Wolfenstein: Youngblood – Recensione

La serie Wolfenstein con Youngblood fa il suo ingresso nella scena cooperativa. I risultati? Scopritelo nella nostra recensione

Scritto il 30.07.2019
da Antonio Rodo

Frenetico, esaltante e divertente

Avete mai desiderato massacrare centinaia di nazisti insieme al vostro più fidato amico? Tranquilli, non vergognatevene. Ci siamo esaltati tutti durante la presentazione di Wolfenstein: Youngblood, un progetto interessante, nato grazie alla collaborazione tra MachineGames e Arkane Studios (noti al grande pubblico per aver realizzato la serie Dishonored (QUI, trovate la recensione dello spin-off “La Morte dell’esterno” ) e l’ambizioso Prey. 

Un errore che potreste commettere cercando di analizzare il nuovo pargolo pubblicato da Bethesda è pensare che per la software house sia un titolo secondario, sviluppato con poco e messo sul mercato nella speranza di attrarre a sé qualche novizio in cerca di esperienze da condividere. No, non è assolutamente così. Sebbene alcuni elementi di questo gioco ci abbiano deluso – anche se in parte è colpa delle nostre aspettative – di certo non possiamo fare a meno che elogiare tutto quello che di buono è stato fatto. Inoltre, aver coinvolto Arkane Studios nello sviluppo, è stata la mossa più azzeccata che potessero fare, poiché ha portato una ventata d’aria fresca in un prodotto che altrimenti avrebbe puntato solamente sulla componente spiccatamente action, trascurando le fasi stealth e quelle esplorative. Ne siamo certi perché è ciò che accadde in The New Colossus (QUI, la nostra recensione), titolo incredibile sotto tantissimi punti di vista, ma che oltre alla consueta routine ammazza-nazisti, aveva ben poco da offrire. Certo, la storia era pregna di momenti eccezionali, esageratamente sopra le righe e mai privi di un significato. Ma forse, ciò che ce lo fece veramente adorare, fu il riuscitissimo mix di ironia e dramma, combinato alla perfezione dagli sceneggiatori.

Saranno riusciti, questi talentuosi sviluppatori, ha fare nuovamente centro? Procediamo con ordine e scopriamolo insieme.

Wolfenstein: Youngblood sorelle Jessie e Zofia

Il sangue giovane

A livello narrativo, Wolfenstein: Youngblood è un sequel diretto delle due avventure di William “B.J.” Blazkowicz, stavolta messosi da parte per lasciare spazio alle sue due giovanissime figlie gemelle, Jessie e Zofia, addestrate fin da bambine da Terror Billy, in modo da essere pronte allo spietato mondo invaso dai nazisti, poiché, lui, ovviamente non potrà essere sempre presente nelle loro vite. È fondamentale, dunque, che imparino a cavarsela da sole.

I primi momenti di gioco ci vedono spettatori di alcune interessanti vicende di casa Blazkowicz, ma le cose non tarderanno a peggiorare e i momenti di quiete lasceranno spazio a delle scene caratterizzate da un’intensità notevole. Ammettiamo di aver trovato il prologo piuttosto sbrigativo, e considerando che si trattasse della prima volta che assistevamo a dei momenti casalinghi, quasi intimi, avremmo gradito che l’avventura si lasciasse un po’ andare, che si concedesse più spazio per approfondire la famiglia e ci spiegasse come ha tirato avanti in questi lunghissimi diciannove anni che ci separano da The New Colossus. È anche vero, però, che la componente narrativa stavolta non rappresenta l’elemento preponderante e che gli sviluppatori avevano messo in chiaro le cose sin dalla prima presentazione ufficiale. Ciò non toglie che un approfondimento maggiore sul carattere delle figlie o più scene che ci raccontassero la pace che Blazkowicz duramente si è guadagnato, non avrebbero minimamente guastato, anzi. Tuttavia, se su questo primo punto potremmo anche decidere di sorvolare, sulla scelta di frammentare un racconto già eccessivamente breve, ci sentiamo di essere piuttosto severi, anche perché c’erano centinaia di modi per sviluppare meglio l’incedere, e se sono venuti in mente a noi, dubitiamo fortemente che non ci abbiano pensato i ragazzi di MachineGames. Il racconto, cotto e crudo e senza i “fastidiosi inframezzi” è ultimabile in circa due ore e mezza, longevità che per forza di cose è costretta a lievitare a causa dell’inserimento dei livelli e delle obbligatorie attività secondarie. Anche se agli occhi dell’utenza sarebbe risultato eccessivamente breve, avremmo di gran lunga preferito che gli sviluppatori ci lasciassero giocare la storia principale tutta d’un fiato, per poi soltanto dopo aprire le danze verso un post game fatto di grinding, esplorazione e attività collaterali. Anche perché di scene veramente riuscite ce ne sono a bizzeffe e in generale tutto il quadro narrativo, una volta giunti ai titoli di coda, lascia molto appagati, facendo dimenticare per un istante l’eccessiva ripetitività delle attività opzionali, innalzate solamente da una solidità ludica a dir poco stupefacente.

Per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi e in generale il loro inserimento nelle vicende, troviamo molto interessante la scelta di aver puntato su un duo femminile, elemento che raramente fa la sua comparsa in produzioni simili. Ora, se da una parte apprezziamo enormemente questa decisione, dall’altra crediamo che lanciare con violenza in un racconto due personaggi senza un background narrativo alle spalle sia una follia. E considerando la brevissima durata della vicenda, non sarebbe un azzardo ammettere di non conoscere minimamente le loro personalità, che timidamente si affacciano durante le riuscite sequenze filmate. Vi sono scene innegabilmente ben pensate, divertenti e letteralmente fuori di testa, ma non riescono comunque a colmare un vuoto – enorme – che impedisce di affezionarsi a Jessie e Zofia, come al tempo apprezzammo il buon Terror Billy. L’altra parte della barricata, ovvero i villain, godono invece di una migliore caratterizzazione e di riusciti colpi di scena, i quali rendono più piacevole e stuzzicante l’incedere.

Insomma, se eravate principalmente stuzzicati dall’idea di condividere un’esperienza narrativa, fareste bene a rivedere le vostre aspettative e a valutare nuovamente l’acquisto di Wolfenstein: Yougblood; negli aspetti che ci apprestiamo a raccontarvi, dimostra di essere comunque un prodotto sorprendente.

Wolfenstein: Youngblood screenshot

Wolfenstein all’ennesima potenza…

Wolfenstein: Youngblood non è solamente Wolfenstein all’ennesima potenza, è anche e soprattutto un titolo pregno di nuove idee, di un gameplay più vario, della cooperativa e di meccaniche RPG. Quest’ultimo elemento potrebbe terrorizzare molti giocatori, soprattutto i più appassionati della saga. Stavolta, infatti, tutte le abilità che eravate abituati a possedere fin dal principio, dovrete prima sbloccarle con i punti abilità, accumulabili come sempre grazie all’ottenimento di punti esperienza, facilmente guadagnabili completando le missioni e uccidendo i nazisti. Da sottolineare è il fatto che l’approccio diretto premi maggiormente il giocatore: affrontare gran parte dell’avventura a viso aperto, vi farà livellare più velocemente, e considerando che al giocatore farà molto comodo progredire il personaggio, ottenendo di conseguenza più possibilità ludiche e avanzando nella storia, non è difficile credere che la maggior parte degli utenti opterà per questo approccio, perdendosi una componente stealth, stavolta più elaborata e convincente. Il tocco di Arkane Studios si sente fortissimo, a tratti è pure invadente (in senso positivo).

Il level design, già ottimo nei due precedenti capitoli, qui esplode completamente, offrendo decine di percorsi per ciascuna scena. Vi sembrerà di star giocando Dishonored, ma con il gunplay di MachineGames; un cocktail talmente squisito che non vorrete mai smettere di assaporare. C’è però un unico e fastidiosissimo problema che risponde al nome di “intelligenza artificiale” e che in Wolfenstein: Youngblood raggiunge picchi bassissimi. Capiterà molto spesso di eliminare, non visti, alcuni nemici posizionati a pochi centimetri dai compagni o, ancora, che questi non notino la nostra presenza nonostante fossimo piazzati dinanzi a loro. Difetti, questi, che non possono assolutamente passare inosservati e che inevitabilmente abbassano la valutazione complessiva. Come se non bastasse, il problema riflette anche le sequenze action, con nemici frequentemente bloccati in un angolo a farsi crivellare dalle nostre sfiziose armi. A proposito di bocche da fuoco, non aspettatevi grandissime novità: l’eccezionale varietà di piombo di The New Colossus ritorna prepotentemente, lasciando poco spazio alle novità, che comunque non mancano, ma sono talmente ben pensate, che il solo pensiero di rovinarvi la sorpresa ci provoca un dolorino al cuore.

Vi starete sicuramente chiedendo, in che modo si integrino le abilità da sbloccare con il gameplay più tradizionale che tutti conosciamo. Inizialmente, soprattutto se arrivate da The New Colossus, la loro introduzione sarà spiazzante, come lo è stata per noi. Tuttavia, progredendo nell’avventura, quasi ci si dimentica di questa novità, poiché l’esperienza che otterrete sarà talmente tanta da potervi permettere in sole quattro ore tutte le abilità di cui avrete bisogno. Contribuisce a questa repentina progressione anche la scelta di consegnare al giocatore l’esperienza accumulata dal compagno, sia in singolo che in cooperativa. A tal proposito, preme evidenziare che giocato in solitaria, Wolfenstein: Youngblood facilmente vi annoierà. Il consiglio è quello di trovare un compagno e affrontare insieme a lui le temibili peripezie di Parigi, nella sua versione nazista.

L’ambientazione è sublime, creata con una doverosa e microscopica cura per i dettagli e sorretta da una conduzione artistica ammaliante. Esplorare i vari quartieri della mappa regalerà sempre più di una soddisfazione, poiché sono letteralmente pregni di nemici e di attività che se affrontate con un amico riescono a suscitare piacevoli sensazioni, nonostante la loro innegabile ripetitività che soprattutto in single player si fa sentire. Se non bastasse l’ottima quantità di contenuti per modificare e ampliare le possibilità del vostro avo, gli sviluppatori hanno pensato bene di riempire Neo Parigi – questo è il nome affidatole dai nazisti – di monete, utili per potenziare le vostre armi da fuoco in modo semplice ed efficace.

Concludiamo con una nota dolente, ossia la scarsa diversificazione dei boss; fatta eccezione per la battaglia finale – che comunque riprende alcuni elementi dalle altre – non riesce a stupire come speravamo facesse: gli scontri ci sono parsi un po’ tutti uguali, sollevati lievemente soltanto dall’ottimo level design.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Wolfenstein: Youngblood su Xbox One X – la versione da noi testata – scorre fluido sopra i 40 fps nella stragrande maggioranza delle situazioni, salvo qualche sporadico calo circoscritto. Ciò succede se lo impostate in modalità “risoluzione dinamica”; qualora selezionaste l’altro preset grafico, il titolo raggiungerà una risoluzione pari a 3840x2160p nativi, senza il supporto di ulteriori tecnologie come l’ormai noto checkerboard rendering, spesso utilizzato su PlayStation 4 Pro. Il frame rate, però, in questo caso sarà piuttosto ballerino, con cali al di sotto dei 30 fotogrammi per secondo che il gioco s’impone come obiettivo durante la visualizzazione sugli schermi ultra HD. Tuttavia, essendo anch’essi abbastanza rari e limitati a certe condizioni di gioco, se avete un televisore o un monitor in grado di supportare il 4K, vi consigliamo di optare per questa opzione, poiché la qualità visiva è di assoluto pregio. Convince di meno la modellazione dei personaggi, soprattutto i volti, talvolta poco espressivi e non in linea con le attuali produzioni, specie quelle firmate PlayStation.

Semplicemente perfette sono invece le musiche di gioco che ben accompagnano le scene; anche gli effetti audio e il doppiaggio non tradiscono le aspettative, non obbligandoci a selezionare il parlato originale.

Valutazione di TopGamer
Wolfenstein: Youngblood non tradisce le aspettative. Frenetico, divertente e adesso anche cooperativo, ripropone in grande stile tutti i pregi che la serie si è sempre portata dietro, ma con una marcia in più: la collaborazione con Arkane Studio ha reso le fasi furtive ed il level design molto più affinati che in passato, ispirandosi alle meravigliose location di Dishonored. Purtroppo, a deludere stavolta è la componente narrativa – da sempre colonna portante della saga – che in questo capitolo, oltre ad essere particolarmente breve, manca di una buona caratterizzazione dei personaggi, soprattutto a causa della breve durata, che non consente di apprezzare al meglio i personaggi.

Nonostante tutto, rimane un'esperienza che consigliamo calorosamente, a patto di viverla insieme ad un amico.
PRO
  • La cooperativa funziona
  • Gameplay solido
  • Il tocco di Arkane Studio si nota
  • Comparto audiovisivo
  • Alcune scene convincono...
CONTRO
  • Boss fight ripetitive
  • IA nemica
  • Background delle gemelle poco approfondito
  • ... ma la trama risulta poco ispirata e corta
7.5/10
VOTAZIONE
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