The Legend of Zelda: Link’s Awakening Remake – Recensione

Siamo naufragati sull'isola di Koholint e abbiamo ritrovato gli otto strumenti delle Sirene per risvegliare il Wind Fish in questa poetica avventura di Zelda Link's Awakening. Ecco il nostro verdetto

Scritto il 01.10.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca

Il viaggio più poetico di Link ritorna su Nintendo Switch

Un po’ in ritardo, vi parliamo anche noi del remake di The Legend of Zelda: Link’s Awakening. Siccome al sottoscritto piace sperimentare, la recensione che segue sarà un po’ diversa. Spero possa essere di gradimento.

Naufrago è l’eroe della leggenda
in teatro di sogno e sublime realtà,
palcoscenico di un’avventura stupenda.
Mirabile protagonista, l’affinità:
coinvolgimento emotivo di smarrimento,
estrinsecando recondita poetica e verità.

Mi sembrava giusto introdurre con una mia poesia la recensione di oggi, dedicata al remake del superbo The Legend of Zelda: Link’s Awakening. Un’avventura segnante e significativa come poche, che lascia un segno indelebile nel cuore (o perlomeno, l’ha lasciato di sicuro nel mio). Prima di iniziare, vi racconto anche una storia e ciò che significa per me Yume wo Miru Shima (titolo originale di Link’s Awakening; troverete un paragrafo apposito in cui ne spiego il significato).

Link e Marin - Link's Awakening

Ricordo ancora quell’epoca fatta di riviste, miti e leggende (giusto per esagerare). Ero un pischello, ma già adoravo alla follia Kamigami no Toraifousu (A Link to the Past) e presto mi sarei avvicinato al sempiterno Ocarina of Time.  Doveva essere il 1998 o giù di lì quando i miei decisero di regalarmi un fiammante Game Boy di color rosso e confidai mi avessero preso per l’appunto uno Zelda o un Super Mario come gioco (le opere con cui mi sono svezzato, videoludicamente parlando). Zelda non fu, ma il baffuto idraulico sì, però non era quello che io speravo. Non era Super Mario Land, insomma. Era Mario & Yoshi, porting della versione Famicom dell’omonimo titolo (intitolato Yoshi no Tamago in Giappone). I miei dovettero prenderlo convinti fosse il classico platform “mariesco”, ignari che di Mario esistessero tremila spin-off. Devo dire che alla fine mi ci sono divertito comunque parecchio con questo puzzle game stile “Tetris” (per intendere la tipologia, ma non è come Tetris), tant’è che lo ricordo sempre con incredibile nostalgia. E quando lo ripenso, in mente fischiettano le note dei suoi allegrissimi brani musicali. Non per altro, sono ricordi di quando ero bimbo, quindi la nostalgia è sempre forte in questi casi. All’interno della confezione del gioco c’era appunto uno dei consueti flyer pubblicitari. Vi erano riportati i titoli di punta della console portatile della grande N e indovinate un po’ quale catturò la mia attenzione? Esatto, Link’s Awakening. Sull’inserto vi era addirittura la versione originale, nemmeno quella DX del 1998 (per questo non sono nemmeno sicuro fosse quello l’anno) e bastarono tipo due immagini per sognare una miriade di avventure.

Guarda un po’ che buffa coincidenza: sogno avventure in un viaggio di cui sogni si impernia. Non so calcolare in totale per quante ore abbia ammirato con desiderio quella minuscola immagine. So solo ci vollero più di dieci anni prima che io poi riuscissi a giocare Link’s Awakening DX. E per quel lasso quasi infinito di tempo, non facevo altro che pensare a quanto potesse essere bello questo capitolo. Leggevo addirittura di molti che lo preferivano al superbo A Link to the Past; doveva dunque essere mio, a tutti i costi. Quando finalmente ci ho giocato, fu amore sin dall’opening: il naufragio, Marin che ci ritrova sulla spiaggia dell’isola Koholint, il risveglio e lo scambio di persona (Marin scambiata per Zelda dal nostro eroe). L’inizio di un viaggio intriso da una poetica straordinaria che enfatizza qualsiasi piccolo momento; qualsiasi memorabile scena. Link’s Awakening è un capolavoro che scolpisce il suo nome dritto nel cuore. Per me è stata un’esperienza travolgente, specie giocarlo dopo tutti quegli anni in cui sognavo quel momento. E quando il sogno è diventato realtà mi sono catapultato in un’avventura onirica. Mai sino ad allora con uno Zelda avevo avvertito così forte il senso di smarrimento, perché non riesci mai a capire quello che stai vivendo e qualche interrogativo permane pure alla fine del viaggio. Un viaggio intimo e personale alla riscoperta anche di sé stessi, non solo della verità; non solo la fuga dall’isola. Uno Zelda in cui è potentissimo il legame con Link, rispecchiandogli il senso più assoluto del suo significato: il collegamento più forte e percettibile che si possa vivere con un capitolo di questa leggendaria saga. Un mix di emozioni e sentimenti indescrivibili travolgono l’essenza e lo spirito del fruitore di questa splendida avventura. Io ci rimasi letteralmente folgorato, tant’è che ad oggi rimane in assoluto il mio capitolo 2D preferito, nonché la seconda preferenza dell’intera serie. Perché Link’s Awakening è una di quelle opere che ti cambia, segnandoti inevitabilmente non solo come videogiocatore, ma anche (e forse soprattutto) come persona. Un’opera nata di notte; dopo che Takashi Tezuka e compagni finivano di lavorare, sperimentavano un nuovo ed innovativo capitolo di questa magnifica serie. La poesia di Zelda accompagnata dalle commoventi note della Ballad of the Wind Fish.

Link's Awakening sezione 2D

Significato del titolo originale di Link’s Awakening

Il titolo giapponese di Zelda Link’s Awakening ha un significato diverso rispetto a quello occidentale. Letteralmente dovrebbe significare “L’Isola Che Sogna”, ma l’espressione “Yume [w]o miru” sta anche ad indicare la concretizzazione di un sogno (o anche visione) e di ciò che si riesce a vedere/vivere nello stesso; dunque potrebbe rimandare anche al fatto che oltre all’isola sognante, tutti coloro che si trovano al suo cospetto sognino/abbiano visioni e considerando il tema del gioco direi che ci possa stare come interpretazione. Pertanto, come spesso accade, il titolo originale racchiude molta più profondità rispetto alla nostra versione semplificata. Dopotutto ritroviamo i seguenti kanji.

夢 (Yume): sognare
島 (Shima): isola

Nel mezzo c’è appunto をみる ([w]o miru) che indica vista/visione, dando così l’interpretazione di cui sopra, altrimenti potevano bastare solo i due kanji accompagnati da (wo) oppure (no) per indicare “L’isola Sogna” o “isola dei sogni” (non so bene se sarebbe corretto o se invece potrebbero bastare anche solo i due kanji da soli; dopotutto non studio giapponese). Ed ecco quindi, Zeruda no Densetsu: Yume wo Miru Shima (ゼルダの伝説 夢をみる島).

Screenshot Zelda

Il remake

Veniamo quindi al remake e alle sue aggiunte; nel mentre parlerò comunque del gioco in sé. Come avevamo già potuto appurare dalla prova durante l’Open Day di Milano, balza subito all’occhio un tipo di telecamera differente, un overworld senza schermate di transizione (vale anche per diversi punti dei dungeon), un menu totalmente nuovo, la possibilità di spostarsi in otto direzioni e non più quattro e un’inedita mappatura dei pulsanti che sfrutta ovviamente i maggiori comandi di Nintendo Switch (ricordiamo che su Game Boy il capolavoro in questione si giocava con soli due tasti). Queste sono solo alcune di tutte le piccole rifiniture, aggiunte e miglioramenti atti a perfezionare e svecchiare un’esperienza già di per sé stratosferica. Link’s Awakening è un’avventura semplicemente perfetta e questo remake gli dona nuovo lustro e vitalità. Il nostro eroe dovrà risvegliare il Wind Fish (Pesce Vento), la chiave per poter lasciare l’isola di Koholint in cui egli è naufragato. Per farlo sarà necessario recuperare gli otto strumenti delle Sirene, ubicati negli appositi dungeon. A differenza di Breath of the Wild, Link’s Awakening vanta una struttura più sui binari con una libertà di esplorazione sì presente, ma ampliabile con l’avanzare del gioco, attraverso i nuovi strumenti ottenibili durante il viaggio (nel pieno stile dei classici Zelda, insomma). Fu anche il primo episodio della saga a proporre un comparto narrativo più marcato con tanto di cutscene dall’impatto registico (con gli ovvi limiti dell’epoca). In realtà sono state tantissime le introduzioni fondamentali per la serie e per Ocarina of Time, tanto che lo stesso Eiji Aonuma l’ha confermato (e io ne parlavo già quattro-cinque anni fa – NdR), ammettendo che per la realizzazione della pietra miliare del Nintendo 64 abbia preso spunto dal “modello” Link’s Awakening.

Molteplici sono gli elementi introdotti per la prima volta nel capitolo rilasciato originariamente su Game Boy, come il minigioco della pesca, il concetto di mini dungeon e mid-boss, il salto, lo scudo assegnato ad un tasto specifico ed utilizzabile in modo indipendente, la quest di raccolta e scambio oggetti, ulteriori collezionabili oltre i classici frammenti di cuore (qui le conchiglie), le sezioni subacquee, un tema musicale apposito per ogni dungeon e molto altro. Uno Zelda decisamente fondamentale per l’evoluzione del brand. In questo remake sono poi stati aggiunti altri frammenti di cuore e ulteriori conchiglie, giusto per allungare un pochino la longevità. Peccato che sia sta rimossa la quest delle fotografie presente in Link’s Awakening DX. Al suo posto ritroviamo però Chamber Dungeon, una modalità che permette di creare i nostri dungeon con le tessere puzzle di quelli affrontati durante l’avventura più alcune versioni alternative degli stessi. Oltre alla modalità di creazione libera ritroviamo addirittura livelli da completare seguendo delle linee guide specifiche, il che lo rende per certi versi più un minigioco che non un editor (come erroneamente potrebbe essere definito). L’unica pecca è la poca varietà delle tessere che rende alla lunga la realizzazione dei dungeon un pochino ripetitiva, nonché il mancato supporto del touch screen che poteva essere una comodità non indifferente per questa modalità, se giocata in portatile. Non aspettatevi uno Zelda Maker da Chamber Dungeon ed è giusto dargli valore di minigioco. Semmai mostra le potenzialità di un eventuale editor dedicato a Zelda. Non mancano poi altre piccolezze atte a svecchiare maggiormente il gameplay come la presenza delle ampolle, del boomerang, di puntine da applicare sulla mappa e di particolari pomate per resuscitare in caso di morte (probabilmente per rendere meno difficile il raggiungimento del Perfect Ending che si ottiene senza Game Over), nonché tantissimi lievi cambiamenti.

The Legend of Zelda: Link’s Awakening Remake è visivamente una gioia per gli occhi ed è godibilissimo sia in modalità TV che portatile. La direzione artistica intrapresa è formidabile e riesce a donare la giusta atmosfera a quest’avventura onirica. Contribuisce a ciò anche l’effetto sfocatura presente nei bordi che non è da vedere come problema di aliasing, bensì come una scelta stilistica atta ad avvalorare l’atmosfera sognante dell’opera, anche se a volte si avverte un certo incremento dell’effetto in alcune fasi in particolare, ma niente di grave. L’isola di Koholint assume quindi un aspetto estetico che sembra fuoriuscire da un diorama, ricreando un essenza giocattolosa carinissima che può non piacere a molti, ma di cui è innegabile il fascino scaturito da questo stile e dai suoi colori sgargianti. L’unico vero neo del remake in questione riguarda i cali di frame rate in cui ci si imbatte per tutta la durata dell’avventura. Non è niente che possa minare o distruggere l’esperienza, poiché il gioco si lascia apprezzare ugualmente, ma è chiaro (nonché lecito) attendere una patch che sistemi questo lieve problema per rendere maggior giustizia al prodotto. Nonostante i cali, un po’ più frequenti sulla mappa che non nei dungeon, il titolo è godibilissimo lo stesso e quando ci si immerge nella sua poetica e si vive a pieno regime il gioco, talvolta manco ci si fa caso. Se però siete videogiocatori molto esigenti e non ammettete nemmeno il più leggero dei cali, il nostro consiglio è di aspettare che la questione venga risolta definitivamente. Per tutti gli altri, si può sorvolare tranquillamente, perché Link’s Awakening rimane meraviglioso, sempre e comunque, non intaccato dai cali di frame.

L’avventura si può portare a termine in una quindicina d’ore massimo (poco più poco meno, a seconda delle abilità del giocatore), ma incrementano un bel po’ nel caso si voglia fare tutto (compreso finire il gioco in modalità eroica e/o con il Perfect Ending se non si riesce durante la prima run). Ore di puro coinvolgimento, sia emotivo che ludico, garantite da una poetica sopraffina e da un titolo che fa scuola di level e game design in un crescendo continuo di situazioni di gioco e dungeon sempre più belli. Link’s Awakening è un’avventura completa sotto ogni punto di vista ed enfatizza ogni suo piccolo aspetto: che sia passeggiare con Marin in un momento caratteristico dell’opera o andare a zonzo per notare la cura maniacale in ogni singolo dettaglio, la poesia Nintendo si avverte e lascia il segno. Specie se ad accompagnarci vi è una colonna sonora stupenda, caratterizzata da brani memorabili e riarrangiati con maestria per questo remake dal bravissimo Ryo Nagamatsu, già autore di ottimi lavori come A Link Between Worlds o Super Mario Galaxy 2. Alcune scelte musicali vantano inoltre un’inventiva strepitosa con trovate peculiari che donano al titolo una sorta di retrogusto old school (ascoltare per capire). Un remake – quello di Link’s Awakening – di cui avevamo necessariamente bisogno. Un ottimo modo per (ri)vivere una delle più grandi avventure non solo della serie The Legend of Zelda, ma di tutti i tempi, sotto una nuova e fulgente luce.

Valutazione di TopGamer
Zelda Link's Awakening è un viaggio intimo e personale, ancor prima di essere un'avventura e un semplice videogioco. Nel 1993 fu qualcosa di incredibile per l'epoca, specie se consideriamo sia uscito sul primissimo Game Boy. Nel 2019, Nintendo ha deciso di farci (ri)vivere una delle più belle e coinvolgenti esperienze con la serie Zelda e con il personaggio di Link che, mai come in questo caso, assume appieno il significato del suo nome (collegamento). Il voto è da considerare comunque per il remake; Link's Awakening in sé è semplicemente un gioco da 10. Un capolavoro; grande opera d'arte per una piccola console che oggi (ri)vive più bello che mai su Nintendo Switch
PRO
  • La magia di Link's Awakening rimasta intatta dal 1993
  • Remake che con le sue rifiniture e migliorie rende l'esperienza complessiva ancor più bella e svecchiata
  • Direzione artistica favolosa
  • Ottimo riarrangiamento della colonna sonora
  • Chamber Dungeon...
CONTRO
  • Frame rate un po' ballerino
  • La quest delle foto se ampliata poteva essere interessante in questo remake, ma si è preferito rimuoverla
  • ... il cui unico problema è la ripetitività a lungo termine a causa di combinazioni diverse, ma molto simili
9/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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