime
eccezioni sparse (come una stanza piena
di camminamenti invisibili, da vedere soltanto attraverso gli occhi del robot
),
gli enigmi del gioco sono banali, prevedibili e, quando riescono a essere
originali, terribilmente frustranti e
fastidiosi
. Forse per esigenze di sviluppo, i Flying Carpets Games hanno diluito tremendamente lo svolgimento del
gioco
, costringendo di continuo il giocatore a passare da un personaggio
all’altro per completare un enigma. Tale processo viene sfruttato in maniera
esagerata, e si capisce di aver toccato il fondo quando, nel secondo livello, il giocatore è costretto a premere una
sequenza di almeno dieci pulsanti passando continuamente dalla ragazzina al
robot
. Un processo così lungo, diluito e tedioso che difficilmente avrete
voglia di farlo un’altra volta; ma, poi, il gioco vi fa andare in Game Over appena un nemico sfiora la
bambina, e piazza il vostro ultimo checkpoint all’inizio dell’enigma stesso.

E, a quel punto, sono
imprecazioni e dolori.

 

Potrebbe fare di più,
ma non si impegna

 

Lo abbiamo detto nella
tabella in apertura: The Girl and the Robot ha anche
qualche idea originale, o almeno apprezzabile. In un calderone così ampio di
idee riciclate da altre parti o da se stesso, ogni tanto è inevitabile che
spicchi una trovata particolarmente interessante, o un modo di guardare allo
scenario che, in qualche modo, riesce a sorprendere. Tuttavia, per il 90% dell’esperienza, il gioco dei Flying Carpets Games
è pieno di problemi
, dalla eccessiva ripetitività della formula di gioco
agli innumerevoli “buchi” che ci hanno permesso di “rompere” diversi enigmi più
di una volta. Non ultima, la possibilità di camminare sulle pareti di un
labirinto e di evitarne buona parte, a patto di trovare il punto giusto da cui
saltare.

Nel complesso, The
Girl and the Robot
non riesce a convincere neanche un po’, e si presenta
come un’esperienza sommaria, incompleta e tutt’altro che interessante da
giocare. Il sistema di combattimento appare troppo legnoso, il sistema di
controlli è poco reattivo e antiquato, e nel complesso tutto ha l’aria di
essere parte di un progetto che poteva indubbiamente essere trattato meglio.

Ed è un peccato:
perché il rapporto tra la ragazzina e il robot poteva essere magico, e la
formula di gioco poteva essere straordinaria. Ma il risultato finale,
purtroppo, è stato ben diverso.

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