Viaggio nella leggenda di Spyro – Parte 2

Scritto il 01.12.2018
da Patrizio Coccia
Viaggio nella leggenda di Spyro - Parte 2

La fine di un’era

Ci eravamo lasciati con la prima parte di questa mini-rubrica con lo storico draghetto viola che, ormai, era pronto a brillare in eterno nell’olimpo dei videogiochi. Essere entrati di diritto in questo immaginario collettivo bastava per portare avanti il brand? La rendita, se così vogliamo chiamarla, è sufficiente per il successo duraturo di un videogame? In parte sì, ma questo non fu il caso di Spyro che, con l’arrivo delle nuove generazioni di console, fu costretto a un repentino cambio di look e di stile.

In questo articolo vi andremo a parlare della “nuova trilogia”, ovvero The Legend of Spyro: A New Beginning, The Legend of Spyro: The Eternal Night e The Legend of Spyro: Dawn of the Dragon. Questa nuova raccolta è iniziata ad uscire nel 2006; prima ci furono altri capitoli minori, nessuno canonico e non particolarmente attraente sotto l’aspetto ludico, ad eccezione di A Hero’s Tail che tutto sommato risultava interessante. Il bisogno di innovazione portò la saga ha fare un incredibile passo indietro, fino a un inesorabile calo che portò Spyro ad essere ricordato più per quello che era che non per quello che diventò.

Spyro

The Legend of Spyro: A New Beginning

Già il titolo dovrebbe farvi capire che qualcosa di nuovo bolle in pentola. Un nuovo inizio non solo per il personaggio, ma proprio per il brand. Il gioco infatti prendeva le distanze da quanto fatto in passato, proprio per far intendere ai giocatori che Spyro era qualcosa di diverso. Il videogame, sviluppato da Krome Studios e non più da Insomniac Games, creò parecchie imprecisioni e lacune nel tentativo di raccontare il passato del draghetto viola, e il cambio di console (il titolo uscì su PlayStation 2) costrinse la casa di sviluppo ad adeguarsi agli standard che il mercato richiedeva. Il tutto inizia con un drago rosso di nome Ignitus intento a guardare delle uova. Qui ci viene di aiuto una profezia dove si afferma che, ogni 1000 anni, nascerà un drago viola pronto a riportare l’equilibrio tra i draghi. Tuttavia quest’ultimi sono in guerra contro il Maestro delle Ombre che, ovviamente, è anch’esso al corrente della rivelazione. Una notte, le truppe di questo nemico entrano nel tempio con l’intenzione di distruggere tutte le uova, ma quello viola viene portato in salvo.

Qui, per quanto mi concerne, iniziano i casini, ovvero quelle imprecisioni che ti fanno dubitare di tutto quello successo in passato. L’uovo, ormai al sicuro, viene ritrovato da una famiglia di libellule che lo adotteranno e lo chiameranno Spyro. Il draghetto viola crescerà fianco a fianco con Sparx, libellula che, come abbiamo visto nella trilogia originale, non ha mai parlato e che adesso, invece, non smette mai di far emergere il suo punto di vista. Dopo aver incontrato dei soldati del Maestro delle Ombre, Spyro si accorge che può sputare fuoco e, solo in quel momento, Sparx gli confessa di non essere una libellula. In quel momento c’è da presa di coscienza di Spyro, che decide di mettersi in viaggio alla ricerca delle proprie origini. Sebbene di base, rispetto anche alla precedente trilogia, ci fu una ricerca più attenta sulla trama, questa non ha particolarmente brillato e il sistema di gioco, troppo lontano da quello passato, non ha attirato né nuovi né vecchi giocatori. Le gemme diventarono secondarie, utili solo per ricaricare la barra della magia, che serviva per lanciare il fuoco e le altre abilità, e la vita. Ai nemici viene data una barra degli HP stile GDR, ma anche questa meccanica che comprendeva anche il far salire di livello le varie skill e altre piccole intuizioni, non è stata approfondita correttamente, rimanendo dunque di contorno. Con Spyro: The New Beginning abbiamo un ibrido molto particolare, ma che non brilla per nulla.

The Legend of Spyro

The Legend of Spyro: The Eternal Night

Qui proseguiamo quanto di male fatto nel primo capitolo, con l’aggravante che il tutto è stato pensato per far si che The Legend of Spyro: The Eternal Night fosse il classico capitolo di transizione, con pregi e difetti che un’opera concepita in questo modo può avere. Uscito un anno dopo sempre per PlayStation 2, anche questo episodio ha convinto veramente poco. Il gioco comincia con Spyro che, nel cuore della notte, si sveglia in preda agli incubi della precedente battaglia finale. Una volta sveglia scopre che la draghessa Cinerea, ormai sua amica dopo gli avvenimenti del primo capitolo, ha deciso di andarsene poiché si sente in difetto dopo quanto fatto ai draghi nonostante fosse controllata dal Maestro delle Ombre. Poco dopo il tempio dove i draghi riposano viene nuovamente attaccato e, una volta terminata la battaglia, Ignitus parla di essere stato colpito da una visione in cui Spyro era sulla cima di una spaventosa montagna con un volto di pietra coperto dalla luce di due lune. Tutti i draghi sono d’accordo che quello sia il Monte Malefor, antica fortezza del Maestro delle Ombre. Spyro dunque è pronto a partire per questo nuovo viaggio.

Anche qui si sono fatte delle forzature sulla trama come la fuga quasi immotivata di Cinerea. Questa volta la narrazione è molto più cupa e meno spensierata, mettendo il piccolo draghetto sotto una nuova luce. Il modus operandi del titolo è uguale a quello del precedente, solo che, ovviamente, la formula che in questo caso possiamo denominare classica è stata ampliata. Lo sforzo creativo non è sufficiente per attirare nuovi fan, e la saga continua a calare sempre più a picco. In questo capitolo poi vengono messa in evidenza la mancanza di reali comprimari di carisma e spessore, lo stesso Spyro risulta piatto e poco stimolante, sia nel look che nel carattere.

Spyro: Dawn of the New Dragon

The Legend of Spyro: Dawn of the Dragon

Finalmente ci siamo; è la fine di un viaggio. L’ultimo atto della “nuova” trilogia. Il capitolo più cupo ma anche quello che, almeno all’inizio, aveva il compito di salvare definitivamente la serie ormai da morte certa. Il gioco non aggiunge niente a livello di gameplay che non sia già noto, ma questa volta ad accompagnarlo per tutta l’avventura ci sarà Cinerea, ottima scusa per inserire una componente multiplayer locale all’interno dell’esperienza. Uscito nel 2008 su console come PlayStation 3 e Xbox 360The Legend of Spyro: Dawn of the Dragon riprende esattamente da dove aveva interrotto lo scorso episodio, ovvero Spyro, Cinerea e Sparx congelati all’interno del cristallo, unica soluzione per sfuggire indenni dal crollo del Pozzo delle Anime. Tuttavia vengono liberati dopo tre anni proprio da un gruppo di nemici controllati proprio dal Maestro delle Ombre ma, prima di riprendere i sensi, i due draghi vengono legati tra loro tramite uno speciale collare. Da lì in poi è la fuga, in una fasi di gioco dove sarete costretti anche a sconfiggere un terribile Golem. I ritmi di gioco sono più serrati e tutto è votato all’azione, se giocato in compagnia, infatti, è impossibile negare che il divertimento sia assicurato.

Una volta scappati da questo vero e proprio dungeon vi riunirete per poco tempo ad Hunter, vecchia conoscenza della trilogia originale su PlayStation 1, che è stato completamente rivisitato in stile centurione romano. Quasi immediatamente dopo la fuga, Spyro e Cinerea riescono a riottenere i pieni poteri: il primo potrà sfruttare il fuoco, il ghiaccio, la terra e l’elettricità, la seconda grazie all’esposizione alle tenebre potrà sfruttare, la paura, l’oscurità, il veleno ed il vento. Una volta tornati al tempio, il duo viene informato che il Maestro delle Ombre, il cui vero nome si è scoperto essere Malefor, è tornato grazie alla Notte dell’Oscurità Eterna e, per l’ennesima volta, sta minacciando la pace di tutti i regni. Neanche a dirlo, il vostro compito sarà quello di fermarlo una volta per tutte. Come avrete notato, anche l’incipit narrativo non è particolarmente brillante, con scuse campate in aria per far filare tutto e una sceneggiatura non particolarmente brillante. Il gameplay non spicca per originalità e, tralasciando qualche attimo davvero molto adrenalinico, il tutto è facilmente dimenticabile.

Questo era tutto quello che c’era da sapere sulle due trilogie di Spyro, il draghetto che ha saputo crescere una generazione di ragazzi adesso uomini. Purtroppo il bisogno di arrivare a nuovi giocatori e anche il cambio di software house, ha tagliato le gambe alla produzione, concepita troppo bene per essere introdotta su nuovi binari ludici. Per salvare la serie, ci sarebbe voluto un miracolo, oltre al fatto di creare una storia sicuramente più ricercata. L’ultimo grande viaggio, purtroppo, non è stato all’altezza di quello precedente. Questo ha costretto al simpatico draghetto viola di rimanere nell’immaginario dell’infanzia, strada che ha continuato a percorrere anche a causa del suo arrivo nella serie Skylanders. Questo però non potrà mai levarmi dalla testa che, in quel piccolo corpo che faticava a restare in volo, batteva il cuore dei più grandi e valorosi draghi mai visti e che abbiamo potuto rimembrare grazie al remake, Spyro Reignited Trilogy (qui la nostra recensione).

Spyro Fusion & Crash Bandicoot Fusion

Piccola curiosità

Sapevate inoltre che Spyro ha incontrato anche il celebre marsupiale, Crash Bandicoot, in alcune avventure uscite per Game Boy Advance? Infatti, sulla console portatile di Nintendo sono stati rilasciati rispettivamente Spyro Fusion (Spyro Orange: The Cortex Conspiracy) e Crash Bandicoot Fusion (Crash Bandicoot Purple: Ripto’s Rampage). Come potete notare dai titoli principali dei due giochi, Spyro dovrà affrontare i nemici appartenenti alla saga del buffo peramele, mentre quest’ultimo quelli del draghetto viola. Da noi sono invece stati rinominati Fusion, proprio per lasciar intendere la fusione dei due brand.

In Spyro Fusion controlleremo ovviamente il draghetto, mentre in Crash Bandicoot Fusion il marsupiale, ma ovviamente i due protagonisti si incontreranno ed interagiranno anche nel corso delle due avventure. Entrambi i titoli sono stati sviluppati da Vicarious Visions, gli autori della trilogia remake, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy. Si tratta di due platform 2D a scorrimento, non particolarmente brillanti, ma tutto sommato piacevoli e divertenti

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