I mille colori di Life is Strange: True Colors

Scritto il 07.04.2021
da Andrea Iannone

Un approfondimento per capire cosa aspettarsi da questo nuovo capitolo, in virtù di ciò che hanno offerto i suoi predecessori

All’evento Square Enix, la compagnia giapponese ha mostrato il trailer del nuovo capitolo di Life is Strange, che porterà il titolo di “Life is Strange: True Colors” e uscirà il 10 settembre 2021, oltre alla Life is Strange: Remastered Collection, una raccolta con aggiunta di mocap facciale e miglioramenti all’engine di gioco del primo storico titolo della saga e del suo prequel Before the Storm.  

Dopo che il secondo capitolo di Life is Strange ha spaccato in due la community, tra chi lo ha apprezzato e chi no, tutti sono comunque rimasti in attesa di un nuovo episodio che potesse riportare la saga ai livelli del primo titolo e a quelle atmosfere che Life is Strange 2 non è purtroppo riuscito né a replicare né a raggiungere.

Un proposito che True Colors sembra sin da ora cercare di inseguire e che, da ciò che il trailer ha raccontato, potrebbe anche essere in grado di raggiungere.

Ma procediamo con calma e ricapitoliamo un attimo cosa ha mostrato il trailer e cosa si può apprendere da esso.

La protagonista della nuova avventura della saga, questa volta sviluppata da Deck Nine (già autori di Before the Storm), è Alex Chen, una ragazza asioamaricana che ha il potere – o la maledizione, a detta sua – di “vedere” le emozioni delle persone sottoforma di aura colorata e di farle sue, entrando in uno stato di empatia assoluta che le consente anche di capire a cosa stanno pensando e perché provano tali emozioni.

Tuttavia, come scriveva Nietzsche “Quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te”, e Alex questo sembra saperlo bene. Infatti, addentrandosi troppo nelle emozioni altrui, la nostra protagonista tenderà ad esserne sopraffatta e a perderne il controllo, con risultati facilmente immaginabili (e che il trailer lascia intuire fin troppo bene).

Il character design di Alex è molto semplice ma sicuramente d’effetto

Proprio per questo Alex decide di nascondere agli altri le proprie abilità, almeno fino al giorno in cui raggiunge suo fratello Gabe ad Haven Springs, una colorata e piccola cittadina del nord America, dove conosce subito Steph, Ryan e tutte le persone di cui il fratello si è circondato nel corso degli anni.

L’improvvisa e tragica morte del fratello pone presto fine alla ritrovata felicità e pace interiore di Alex, costringendola a fare i conti con le proprie capacità; per mezzo di esse, infatti, Alex si metterà alla ricerca della verità sul fantomatico incidente che è costato la vita al fratello, in un’avventura che fin da ora sembra tingersi (ancora una volta) dei colori di Twin Peaks e in cui tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.

Tanti colori e un’infinità di grigi

Fin dalle prime immagini, True Colors sembra rispecchiare appieno lo spirito artistico della serie, proponendo paesaggi colorati e ricchi di natura, che si amalgamano con le costruzioni cittadine e che fanno da sfondo alle avventure dei protagonisti. Esattamente come nei precedenti capitoli, una grande enfasi sembra essere stata posta nella rappresentazione dei poteri di Alex, che daranno la possibilità ai giocatori di riconoscere le emozioni in modo chiaro e immediato grazie all’uso dei colori (una sorta di versione spirituale e ludica di Inside Out).

In tal senso, bisogna riconoscere a Deck Nine una scelta oculata del nome.

Il termine “True Colors” infatti non è riconducibile solo ai colori di per sé, ma assume un significato più che mai azzeccato in un’opera quale Life is Strange. Non è un caso che nella lingua inglese “True Colors” può intendere l’esposizione o la comprensione della vera natura o delle vere intenzioni di un individuo.

Ciò si lega a doppio filo, pertanto, al graditissimo ritorno dell’aspettocrime” (quasi assente in Before the Storm e affrontato in modo diverso in Life is Strange 2) che il nuovo episodio sembra avere e che farà da trampolino per l’avventura di Alex, esattamente come nel primo capitolo della serie, dove la ricerca della verità sulla scomparsa di Rachel era solo l’introduzione delle varie tematiche trattate dal gioco.

Haven Springs sembra uscita da una versione più colorata di Twin Peaks

Ma non è solo questo.

La serie ha sempre proposto personaggi sfaccettati, con pregi e difetti, rappresentandoli in una moltitudine di scale di grigi; sia che si trattasse di personaggi rappresentati in modo più spiccatamente negativo/positivo che di personaggi più variegati, i vari capitoli insegnavano che spesso le persone mostrano una mera facciata e che, esattamente come i colori “nascosti” visibili solo ad Alex, celano spesso più di quello che danno a vedere, soprattutto a livello emotivo.

I colori, sebbene nei precedenti capitoli lo facessero in maniera più astratta, sono quindi stati sempre un punto di riferimento della serie, anche grazie ad un continuo contrasto tra i toni caldi della natura e quelli oscuri legati alle conseguenze delle azioni dei protagonisti e all’abisso rappresentato dall’animo umano.

Un contrasto che si riscontra anche quando nella serie si va a toccare uno dei temi che più di tutti contribuisce a formarne il nucleo: quello della morte. Tra le varie tematiche intorno a cui sono sempre stati costruiti i Life is Strange, infatti, la morte è sicuramente quella che più ha caratterizzato la serie, venendo sempre trattata in modo semplice, ma mai banale e con un uso accurato dei colori per rappresentare le emozioni dei personaggi.

Il colore dell’aura ci indicherà l’emozione provata da quel personaggio e con cui entreremo in empatia

L’eredità di Max e Chloe

Il primo Life is Strange è stato una vera e propria rivelazione non solo per i giocatori, ma anche per Square Enix stessa.

Inizialmente conosciuto con il nome di What If, il progetto è nato con fondi pubblici acquisiti da Dontnod dopo che questa era quasi finita sull’orlo del fallimento a causa di Remember Me, titolo pregiatissimo ma che ha riscosso ben poco successo. Solo con l’intervento di Square Enix la software house francese è riuscita a concretizzare quel gioiello che oggi conosciamo come Life is Strange.

Nonostante la pubblicazione da parte del colosso giapponese, tuttavia, si trattava di un progetto low budget e di natura episodica, motivo che ha costretto Dontnod a risparmiare su elementi quali il mocap facciale e l’engine (dovendo sfruttare una versione modificata dell’Unreal 3) e a investire le proprie risorse nel comparto artistico e nella scrittura; persino alla distribuzione Square Enix ha destinato un budget molto esiguo, pubblicando il titolo solo in via digitale e localizzandolo in ben poche lingue, escludendo anche l’italiano.

Nonostante ciò, fin dall’esordio del primo episodio, Life is Strange ha riscosso un successo immenso, sia tra il pubblico che tra la critica, portando la serie a vendere oltre un milione di copie all’alba del quarto capitolo.

Un successo frutto della capacità di Dontnod di condensare diversi temi, quali i drammi adolescenziali, il paranormale, la fantascienza, nonché tematiche legate a droga, bullismo e morte, riuscendo a trovare spazio anche per disquisizioni filosofiche sulla vita.

Ovviamente il tutto non è uscito completamente privo di sbavature, ma la qualità del titolo è stata tale da far entrare Max e Chloe, nonché i simboli sparsi per tutto il gioco, nell’immaginario collettivo videoludico e nell’iconografia di genere, rendendo il tutto riconducibile alla serie e ai suoi derivati.

Il successo di Life is Strange è stato tale da spingere Square Enix a pianificare la ridistribuzione in formato fisico e la localizzazione in molte altre lingue. Oltretutto, la portata del titolo ha incoraggiato la creazione di opere collaterali, come una serie a fumetti attualmente in corso e un adattamento televisivo (in produzione da Hulu ma di cui ancora non si sa nulla).

La farfalla blu e gli altri simboli di LiS sono entrati di diritto nell’iconografia del media videoludico

Dopo un tale riscontro, i primi chiamati a raccogliere videoludicamente un’eredità così pesante sono stati proprio i membri del team di Deck Nine, che hanno realizzato Life is Strange: Before the Storm, prequel del precedente capitolo.

Avendo solo tre episodi a disposizione, gli sviluppatori si sono concentrati sul tormento interiore di Chloe e sul legame con Rachel Amber e gli altri personaggi conosciuti nel corso del primo LiS, trovandosi quindi a mettere in disparte alcuni elementi come quello mistico e quello “crime” intorno a cui ruotava il predecessore. Tuttavia, tra ottime trovate di gameplay, come le “gare di insolenza”, e una scrittura molto intima, Deck Nine ha dato vita a un degno successore, nonostante la formula episodica abbia costretto il team a chiudere troppo in fretta le varie linee narrative.

È poi giunto il turno di Life is Strange 2. Con il testimone tornato di nuovo nelle mani di Dontnod, la serie ha fatto un piccolo passo falso; l’avventura dei due fratelli Sean e Daniel, infatti, non è riuscita a raggiungere i livelli degli altri titoli.

Nonostante le premesse interessanti e il tentativo di prendere le distanze dal primo Life is Strange, la narrativa troppo diluita all’interno dei cinque episodi e la formula “road trip” non hanno sortito l’effetto desiderato, dando vita a un titolo più che buono, ma che non riusciva a toccare nel modo giusto le corde desiderate, né a far entrare in totale empatia con i vari personaggi.

Ecco perché l’annuncio di Life is Strange: True Colors mi ha fatto ben sperare. Per la prima volta nella serie verrà pubblicato un titolo giocabile tutto d’un fiato, svincolato dalle limitazioni della natura episodica, che se da un lato permette di creare situazioni da cliffhanger, dall’altra costringe a elaborare le vicende a compartimenti stagni, annacquando o accelerando bruscamente la narrazione.

Come avrete capito, voglio dare piena fiducia a Deck Nine e a questo nuovo capitolo di una serie che porto nel cuore. Ovviamente dovrò attendere il 10 settembre per sapere se ho fatto bene a fidarmi del team statunitense, ma onestamente non vedo l’ora di saperne di più e di condividere con voi tutto ciò che questo titolo potrà offrire.

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