The End of the F***ing World – recensione

Pensando alla fine del mondo ci vengono in mente i peggiori disastri causati dall’uomo o dalla natura, dalla fantasia più sfrenata che genera mostri o da una pestilenza che ammorba la Terra. In realtà The End of the F***ing World è una metafora, un urlo che cresce, episodio dopo episodio, come l’epifania di quale sia […]

Scritto il 17.01.2018
da Simone S. Marcocchi

Pensando alla fine del mondo ci vengono in mente i peggiori disastri causati dall’uomo o dalla natura, dalla fantasia più sfrenata che genera mostri o da una pestilenza che ammorba la Terra. In realtà The End of the F***ing World è una metafora, un urlo che cresce, episodio dopo episodio, come l’epifania di quale sia il peggior disastro post-atomico che colpisce il nostro piccolo pianeta “blu e marrone”.

Arancia Meccanica è forse la traduzione che ha il suono migliore, ma non la più corretta. Orange Clockwork significa letteralmente “arancia ad orologeria” e l’autore del libro aveva sentito casualmente questo termine, quando qualcuno voleva specificare una persona “pazza come un’“arancia ad orologeria”. Un significato totalmente fuori di testa e che per questo è ancora più adeso a specificarne la logica intrinseca. Non è soltanto questo però, sembra quasi che ci sia un tempo, una molla che scatta in un dato momento, in grado di far detonare la carica.

Non penso ci sia un’arancia ad orologeria migliore di un adolescente. Le sue fantasie, la sua voglia di fuggire da tutto, di odiare il mondo e volerlo bruciare, di non capire o di capire in modo diverso l’amore, di sentirsi immortale nella sua completa fragilità, ma più di tutto di voler far vedere che c’è e che vuole un posto nel mondo come gli altri e ancora di più di essere amato.

The End of the F***ing World è una favola triste e gioiosa, ma soprattutto parla di bellezza e di quanto gli esseri umani ne siano attratti, cercando l’essenza delle cose. Nato dalla penna di Charles Forsman come graphic novel, si discosta immediatamente dallo stile del film Formula per un delitto, da cui sembra prendere i presupposti degli espedienti narrativi. Per quanto l’ambientazione abbia i colori stinti della Gran Bretagna, ha in sé il tema tanto caro ad inglesi ed americani, ovvero il “viaggio”. Un viaggio interiore, principalmente, suddividendo un film di poco meno di tre ore in otto episodi da venti minuti scarsi, che curiosamente condivide la durata con una serie tv splendida che ha un nome simile, ma tematiche completamente diverse, ovvero The Last Man on Earth.

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La bravura degli attori Alex Lawther e Jessica Barden nei panni di James e Alyssa è sorretta da un ottimo script, che impone loro uno sforzo di recitazione che comprende una tipologia di mimica che diventa quasi telepatia tra loro e in relazione con il pubblico. Il deserto è sostituito da immense distese campestri, ma in questo viaggio sembra di rivedere le atmosfere in stile Thelma & Louise. Il silenzio è un nemico, il principale, perché non ci si può fermare ad ascoltare sé stessi, o i pensieri iniziano ad affiorare come una sorgente che si trasforma in un fiume in piena.

L’utopia della fuga assume presto i connotati di un viaggio con uno scopo, l’ultimo traballante e insicuro sostegno di un fondamento quasi totalmente assente nella vita di uno dei due personaggi, come un’ ossessione, ma questa meta, di per sé, riesce ad essere d’ispirazione anche per l’altro. I due anti-eroi cercano la pace interiore, cercandola dove sanno certamente di non trovarla, in un caos che prima o poi deve fare i conti con l’ordine (in senso lato e in senso stretto) e per questo forse l’idea di vivere su un’isola (per quanto grande possa essere) diviene non più luogo in cui rifugiarsi da cui evadere, senza tener conto che prima o poi è necessario fermarsi.

Indipendentemente da come possa finire e non ve lo dirò, come per altro non vi ho detto nulla della trama che possa rovinarvi l’esperienza, trovo che questa sia una di quelle serie che abbia un suo senso compiuto e pieno in una sola ed unica stagione, mentre al contrario pare ci siano già dei piani di Netflix per un seguito.

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