Tropico 6 – Recensione

La nostra recensione di Tropico 6, scanzonato ma profondo gestionale di Limbic Entertainment e Kalypso Media.

Scritto il 04.05.2019
da Giacomo Todeschini
Tropico 6 - Recensione

La nostra recensione di Tropico 6, scanzonato ma profondo gestionale di Limbic Entertainment e Kalypso Media

Uno dei sogni condivisi da quasi tutta l’umanità è sicuramente quello di poter regnare su un qualsivoglia territorio, magari con la maggior quantità possibile di risorse monetarie. E quale miglior luogo dove posare le proprie mire se non su qualche isoletta tropicale particolarmente fiorente? Tra verdi campi, un sole splendente e fresche acque tutte attorno al proprio dominio non sembrerebbe esistere un candidato migliore su cui esercitare il tanto agognato potere terreno. Se però tale miraggio potrebbe sembrare per la stragrande maggioranza di noi quantomeno poco plausibile, se non addirittura utopico, arrivano in nostro soccorso Limbic Entertainment e Kalypso con Tropico 6, ultimissimo capitolo di una delle saghe di gestionali più apprezzate del nuovo millennio. Che dittatori sarete? Spietati o magnanimi?

Tropico 6

Largo alla satira

Primo punto di rottura di questo nuovo episodio con la saga è sicuramente da ricercare nella figura di El Presidente, ossia il volto della serie. Non abbiate paura: il sornione dittatore non è andato in pensione e ricoprirà ancora un ruolo centrale nell’economia di gioco. Novità introdotta da Tropico 6 è però quella di potergli cambiare aspetto, vesti e, addirittura, sesso. Oltre a queste caratteristiche puramente estetiche sarà possibile modificare a piacimento anche gli aspetti caratteriali del nostro alter-ego digitale. Una scelta che lascia però il tempo che trova, non causando impatti troppo rilevanti. Sarà quindi sì importante bilanciare i vari vantaggi/svantaggi dati da tali caratteristiche ma, in caso di errori in questa fase, la punizione non sarà mai eccessiva. Tropico 6, del resto, è un titolo che non si prende mai troppo sul serio, nonostante le sue innegabili e numerose qualità.

Vero filo conduttore del gestionale è infatti una forte ironia, che non risparmia nessun filone politico. Dal capitalismo al comunismo, passando per l’impero coloniale inglese fino ai più moderni sceicchi. Tropico 6 è volutamente sopra le righe, scanzonato oltre ogni misura; meravigliosamente dissacrante. Una satira pungente e mai velata che più di una volta ci ha strappato un sorriso dalla faccia.

Screenshot Tropico 6

Semplice, ma non banale

Spostandoci ora su quello che è però il vero fulcro di un qualsiasi videogioco, ossia il gameplay, è chiaro come Limbic e Kalipso siano riuscite benissimo a coniugare in esso l’ironia di cui vi abbiamo parlato precedentemente. Tropico 6, per quanto dotato di una discreta profondità, non è un gestionale particolarmente punitivo o fin troppo attento ai dettagli, pronto a far cadere un ecosistema, tanto difficilmente creato, alla prima problematica. Attenzione, questo non vuol dire che le opzioni e gli edifici presenti siano pochi (anzi), bensì che incappare in qualche errore di pianificazione urbanistica non inficerà più di tanto sul bilanciamento globale. D’altro canto – sì, questa è effettivamente una critica –, un saggio ed attento costruttore non riceverà un giusto compenso per il suo duro operato, trovandosi un premio esiguo rispetto ad un qualsiasi pianificatore della domenica.

Di fronte a tale aspetto, ereditato ampiamente dai precedenti episodi della saga, vi sono anche però diverse novità, alcune di esse decisamente considerevoli. Il nostro regno in Tropico 6 non sarà più per forza esteso ad una singola isola, bensì ad un intero arcipelago, composto da più regioni con differenti problematiche e diverse distribuzioni della ricchezza. Con i relativi limiti, dovuti alla leggerezza di fondo dell’opera, ciò riesce a portare nella serie una vena gestionale più profonda, che farà di sicuro felici gran parte dei fan. Anche le varie infrastrutture hanno ricevuto un notevole boost in questo sesto episodio e saranno ora molte di più le frecce disponibili nel nostro arco per meglio collegare le svariate zone.

Esperienza leggera - Tropico 6

Un’esperienza leggera, scanzonata e rilassante

Il vero dilemma, o punto di forza (dipende dai punti di vista), di Tropico 6 va quindi alla fine dei conti riscontrato in questo strano dualismo tra la grande possibilità di customizzazione e delle meccaniche poco punitive. Dualismo che permea l’intera esperienza di gioco. Son oltre un centinaio, infatti, gli edifici che potremo costruire nel corso della nostra vita da dittatori, divisi tra le quattro epoche disponibili nel titolo, ma spesso molti di essi si riveleranno superflui. Largo quindi alla diversità e alla possibilità di personalizzazione, ma molto spesso fine a se stessa.

Chiosa finale, su un prodotto che ci ha comunque decisamente soddisfatto, riguarda l’aspetto tecnico, spesso cruciale in un gestionale: i colori di Tropico 6 sono accesi, vivaci e riflettono l’allegria e il clima scanzonato tanto cari alla serie. Anche le musiche, tipicamente caraibiche, tengono a sottolineare tutto ciò e concorrono a creare una certa tranquillità di fondo. Forse si sarebbe potuto chiedere qualcosa di più sul livello di dettaglio delle varie strutture a Limbic Entertainment, ma sarebbe stato un po’ come cercare il pelo nell’uovo in una produzione che, per quanto non dalle mire eccessivamente alte, si rivela comunque di ottimo livello.

Gestionale

Valutazione di TopGamer
Tropico 6 è un ottimo titolo, il degno successore di una saga dalla quale si porta dietro la maggior parte dei punti di forza e debolezza. Le diverse novità, tutte ben realizzate, non riescono infatti a migliorare complessivamente un'esperienza di gioco che, per quanto divertente e ben pensata, non soddisferà i giocatori più hardcore. Tropico 6 è comunque un gestionale di alto livello, che saprà intrattenere per moltissime ore.
PRO
  • Novità di rilievo
  • Semplice, ma mai banale
  • Un'esperienza per tutti, o quasi
CONTRO
  • Fin troppo poco punitivo
  • Un livello maggiore di dettaglio non avrebbe guastato
8/10
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