Vampyr – recensione

Dr. Acula è sempre meraviglioso... ancora di più se siamo noi a controllarlo!

Scritto il 13.06.2018
da Simone S. Marcocchi


Dontnod Entertainment ha un curriculum di tutto rispetto, essendosi guadagnata il favore del pubblico attraverso alcuni dei propri lavori, ma in modo particolare per la serie Life is Strange, fortemente incentrata su un ruolo narrativo preponderante, ma non di certo avulsa dai giochi action, come nel caso di Remember Me, che riuscì a convincere critica e pubblico. Faccio una premessa di questo tipo non a caso, considerando che Vampyr – la loro ultima fatica, disponibile in questi giorni -, è sicuramente figlio di un processo di maturazione che ha portato la software house a fare un passo in più in questo campo.

Il nuovo videogame a tema vampiresco – come è ovvio dal nome -, ci porta in una Londra particolarmente affascinante, avvolta dai toni cupi di una notte senza fine, segnata dalle fatiche di un popolo che ha da poco terminato di subire la Prima Guerra Mondiale. La guerra però non è l’unico dolore psicologico che attanaglia il protagonista, ma è un risveglio particolarmente violento, quello che subisce, sentendosi completamente alieno ed immemore di ciò che era o è. Vampyr quindi ci introduce nella mente di un personaggio che sarà sempre vittima della propria natura, a livello istintivo, ma sempre più cosciente di ciò che è diventato, ovvero una creatura della notte.

UN VAMPIRO (MANNARO) A LONDRA

Ecco quindi che il giocatore potrà sempre scegliere ciò che vuole fare e come poterlo fare, se abbandonarsi ad un primordiale bisogno di violenza e sopravvivenza, o di essere ciò che in realtà si era prima della trasformazione in un vampiro, ovvero un medico e – ironia della sorte – proprio un ematologo.

Questo gioco è in tutto e per tutto un action rpg, ma i dialoghi non sono un mero pretesto per passare da una missione all’altra, sono un indice fondamentale per comprendere i capitoli della storia, ma anche un modo per approfondire un mondo vastissimo e ricco di sfaccettature, tutto da scoprire. Parlare con qualcuno significa avere linee di dialogo che, in alcuni casi, andranno sbloccate sulla base di alcuni degli elementi che si dipaneranno nel corso dell’avventura perché avrete effettuato un passaggio cardine nella storia o avrete trovato un elemento specifico in un luogo ecc. Ascoltare significa capire, indagare significa crescere personalmente, ma anche mettere insieme i pezzi di un puzzle intricato. Il nostro protagonista infatti, dopo il traumatico inizio viene invitato a servire ad un ospedale, che funge da punto di contatto per nuovi personaggi, ma anche da punto di avvio di un hub che libererà nuove zone di esplorazione della città inglese.

Su un gioco così incentrato sulla trama e che a tratti sfiora il geniale e che, forse proprio per questo motivo, vi resterà dentro anche per parecchio tempo dopo il termine dei titoli di coda, ha di contro che dovendo creare moltissime storie diverse, per i vari personaggi presenti, questi spesso, da metà gioco in poi soprattutto, inizieranno ad avere ruoli e vite con pochissima incisività e molto effetto riempitivo, facendo scemare l’attenzione.

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ONE MAN ARMY
Mentre vi occuperete dell’obiettivo che vi porta a capire meglio chi siete e la causa che vi ha portato ad essere ciò che siete, passerete molto del vostro tempo in giro, ed ecco quindi che potrete ammirare una grafica di tutto rispetto, che può essere impostata ai massimi livelli anche su configurazioni medie e che permette di essere sempre piacevole alla vista. Nemici ed ambienti sono ben delineati e marcati da dettagli che risaltano da un buon numero di poligoni e texture di ottima fattura, i quali risaltano in modo particolare sotto gli effetti di luce, ma soprattutto delle varie ombre, presenti in gioco. Se quindi sceglierete di affrontare questo gioco, aiutando il dr. Edgar Swansea che tenterà di far sopravvivere quante più persone dalla febbre spagnola e tenterete di derimere l’intrigo della misteriosa, nonché bellissima, vampira Elizabeth Ashbury, dovrete contare sugli amici, ma anche sulle vostre forze. Vampyr infatti, come detto sopra, è un action rpg e per questo motivo offrirà tutta una serie di meccaniche e di opzioni relative di cui vi parlerò appena sotto.

Esplorare gli ambienti non è solo un gioco di stile, rovistando si trovano oggetti utili da combinare, ma anche munizioni – sarete dotati di un buon arsenale composto da armi da fuoco e taglio – così da poter variare il vostro stile di combattimento. Come più volte vi viene detto dal gioco, uccidere i nemici e quindi guadagnare esperienza, comporta una riduzione della difficoltà generale, nel senso che guadagnerete maggiore esperienza e questa può essere spesa per incrementare le vostre abilità. Il sistema d’attacco richiama in parte quello della serie souls, peccato che funzioni a metà. I colpi possono ridurre la vita dell’avversario, ma anche la sua “stamina” anche se sarebbe corretto dire “resistenza”, così che possiate succhiare una parte del sangue del vostro nemico, ripristinare la vita e sfruttare altri attacchi e così via. Un’idea geniale, sulla carta, ma applicata in modo approssimativo, spesso infatti le combo non vanno a segno e sempre gli avversari sferrano alcuni attacchi indipendentemente da dove vi troviate voi e vanno a segno (dovrà sicuramente essere sistemata come cosa con una patch) ma ci sono imprecisioni anche in altri colpi che siete voi a fare, insomma, le hitbox sono da riscrivere, in pratica. Detto ciò ha comunque un certo fascino, abbinare armi a due mani con potenti “cannoni” o sistemi per succhiare il sangue del nemico crea “dipendenza da combo” e con una telecamera che non sempre compie il proprio lavoro, aggiungiamo che anche i duelli sulle scale sono quasi improponibile per l’elevata imprecisione su piani differenti, è innegabile che perda “punti” su questi input, comunque importanti.

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