Black Mirror 4×5 Metalhead – recensione

Siamo tutti Snake!Ammetto che non mi permetterei mai di usare aggettivi come “bello” o “brutto”, in una recensione, perché non avrebbe molto senso e non sarebbe nemmeno del tutto professionale. Eppure mi permetto di dire che questo episodio è davvero uno dei peggiori che mi sia mai capitato di vedere nella serie. Anche se la […]

Scritto il 06.01.2018
da Simone S. Marcocchi

Siamo tutti Snake!
Ammetto che non mi permetterei mai di usare aggettivi come “bello” o “brutto”, in una recensione, perché non avrebbe molto senso e non sarebbe nemmeno del tutto professionale. Eppure mi permetto di dire che questo episodio è davvero uno dei peggiori che mi sia mai capitato di vedere nella serie.

Anche se la logica alla Black Mirror non può non mancare, ed è palesemente espressa, uno degli elementi cardine dei vari quaranta minuti alla base di un episodio è proprio quella tipologia di riflessione che porta l’osservatore a dover macinare dentro di sé l’incubo del protagonista della serie, mentre passa da una seduta di uno psicoterapeuta ad un’altra.Metalhead è invece davvero qualcosa di piccolo-piccolo, una mancanza di idee, se non forse un concept accettabile – con il quale spessissimo, effettivamente, è giusto ricordare che ad Hollywood sviluppano un intero film -, ma in questo caso è troppo sterile per non finire immediatamente nel dimenticatoio.

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In questa puntata siamo palesemente nel futuro, ma davvero prossimo, anche per la tipologia di mezzi di trasporto sfruttati dai protagonisti, in cui i sopravvissuti vivono in un mondo post-apocalittico. Non ci sono state guerre, almeno tra uomini e nazioni (forse!) e nemmeno fughe di sostanze nocive ed è privo di qualsiasi zombie-famelico-di-cervelli.

Il vero nemico in questo caso è una tecnologia, che ci riporta agli stessi identici temi di Horizon Zero Dawn, per quanto siano esenti tutte le fasi pittoresche e di un qualsiasi supporto narrativo e psicologico dei personaggi. Metalhead non è solo il titolo dell’episodio, ma anche il nemico numero uno dell’uomo.Avete presente quei video su YouTube in cui mostrano ciò che sembrano robot in grado di camminare su qualsiasi superficie ed adattarsi ai colpi subiti? Se non vi è ancora capitato potreste vedere in che modo la somiglianza sia totalmente inquietante e attinente, ma ancora di più lo è alle creature partorite dalla mente di Hideo Kojima.

Proprio in Metal Gear Solid abbiamo visto le stesse “creature”, ma in questo caso non vi svelerò se alla base di ciò che muove questi esseri ci siano ancora macchine, quindi più a livello di programmazione base-istintiva o ci sia l’uomo a “tirare i fili”. Ad ogni modo è una buona idea che non si sviluppa mai del tutto.La scelta di una colorazione in bianco e nero, e anche parzialmente la tematica, sembra ricollegarsi alla post-produzione della pellicola di Mad Max, uscita in una versione con questa tonalità che porta ad accentuare le ombre e i volti cupi e sporchi dei protagonisti, che sono vittime e carnefici degli eventi che li coinvolge.

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