Wolfenstein II: The New Colossus – Recensione

Ci sono saghe che non svaniscono mai, che attraversano le generazioni adattandosi alle richieste del tempo. Una di queste è senza dubbio quella di Wolf 3D, primo fps che si ricordi nella storia dei videogiochi e della cui evoluzione vi ho già parlato nell’articolo che potete trovare a questo link. La serie battezzata da Carmack […]

Scritto il 30.10.2017
da Bulfa

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Ci
sono saghe che non svaniscono mai, che attraversano le generazioni
adattandosi alle richieste del tempo. Una di queste è senza dubbio
quella di Wolf 3D, primo fps che si ricordi nella storia dei
videogiochi e della cui evoluzione vi ho già parlato nell’articolo
che potete trovare a
questo link. La serie battezzata da Carmack e
Hall nel 1992 ha stravolto il modo di giocare e anche il modo di fare
giochi
presentando tutto da una prospettiva del tutto nuova. Nel 2014
Bethesda e Machine Games hanno ripreso quell’idea per riproporla
nella next gen con The New Order, reinventando la linea temporale
degli eventi per proporre ai giocatori una storia del tutto nuova ma
carica del suo valore originario. A distanza di 3 anni e passando
attraverso un prequel di questa nuova serie, gli sviluppatori hanno
finalmente rilasciato il seguito di quello shooter, che già allora
fece scalpore per aver riportato in vita un gameplay semplice ma
efficace in un’era in cui si cerca l’innovazione a tutti i costi.
Siamo dunque pronti per dirvi cosa ne pensiamo di questo Wolfenstein
II: The New Colossus
.


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La
storia riprende esattamente da dove si era interrotta l’ultima volta,
con l’insulso nemico Death’s Head che si fa esplodere con una granata
coinvolgendo il nostro eroe, il capitano Blazcowicz. Tutti danno per
morto il protagonista soffermandosi sulla tragicità di un finale del
genere, ma le cose per Blazco non sono proprio destinate a finire e
infatti, anche se in extremis, il capitano viene salvato dai vecchi
amici
che l’hanno supportato (anche solo moralmente) in The New
Order. Assisteremo quindi ad una lunga dormita del nostro eroe
popolata da incubi sulla sua infanzia nei quali potremo interagire
anche se solo marginalmente. Dopo 5 mesi il capitano si risveglierà
all’interno di un sottomarino (il Martello di Eva) che, anche se ritenuto una base sicura,
sarà sotto attacco nazista per opera di quell’incredibilmente grossa
spina nel fianco (per essere ancora gentili) di Frau Engel,
sopravvissuta nel capitolo precedente
e che desidera la testa di
Blazco più di ogni altra cosa. A questo punto è ovvio che gli unici
in grado di respingere l’attacco nemico siamo noi e così, armati di
sedia a rotelle
per via della recente inattività, ci ritroveremo a
vagare per il sottomarino facendo strage di chiunque indossi una
svastica
. Così inizia la nostra avventura all’interno di The New
Colossus, con una missione in cui i movimenti sono difficoltosi a
causa del mezzo che usiamo, ma che ci fa capire subito che il nostro
eroe non ha intenzione di farsi mettere sotto neanche stavolta
, e che
le potenti forze naziste non sono in grado di contrastare un uomo su
una sedia a rotelle.


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A
parte le battute questo nuovo capitolo di Wolfestein non si limita a
proseguire la storia da dove l’avevamo lasciata ma ne mantiene
fondamentalmente intatto il gameplay
. Alcuni potrebbero vedere questa
cosa come un difetto, ma effettivamente mantenere una continuità con
il capitolo precedente ci permette di essere subito pronti
all’azione
. Inoltre il titolo centra in pieno l’biettivo che si era
sottoposto, ovvero quello di mantenere viva la tradizione degli
shooter in prima persona di stampo classico. Niente abilità
particolarmente speciali, niente corse sui muri o tecniche di
combattimento che richiedono di memorizzare articolate sequenze di
tasti. Qui siamo nella vecchia scuola degli fps dove un set di armi,
delle zone da esplorare e dei nemici sono gli unici ingredienti di
cui abbiamo bisogno per rimanere concentrati sul massacro che stiamo
per compiere. A dirla tutta c’è una cosa che non mi è andata giù e
che, a mio parere, mina anche se in maniera non così grave
l’esperienza finale. Nei vecchi shooter in prima persona per
“loottare” era sufficiente passare sopra agli oggetti e questi
diventavano automaticamente nostri. Qui invece, per raccogliere
munizioni, corazze e medikit sparsi in giro, dovremo premere un tasto
quando ci compare l’avviso della presenza di un oggetto a video
.
Normalmente durante l’esplorazione di zone vuote questo non crea
problemi, ma diventa una cosa abbastanza ridicola durante il 90%
degli scontri a fuoco
. Mentre sarete sotto il fuoco nemico, che
risulta essere spesso molto preciso, non dovrete solo preoccuparvi di
coprirvi dietro a dei muri e far fuori i vostri nemici, ma dovrete
anche preoccuparvi di arrivare al medikit di turno, premere
l’apposito tasto per raccoglierlo
e poi rimettervi a sparare.
Purtroppo Machine Games ha voluto mantenere questa caratteritica dai
capitoli precedenti e, sinceramente, mi trovo abbastanza in
disaccordo con loro perché rompe il ritmo veramente incalzante degli
scontri a fuoco
del gioco.


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Wolfenstein
II non ha il multiplayer
come quasi tutti i capitoli della saga, e la
scelta dei programmatori è stata piuttosto chiara da subito. Il loro
intento era quello di creare un titolo in cui il giocatore si
dedicasse completamente alla storia e dove gli sviluppatori stessi si
potessero dedicare appieno alla realizzazione di un’avventura single
player convincente e profonda. Effettivamente il gioco è molto
convincente dal punto di vista della storia
e si finisce per
affezzionarsi ai personaggi che la compongono, che siano essi amici o
nemici. Purtroppo per creare una grande storia ci vogliono anche
tanti filmati che ne spieghino lo svolgimento. Da questo punto di
vista non ci si può lamentare, le cut scene sono tante e anche
lunghe, ma forse un po’ troppo. Il gioco è principalmente d’azione,
e troppe scene d’intermezzo rallentano il gioco in maniera quasi
soporifera facendo stare il giocatore fermo per troppo tempo. Rimane
comunque il fatto che abbiamo il tempo di scoprire molto dei
personaggi
 tra una sparatoria e l’altra. Pollice
decisamente in su per il comparto grafico e quello audio
. Se da una
parte possiamo apprezzare un ottimo doppiaggio italiano ricco di
sfumature e accenti, dall’altro la nostra vista gioirà non poco per
l’ambiente che ci circonda. Le strutture poligonali sono ben fatte e
ricoperte da texture molto realistiche, dettagliate e in generale
credibili. La nostra prova è stata fatta su Pc, che ci ha
permesso di gustare il dettaglio massimo offerto dal titolo, ma anche
su Ps4 e Xbox One è stato fatto un ottimo lavoro
, con la prima che
offre delle texture un po’ più “sporche” ma molto vicine alla
versione Pc e la seconda che, a discapito di un dettaglio di gioco
più basso, mantiene un frame rate più stabile. Non abbiamo ancora
potuto vedere la versione Xbox One X ma promette di essere a livello
di quella Pc. La giocabilità è sempre ai massimi livelli sia con mouse e tastiera che con il joypad, a patto di rodare il tutto per qualche minuto prima di dispensare morte e distruzione.


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Tornando
al gameplay possiamo dirvi che il gioco è studiato in modo che,
oltre a farci strada sparando a perdifiato, possiamo anche affrontare
intere sezioni in modalità stealth
. Infatti muovendoci
silenziosamente avremo la possibilità di far fuori, con un colpo
d’ascia ben assestato nella schiena, i due capitani che solitamente
presidiano le varie zone e che sono gli unici che possono dare
l’allarme in caso di pericolo per far accorrere i rinforzi. Facendoli
fuori in maniera silenziosa l’allarme non scatterà
e potremo
superare zone ricche di nemici senza sparare un colpo. Purtroppo nel
creare questa doppia modalità di approcio alle missioni, i
programmatori devono aver sbagliato qualcosa nella ia nemica.
Intendiamoci, i nemici sono cattivi e determinati a farci fuori
sbagliando davvero pochi colpi, ma qualche volta potrebbe capitarvi
di vedere nazisti che vi fissano senza fare niente
se non è scattato
l’allarme, oppure accucciati dietro un muro che aspettano di spararvi
e bloccandosi lì, dandovi tutto il tempo di aggirarli e tirargli
un’accettata in mezzo agli occhi. Tuttavia saranno casi sporadici e
il consiglio è di stare sempre attenti senza “sperare” in questi
svarioni nemici ma soprattutto di alzare il livello di difficoltà,
perché ne varrà davvero la pena
. Le armi a nostra disposizione non
si discostano da quelle già viste in passato. Spazieremo tra mitragliatori, pistole e fucili e potremo anche usarne due per volta
(anche di tipo diverso, grande novità del titolo) per aumentare il nostro potere distruttivo.
Ma la cosa più bella è che troveremo in giro dei kit di
potenziamento da usare nel nostro arsenale
. Grazie a questi kit
potremo dotare le nostre armi di mirino, proiettili perforanti e
altre chicche per colorare meglio i livelli con il sangue dei nemici.
Torna anche il LaseKraftWerk (Laserone per gli amici) che sarà in
grado di polverizzare alcune piastre di metallo e la maggior parte
dei nemici
(polverizzare letteralmente).

 

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Wolfenstein
II: The New Colossus è uno sparatutto massiccio e adrenalinico di
stampo classico che continua la tradizione inaugurata con The New
Order. Alcuni difetti del gameplay come il tasto per “loottare” e
l’ ia altalenante dei nemici si fanno perdonare grazie ad uno stile
di gioco che non lascia respiro fino alla fine dell’ennesima
sparatoria
. Anche se le scene di intermezzo sono tante, rompendo il
ritmo di gioco, contribuiscono a creare una storia, della durata di
circa una quindicina di ore, capace di tenere incollato allo schermo
il giocatore fino alla fine
. Un titolo che piacerà sicuramente ai
veterani del genere ma anche ai neofiti, che potranno gustare il
gameplay immediato e devastante di Machine Games con una spruzzata di
Id Software che non guasta mai
.

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