Microsoft: Bill Gates ha lasciato il Consiglio di Amministrazione

Bill Gates ha ufficialmente lasciato il consiglio di amministrazione della Microsoft per dedicarsi alle sue attività filantropiche.

Scritto il 14.03.2020
da Giovanni Arestia

Si tratta, a tutti gli effetti, della fine di un’era tecnologica lunga 45 anni

Il 13 marzo 2020 verrà ricordato nella storia anche per essere il giorno in cui Bill Gates, a sorpresa, ha annunciato di aver lasciato il consiglio di amministrazione di Microsoft. La comunicazione è giunta tramite un semplice post pubblicato su LinkedIn che è stato, successivamente, condiviso sotto forma di comunicato stampa dalla stessa Microsoft.

Gates ha comunicato di voler dedicare più tempo alle sue priorità filantropiche, tra cui salute e sviluppo globale, educazione e il suo impegno nella lotta al cambiamento climatico. Oltre al consiglio della società che ha co-fondato nel 1975 con il collega Paul Allen, lascia anche quello di Berkshire Hathaway, holding dell’amico Warren Buffet. Per quanto riguarda Microsoft, però, Gates non si allontanerà dall’azienda, ma sarà comunque una parte fondamentale della sua vita lavorativa e diventerà a tutti gli effetti un Technology Advisor dell’amministratore delegato Satya Nadella.

In parole povere, Bill Gates continuerà ad agire come consigliere del CEO della società come già abbondantemente fatto dal 2008 ad oggi. Fino a 6 anni fa, però, Gates è stato il presidente del consiglio di amministrazione, ma poi ha iniziato a dedicare molto del suo tempo alla Bill & Melinda Gates Foundation. Quest’ultima è stata fondata per avviare delle campagne economiche e di sensibilizzazione in tutto il mondo, usando i proventi finanziari proveniente tra l’altro proprio da Microsoft la quale conta una capitalizzazione di più di 1,2 trilioni di dollari e un fatturato annuo di più di 90 miliardi di dollari.

Proprio recentemente Bill Gates ha annunciato che con la sua fondazione donerà fino a 100 milioni di dollari per studiare il Coronavirus e cercare un vaccino, focalizzandosi soprattutto sui Paesi a basso e medio reddito. Queste le sue parole al New England Journal of Medicine datate 28 febbraio:

“Adesso dobbiamo salvare vite umane, ma al contempo dobbiamo migliorare il modo in cui rispondiamo alle epidemie in generale. Il primo punto è più urgente, ma il secondo ha conseguenze cruciali a lungo termine”.

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