The Last of Us Parte II – Recensione

The Last of Us Parte II – Introduzione Dopo le polemiche legate agli spoiler diffusi in rete, dopo le innumerevoli discussioni sulle condizioni di lavoro in Naughty Dog, dopo il rinvio provocato da una pandemia e dopo le recenti discussioni sull’eccesso di violenza, è finalmente giunto il momento di recensire The Last of Us Parte […]

Scritto il 12.06.2020
da Filippo Facchetti
The Last of Us Part II

The Last of Us Parte II – Introduzione

Dopo le polemiche legate agli spoiler diffusi in rete, dopo le innumerevoli discussioni sulle condizioni di lavoro in Naughty Dog, dopo il rinvio provocato da una pandemia e dopo le recenti discussioni sull’eccesso di violenza, è finalmente giunto il momento di recensire The Last of Us Parte II, uno dei titoli più attesi e chiacchierati dell’attuale generazione di console. Sullo sfondo di un mondo scosso dalla catena di eventi legata al COVID-19, con uno stato sociale sull’orlo di un cambiamento chiesto a gran voce da milioni di persone, si appresta a uscire su PlayStation 4 un titolo che racconta un mondo in continuo contrasto, dove gli individui cercano di ricreare una parvenza di società civile partendo da presupposti differenti. In questi giorni turbolenti abbiamo passato circa 40 ore sulla nuova esclusiva Sony, consci di avere tra le mani un prodotto divisivo, provocatorio e studiato per incoraggiare una vasta gamma di riflessioni. Un progetto destinato a scuotere nel profondo un’ampia fetta di utenti e di dar vita a discussioni etiche che si protrarranno per molti mesi. Sette anni fa, il primo The Last of Us, un affascinante ibrido tra un TPS, un survival e un horror in piena regola, ha lasciato un’impronta indelebile sul modo di raccontare le storie nei videogiochi. Il seguito delle avventure di Joel ed Ellie sarà in grado di avere un impatto analogo?

Meccaniche e Gameplay

Quando si parla di The Last of Us, quasi tutti ricordano il finale coraggioso, il modo di raccontare una storia dalle premesse banali trasformandola in un’esperienza intensa e interessante, i personaggi vivi e credibili. A lasciare il segno è stato principalmente l’impianto narrativo del titolo Naughty Dog. Non che il gameplay non fosse all’altezza, ma prestava il fianco a più di una critica a causa di una serie di problemi che ne appesantivano la giocabilità, rovinando la grande immersione garantita dal contesto. Gli sviluppatori hanno dimostrato di aver imparato la lezione, aggiustando il tiro nel seguito con una serie di ritocchi basati sui feedback di critica e pubblico.

Sono ormai passati anni dall’epilogo del viaggio di Joel ed Ellie. In assenza di una cura agli effetti causati dalle infestazioni del cordyceps gli esseri umani si sono adattati, convivendo con la minaccia e organizzandosi in comunità più o meno grandi, mosse da principi diversi a seconda del gruppo preso in esame. Dopo anni di convivenza con gli infetti, l’uomo ha imparato a comprenderne la natura e le abitudini, sviluppando strategie ben precise per minimizzare i rischi. All’aperto, per esempio, il pericolo più grande è rappresentato dalle orde, veri e propri assembramenti di creature aberranti che si spostano in branco da un luogo all’altro. Per mantenere sicuri i centri abitati vengono organizzate regolarmente delle pattuglie che sorvegliano i territori adiacenti, ripulendoli dai vaganti e segnalando eventuali anomalie in appositi registri.

Viaggiare all’aperto è quindi pericoloso, ma entro i confini del proprio territorio basta un po’ di ragionevole attenzione per non correre rischi eccessivi. Le cose cambiano, invece, all’interno degli edifici in rovina, gusci vuoti di una civiltà ormai passata, che ospitano ancora migliaia di creature potenzialmente letali evolutesi in nuove mostruosità. Di solito l’accesso a questi luoghi viene fatto seguendo percorsi sicuri, possibilmente limitandosi ai piani alti e senza addentrarsi nei sotterranei, dedali di funghi la cui aria è resa irrespirabile dall’alta concentrazione di spore. Quelli che un tempo erano rifugi per gli esseri umani, oggi sono trappole mortali irte di pericoli, dove avventurarsi solo per mettere le mani sulle preziose scorte del vecchio mondo.

In The Last of Us le sessioni in cui si dovevano evitare gli infetti erano enormi enigmi ambientali basati su uno spietato trial and error, a volte frustranti perché costringevano a imparare a memoria la posizione e gli spostamenti di ogni nemico. Nel nuovo episodio queste situazioni sono state completamente riviste, trovando un ottimo equilibrio tra prudenza, memoria e abilità. Le sequenze nei luoghi infestati dagli infetti sono ora ben più appassionanti e sotto molti punti di vista sembrano appartenere al miglior Silent Hill mai sviluppato. L’ansia trasmessa da ogni singola scena e la qualità delle ambientazioni si affiancano a un level design semplicemente perfetto, che favorisce l’uso di un gran numero di approcci differenti.

La qualità del level design di TLOU2 non emerge solo nelle fasi al chiuso. Anche le sezioni all’aperto sono ora molto più ariose, con ampi spazi in cui aggirare o seminare gruppi nutriti di guardie e inseguitori. In più di un’occasione vi capiterà di completare una sezione in un modo, per poi scoprire un passaggio nascosto che vi avrebbe permesso di scegliere un percorso completamente diverso. Tra le grandi novità rispetto al capitolo precedente spicca la maggior verticalità dell’azione. Ogni zona si sviluppa tanto in orizzontale quanto in verticale, mettendo a disposizione piani rialzati, pavimenti collassati e innumerevoli passaggi tra un livello e l’altro. Passaggi che, oltre che dal giocatore, possono essere sfruttati anche dall’Intelligenza Artificiale.

Tralasciando gli infetti, volutamente resi come esseri istintivi e primordiali, nel titolo Naughty Dog gli umani si distinguono per gli approcci ben precisi legati alla fazione di appartenenza. I fanatici militari del WLF, per esempio, comunicano costantemente tra loro cercando di coordinarsi rispetto alle azioni del giocatore. I loro movimenti sono bruschi e rumorosi, ma quando si organizzano per aggirare il bersaglio rispetto alla sua ultima posizione, approfittano in modo brillante dei passaggi presenti nelle mappe. I Serafiti, detti anche Iene, sfruttano invece un complesso codice di comunicazione basato su fischi più o meno modulati, grazie ai quali segnalano tutte le informazioni relative alla preda. Da bravi cacciatori a stretto contatto con la natura, prediligono l’uso di arco, frecce e armi corpo a corpo per favorire un approccio silenzioso. Contro di loro meccanica della modalità ascolto, che permette di individuare i nemici concentrandosi attentamente sui suoni da essi prodotti, ha un’utilità ridotta, costringendo ad affidarsi alla vista e alla pazienza per stanarli.

Rispetto al capitolo precedente, quindi, sono stati fatti notevoli passi avanti sul fronte della varietà, aggiustando il tiro sugli elementi che avevano bisogno di essere perfezionati. Ecco perché le fasi di puro gameplay di The Last of Us 2 sono nettamente superiori rispetto alla proposta della scorsa avventura. Anche la gestione dei compagni di viaggio è stata rivista. Dimenticate la Ellie erratica e casinista che approfittava del fatto di non poter essere individuata dai nemici per andare a spasso indisturbata. Questa volta i compagni assumono comportamenti adatti alle situazioni, sfruttando al meglio i nascondigli e intervenendo attivamente quando si tratta di eliminare eventuali minacce, sia in modo silenzioso che negli scontri aperti.

Anche la gestione delle risorse per la modifica delle armi e la produzione di attrezzi utili all’avventura è stata snellita, rendendo più fluidi i passaggi necessari per la preparazione di alcuni oggetti e aggiungendo risorse sempre nuove durante l’avventura. Naturalmente tornano anche le pillole con cui sbloccare le abilità di sopravvivenza divise in vari rami di specializzazione, alcuni sbloccabili solo trovando gli appositi manuali. Ogni area del gioco è ricca di luoghi completamente esplorabili, ma del tutto opzionali. Rispetto a quanto accadeva in passato, ora il gioco premia la curiosità di coloro che scelgono di avventurarsi anche negli ambienti non strettamente legati all’avventura.

In questi posti è possibile trovare munizioni, manuali, preziose scorte di materiali, nuove armi, le immancabili casseforti piene di tesori e, soprattutto, innumerevoli documenti con cui ricostruire una lore ricca di spunti interessanti. Curiosando nelle ambientazioni si apprendono dettagli preziosi sulla storia dell’umanità post-epidemia, grazie a brevi frammenti di vissuto delle persone che non ce l’hanno fatta. Si tratta di contenuti scritti con cura nonostante la loro natura opzionale, a dimostrazione del grande sforzo produttivo portato avanti dal team di sviluppo. Tale sforzo emerge anche dando un’occhiata alle opzioni disponibili, a partire dal livello di difficoltà personalizzabile, fino a una vasta gamma di elementi dedicati all’accessibilità di ogni possibile fascia di utenti. Grazie ai comandi alternativi, alle opzioni dedicate a ingrandimento e assistenza visiva, alla sintesi vocale e alle indicazioni audio, The Last of Us 2 potrà essere apprezzato da una forbice molto ampia di giocatori.

La presenza di vari livelli di difficoltà permette di avvicinarsi all’avventura nel modo più in linea con i propri gusti e le proprie esigenze. A difficoltà Normale abbiamo trovato il gioco fin troppo generoso nella distribuzione delle risorse e troppo permissivo nelle fasi stealth, complice un’IA che non sfruttava tutte le frecce a propria disposizione per metterci alle strette. Nei livelli più duri, tuttavia, la sfida diventa ben più impegnativa.

Dal punto di vista squisitamente tecnico ci troviamo senza dubbio di fronte al gioco più impressionante mai visto su PlayStation 4. La recitazione dei personaggi, la qualità dei modelli poligonali e la naturalezza delle animazioni contribuiscono a trasmettere le grandi emozioni veicolate da dialoghi e sceneggiatura. Le ambientazioni sono semplicemente incredibili, grazie anche all’uso sapiente di una serie di espedienti con cui indirizzare a dovere lo sguardo dell’utente. Se a livello globale l’impatto scenico è sontuoso, è soffermandosi sui dettagli che emerge il vero valore di The Last of Us 2. Le ambientazioni sono rese vive e vibranti grazie alla presenza di elementi ornamentali utili solo a immergere ancora di più il giocatore nel mondo di gioco. A questo si aggiungono i comportamenti naturali dei personaggi, con animazioni specifiche pensate per situazioni del tutto contestuali, che potenzialmente potrebbero non verificarsi mai nell’intera durata dell’avventura.

Chiude la panoramica tecnica un comparto audio da applausi, caratterizzato da una colonna sonora monumentale e da un lavoro certosino sugli effetti sonori, indispensabili in un gioco in cui i rumori servono a individuare eventuali minacce nei dintorni. Le uniche sbavature riguardano gli effetti dei passi su alcune superfici, non differenziati a dovere rispetto a quanto fatto in altre circostanze. Ottimo anche il doppiaggio italiano, interpretato a meraviglia e sempre attento a trasmettere con enfasi le emozioni giuste in ogni singola scena.

La nostra prova si è svolta sul modello base della PlayStation 4, che ha gestito l’impresa senza grossi tentennamenti, al netto di un lavoro titanico per il raffreddamento dell’hardware da parte della ventola interna. Abbiamo solo riscontrato qualche lieve perdita di frame in un’ambientazione specifica, ma si tratta davvero di un’inezia all’interno di un’avventura di oltre 30 ore. Abbiamo effettuato anche diversi test sulla PlayStation 4 Pro, apprezzando l’ottima gestione dell’HDR, soprattutto in alcune scene in cui il fuoco occupava un ruolo importante dal punto di vista coreografico.

Il pensiero dell’autore: Filippo

Quando anni fa mi occupai della recensione di The Last of Us, trattai il titolo Naughty Dog come un punto di svolta per i videogiochi, lo spartiacque tra il vecchio modo di raccontare storie e un nuovo modo di integrare la componente ludica e quella narrativa. Nei videogiochi, in effetti, esiste un prima e un dopo The Last of Us, ed è proprio all’esclusiva Sony che dobbiamo l’esistenza di evoluzioni sorprendenti come quella dell’ultimo God of War. Il viaggio di Joel ed Ellie ha indicato a molti studi una strada verso la crescita e la maturazione che molti aspettavano.

Con The Last of Us 2 Neil Druckmann ha deciso di accettare una sfida titanica. Dopo il meraviglioso finale del capitolo precedente avrebbe potuto lasciare ai giocatori il piacere di immaginare il futuro dei due provati compagni di viaggio. Ha scelto invece di riprendere in mano le redini del racconto per andare ancor più in profondità, immergendosi nel fiume di odio e risentimento figlio della famigerata scelta di Joel e di una bugia pesante come un macigno.

Come hanno più volte sottolineato gli sviluppatori, questo gioco racconta una semplice storia di vendetta, ma invece di concentrarsi sulle sue mille sfaccettature come l’immensa trilogia di Park Chan-wook, composta dall’efferato Mr. Vendetta, dall’iconico Old Boy e dall’intimo Lady Vendetta, segue un percorso diverso. Un sentiero brutale, doloroso, carico di dubbi e rimpianti, ma spesso accecato da un odio tale da offuscare ogni barlume di logica. Un percorso figlio di un mondo devastato, spietato e primordiale, dove la piaga degli infetti è ormai ridotta a un semplice elemento naturale con cui convivere, seguendo uno sviluppo simile a quello già esplorato nel fumetto di The Walking Dead.

Purtroppo non si può parlare della trama senza fare spoiler indesiderati e, credetemi, se c’è una cosa che dovete fare, è iniziare la vostra partita sapendo il meno possibile. The Last of Us 2 vanta una scrittura solida e una narrazione ancor più raffinata rispetto al suo predecessore. Gli avvenimenti che si susseguono sullo schermo alternano in modo sopraffino momenti di calma e spensieratezza a violenti pugni nello stomaco, togliendo al giocatore ogni punto di riferimento, ancora e ancora. Quando le cose sembrano essersi stabilizzate e aver preso una direzione ben precisa, la ruota gira ancora, rimettendo tutto in discussione.

Sono molti i colpi di scena che questa storia ha in serbo per voi, ma a rendere tutto unico e speciale è il modo in cui viene gestita ogni rivelazione. Naughty Dog ha dimostrato più volte la sua capacità di dirigere personaggi credibili e dalle mille sfaccettature. Se con Nathan Drake e il resto della sua cricca lo studio si è divertito a esplorare il lato guascone e scanzonato delle avventure, senza rinunciare a un pizzico di sana malinconia, con The Last of Us non ha avuto paura di immergersi nel torbido, prendendosi la responsabilità di mettere in scena situazioni poco compatibili con un titolo il cui obiettivo è quello di vendere il maggior numero possibile di copie.

In un mercato che cerca di offrire prodotti sempre più trasversali e adatti a tutti, The Last of Us 2 entra a gamba tesa con tematiche divisive, trattandole con spietata naturalezza. Allo stesso tempo, non teme di alzare l’asticella sul fronte della violenza, visiva e psicologica, superando la già notevole brutalità del predecessore. Ogni morte del gioco è rappresentata con dovizia di particolari. Dal suono delle carni lacerate ai gorgoglii soffocati di chi annega nel suo stesso sangue, ogni dettaglio è chiaramente distinguibile. Gli sviluppatori non si sono fatti scrupoli a rappresentare la morte in ogni sua sfumatura, gettando nel calderone uomini, donne, bambini e animali.

Prima dell’uscita del gioco, dopo la famosa presentazione dello State of Play, temevo di trovarmi di fronte a qualcosa di platealmente eccessivo. In effetti, non sbagliavo. Che lo vogliate o no, non tutti riusciranno a sopportare la violenza grafica di quest’esperienza, così come non tutti riescono a digerire un certo tipo di cinematografia. Sappiate, però, che la schiettezza estrema della rappresentazione è giustificata da una serie di scelte morali e narrative. Con questo gioco Naughty Dog non si è limitata a rappresentare la morte facendola sperimentare con distacco, ma ha voluto usare l’esperienza ludica per lavorare sulla consapevolezza delle persone verso tematiche di un certo peso.

Anche se non è la prima volta che argomenti scottanti vengono affrontati in questo modo, sia dai videogiochi che da altri linguaggi narrativi, il lavoro svolto in questo caso è così raffinato da far passare in secondo piano la banalità di alcune scelte e la furbizia di qualche presa di posizione. Se troverete la forza di superare l’avversione per il sangue e la violenza, vivrete un viaggio indimenticabile che vi scuoterà le viscere al punto da farvi mettere in discussione il modo in cui avete sempre affrontato i videogiochi, o il vostro approccio alle classiche, e spesso banali, storie di vendetta.

Un racconto che in oltre 30 ore vi terrà costantemente incollati al controller, in un crescendo tale da rendere quasi invadente, nelle fasi finali, ogni momento di gameplay. A causa degli enormi passi avanti fatti dai videogiochi in ambito narrativo negli ultimi 7 anni, probabilmente The Last of Us 2 non avrà un impatto analogo a quello del suo predecessore, ma una cosa è certa: ci troviamo di fronte a un’opera d’arte dura, complessa e curata all’inverosimile. Chi se la lascerà sfuggire, rinuncerà a un’esperienza ludica e formativa come poche altre.

Valutazione di TopGamer
The Last of Us Parte II è un’opera monumentale, un monolite di brutalità pensato per mettere i giocatori di fronte alla cruda realtà di situazioni troppo spesso semplificate per favorire l’empatia con i rispettivi protagonisti. Il saluto di Naughty Dog all’attuale generazione di console racconta la potenza del desiderio di vendetta, le difficoltà legate al perdono e l’importanza di avere uno scopo nella vita. Se siete disposti ad accettare la scelta degli sviluppatori di non scendere a compromessi, vi consigliamo caldamente di imbarcarvi in questo viaggio. Affrontandolo vivrete un’esperienza che lascerà il segno, un’epopea umana che cambierà il vostro modo di approcciarvi al prossimo.
PRO
  • Narrazione sopraffina.
  • Visivamente incredibile.
  • Meccaniche di gioco perfezionate.
CONTRO
  • La violenza rappresentata non è per tutti.
  • Si dilunga sul finale.
  • Su PS4 base perde qualche frame.
9.5/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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